martedì, 28 giugno 2022

Le spese dei gruppi politici e la incontrollata tecnica del richiedo - ricevo

Massimo Greco

 

In un momento politico particolare come quello che stiamo vivendo, in cui i partiti politici hanno raggiunto il minimo storico di gradimento (circa il 4%) e l’alfiere dell’antipolitica Beppe Grillo si prepara ad entrare in Parlamento affiancato da flotte di deputati e senatori , il virus della maladministration delle risorse pubbliche nell’esercizio di funzioni “politiche” non poteva non contaminare anche i gruppi politici di numerosi Consigli regionali.
Gli scandali che hanno recentemente interessato la gestione finanziaria di importanti partiti politici come la ex Margherita e la Lega, riecheggiando i tratti distintivi della Repubblica di Weimar, hanno rinnovato l’esigenza, più volte avvertita in dottrina, di dotare l’ordinamento di specifiche regole di trasparenza nella gestione dei bilanci dei partiti politici. Anche se tardivamente, il legislatore ha risposto con la legge 6 luglio 2012 n. 96 che all’art. 9 dispone di misure atte a garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei partiti e dei movimenti politici. Rimandata (volutamente?) ad altra occasione la questione, altrettanto attuale quanto sentita, sottesa all’attuazione dell’art. 49 della Costituzione con particolare riferimento al “metodo democratico” attraverso il quale i cittadini dovrebbero concorrere a determinare la politica nazionale . Altrettanto omessa dal legislatore è la disciplina su qualsiasi forma di controllo dei bilanci dei gruppi parlamentari e dei gruppi consiliari delle Regioni.
Da qui il convincimento, che serpeggia tra i più, di avere voluto escludere i gruppi politici dai medesimi controlli esterni a cui sono oggi soggetti i partiti politici. Difficile indagare sulla ratio di tale esclusione anche per l’assenza di riscontri negli atti parlamentari. Più facile è invece percepire una diffusa tendenza a mantenere forme più o meno esplicite di autodichìa o di giurisdizione domestica, atteso il naturale incardinamento dei gruppi politici nell’articolazione assembleare. La Camera dei Deputati, in data 25/09/2012, ha infatti deliberato alcune modifiche del proprio Regolamento nella parte relativa ai controlli sui contributi ai gruppi parlamentari. "Allo scopo di garantire trasparenza e correttezza", si legge nel testo approvato dalla Giunta del Regolamento, i gruppi parlamentari saranno sottoposti al controllo "di una società di revisione legale selezionata dall'Ufficio di presidenza con procedura di evidenza pubblica". La società dovrà quindi verificare nel corso dell'esercizio la regolare tenuta della contabilità e la corretta rilevazione dei fatti di gestione, esprimendo "un giudizio sul rendiconto".
Se i gruppi politici presenti in Parlamento sembrano quindi orientati, anch’essi tardivamente, a salire sul treno della trasparenza, quelli che ancora oggi sembrano non avvertire il medesimo richiamo sono i gruppi consiliari delle Regioni . E, non possono certo ritenersi casi isolati gli scandali della Regione Lazio su cui si sono recentemente accesi tutte le tipologie di riflettori. Alle indagini della Guardia di Finanza sono infatti seguite pesanti dichiarazioni della Chiesa e della Corte dei Conti attraverso i propri vertici. Il dato che stupisce, e che lascia tutti basiti, è che ancora oggi, in un contesto di crisi finanziaria secondo solo a quello del ’29 ed in cui si chiedono sacrifici insopportabili alla maggioranza dei contribuenti italiani, sia possibile sperperare risorse pubbliche per fini non coerenti con le funzioni istituzionali alle quali si è chiamati e soprattutto senza alcuna forma di controllo né interno né esterno. 
In attesa che, di scandalo in scandalo, l’ordinamento produca i necessari anticorpi per via legislativa ovvero per via regolamentare nel caso in cui si volesse perseguire sulla strada della autodichìa, una riflessione, certamente non esaustiva, sulla natura giuridica dei gruppi consiliari delle Regioni aiuterebbe non poco a comprendere le patologie di cui sono affette queste articolazioni del sistema politico-istituzionale alimentate dalla diabolica tecnica del “richiedo-ricevo” per rendicontare le spese a vario titolo sostenute dai medesimi. In questa direzione, un assist ci viene offerto dal Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana On. Francesco Cascio, secondo il quale “Ci sono spese dