lunedž, 09 dicembre 2019

Mansioni generiche: quando  sussiste l’obbligo di iscrizione all’ENPALS

Dott. Giuseppe Conversano - Direzione Generale - Coordinamento Affari Legali Enpals

 

 Mansioni generiche: quando  sussiste l’obbligo di iscrizione all’ENPALS  (Dott. Giuseppe Conversano)

Cass. Civ., Sez. Lav., del 11 giugno 2007 n. 13643 : “I lavoratori dello spettacolo, per i quali sus-siste l'obbligo di iscrizione all'ENPALS e il diritto alle relative prestazioni previdenziali e assistenziali, indicati nell'art. 3 del d.lgs. C.p.S. n. 708 del 1947, si distinguono in un primo gruppo, per i quali la qualità di lavoratori dello spettacolo è insita nella qualifica da essi rivestita, in quanto per definizione l'attività espletata dagli stessi è diretta al pubblico o alla realizzazione di un prodotto destinato ad essere visto o ascoltato, con presunzione assoluta, "iuris et de iure", di appartenenza al settore dello spettacolo e conseguente accertamento del giudice di merito della sola qualifica rivestita dai lavoratori e la loro inclusione nell'elenco degli assistiti in virtù di fonte normativa primaria o secondaria, purché conforme alla delega legislativa. Gli altri lavoratori del secondo gruppo, indicati nel medesimo art. 3, hanno qualifiche professionali generiche e fanno parte dei lavoratori dello spettacolo, con conseguente obbligo contributivo a carico dell'azienda, soltanto se la loro attività sia funzionale allo spettacolo realizzato dai lavoratori del primo gruppo conseguendone che il giudice di merito, oltre al precedente accertamento, deve anche verificare se l'attività in concreto svolta sia funzionale, o meno, all'attività di spettacolo svolta dai primi o alla realizzazione del prodotto destinato ad essere visto o ascoltato, non sussistendo, in caso contrario, l'obbligo assicurativo (principio affermato in controversia concernente omissione contributiva per lavoratori con qualifica di operatori di ripresa, assistenti operatori e impiegati tecnici).

La sentenza epigrafata riveste un ruolo di fondamentale importanza per l’attività istituzionale dell’Enpals, in quanto ha precisato alcuni concetti fondamentali in merito ai requisiti previsti per l’iscrizione obbligatoria.

La questione giuridica ha preso spunto da una vicenda che ha visto come protagonista un’agenzia pubblicitaria, accusata di aver omesso la contribuzione per 20 lavoratori con qualifica di operatori di ripresa, assistenti operatori ed un impiegato tecnico, impegnati nella produzione di materiale di-vulgativo, non rivolta all’ideazione del messaggio della campagna pubblicitaria, ma diretta a pro-durre strumenti per la divulgazione dell’idea o dello slogan fornito dal cliente.

Rigettata l’opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione emessa dal Tribunale di Roma, l’agenzia suddetta proponeva appello, che si vedeva accogliere.

Statuiva, infatti, la Corte di Appello di Roma che “l’assoggettamento all’assicurazione obbligatoria ENPALS doveva essere accertato con riguardo alle oggettive caratteristiche dell’attività svolta”. In altri termini i giudici di secondo grado hanno ritenuto che l’ambito applicativo dell’assicurazione fosse rigorosamente limitata ai lavoratori dello spettacolo. Il fatto che, ha continuato la Corte di Appello, la L. 29/11/1952 n. 2388 avesse aggiunto altre categorie alle 19 già presenti nel D.L.C.P.S. 16 luglio 1947 n. 708, non ha inteso sostituire una ripartizione basata sulla attività artistica.

Pertanto, i giudici di merito hanno interpretato la nozione di spettacolo, “inteso non come qualsiasi forma di manifestazione con il concorso pubblico, ma esclusivamente quella che propriamente aveva il fine di rappresentare ed interpretare un testo letterario o musicale, con personale abilità degli interpreti, rivolta a provocare il divertimento, inteso in senso culturalmente ampio, degli spettatori”.

Proponeva ricorso in Cassazione l’Enpals per violazione del D.L.C.P.S. 16 luglio 1947, n. 708, artt. 2, 3 e 4 ratificato con modifiche con L. 29 novembre 1952, n. 2388 e vizio di motivazione, per avere la Corte d'Appello ritenuto che l’iscrizione obbligatoria all'ENPALS è rigorosamente limitata ai lavoratori dello spettacolo.

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso dell’istituto previdenziale fondato in base alle seguenti considerazioni.

Innanzitutto, i giudici di piazza Cavour hanno premesso che con due recenti pronunce la stessa Cor-te ha enunciato alcuni principi fondamentali.

Infatti, con una prima sentenza è stato ribadito che l’obbligo contributivo vige solo per i soggetti appartenenti alle categorie indicate dal D.L.C.P.S. n. 708 del 1947, art. 3, ratificato con la L. 29 no-vembre 1952, n. 2388, e dai successivi decreti ministeriali, precisando che per spettacolo deve in-tendersi anche quell’attività svolta per la creazione di un prodotto artistico o ricreativo che venga espletata anche in assenza di pubblico.

Una giurisprudenza di legittimità più risalente, invece, aveva escluso dall’obbligo contributivo una serie di lavoratori in base ad una definizione restrittiva in senso tecnico di lavoratori dello spettacolo. In questo modo erano stati così esclusi i dipendenti da impresa di produzione di supporti audiovisivi utilizzati per finalità informative e commerciali , i televenditori , indossatrici , tecnici addetti alle manifestazioni di moda .

Con la seconda sentenza , di cui si faceva cenno prima, è stata però ribaltata la posizione di queste ultime pronunce nella misura in cui è stato statuito che, in materia di obbligo di iscrizione all’Enpals ex D.Lgs.c.p.s. n. 708 del 1947, per spettacolo deve intendersi qualsiasi rappresentazione o mani-festazione, specialmente (ma non solo), di tipo teatrale o televisivo, che si svolge davanti ad un pubblico appositamente convenuto o comunque appresa da un pubblico più ampio grazie agli strumenti della tecnica.

Pertanto, per stabilire l’esistenza a carico del datore di lavoro o del committente, dell’obbligo con-tributivo ai sensi di detto decreto legislativo, non occorre indagare la natura dell’impresa in cui il lavoratore svolge la sua attività, bensì va accertata la qualifica e le mansioni del medesimo, allo scopo di appurare se, in ragione di queste ultime, egli possa essere compreso in una delle categorie di cui all'art. 3 D.Lgs. cit..

Il giudice, eventualmente, potrà sindacare la legittimità dei decreti autorizzati o delegati, emanati ai sensi dell’ultimo comma di detta norma, disapplicandoli, restando invece esclusa la sindacabilità della scelta operata dal legislatore in ordine all’identificazione delle categorie di lavoratori dello spettacolo risultanti sia dall’elenco del medesimo art. 3, sia dalla sua eventuale estensione mediante norma primaria .

I giudici del Collegio che hanno sottoscritto la sentenza epigrafata, hanno aderito in pieno a questo nuovo e più recente filone interpretativo sulle base di alcune importanti attente valutazioni.

In primis hanno ritenuto infatti che non vi è alcun riferimento normativo che prenda in considera-zione l’attività svolta dal datore di lavoro o committente ai fini dell’assoggettamento all’obbligo contributivo dei lavoratori dello spettacolo.

In secondo luogo si statuisce, invece, che la normativa vigente prevede, sempre ai fini dell’assoggettamento all’obbligo contributivo Enpals, un elenco tassativo di lavoratori che può esse-re aggiornato o dal legislatore ordinario nei limiti dei principi costituzionali o mediante DPR, su proposta del Ministro del Lavoro nei limiti della delega legislativa di cui al comma 2 dell’art. 3 del D.L.C.P.S. cit.

I giudici hanno pertanto osservato (ed è questo il punto cruciale della sentenza) che all’interno dell’elenco citato vanno riconosciuti due gruppi di lavoratori. I primi sono quelli che “ontologica-mente” sono lavoratori dello spettacolo, ossia quelli per cui la qualità di lavoratori dello spettacolo è insita nella qualifica da essi rivestita. I secondi, invece, sono coloro che svolgono un’attività per i quali è prevista l’iscrizione principalmente presso altri istituti previdenziali (si pensi ai parrucchieri, ai sarti, agli architetti ecc.), ma che quando svolgono un’attività “funzionale” ad uno spettacolo de-vono essere iscritti necessariamente all’Enpals.

Pertanto, in base a quest’ultima classificazione, diverso sarà l’onere probatorio. Nel primo caso in-fatti vi sarà una presunzione assoluta, juris et de jure, di appartenenza al settore di spettacolo. Nel secondo caso, invece, il giudice di merito dopo aver verificato che il lavoratore rientra nell’elenco di cui sopra, dovrà verificare se l’attività in concreto svolta sia funzionale, o meno, alla attività di spettacolo, o alla realizzazione del prodotto destinato ad essere visto o ascoltato.

Ed infine, data l’importanza assunta in questi termini della nozione di spettacolo, i giudici di piazza Cavour hanno ritenuto, anche in virtù dell’ evoluzione dei tempi, di ribadire il concetto di spettacolo “inteso in senso generico come attività diretta alla rappresentazione di tipo teatrale, cinematografico o televisivo, oppure alla realizzazione di un prodotto destinato ad essere visto o ascoltato da un pubblico presente o lontano”.

** E.N.P.A.L.S. - Direzione Generale - Coordinamento Affari Legali

  

Note:

[1] Cfr. Cass. Civ. nr. 12824 03/09/2002

[2] Cfr. Cass. Civ. n. 12691 del 29/08/2002; n. 14030 del 27/12/2002.

[3] Cfr. Cass. Civ. n. 633 del 22/01/1997.

[4] Cfr. Cass. Civ. n. 1054 del 2/2/1991.

[5] Cfr. Cass. Civ. n. 3643 del 14/4/1996.

[6] Cfr. Cass. Civ. n. 12548/03

[7] Nella specie, la Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso l'obbligo contributivo in riferimento a lavoratori che svolgevano attività di realizzazione di spots pubblicitari e di conventions organizzate per la promozione di nuovi modelli di autovetture.

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LaPrevidenza.it, 18/05/2009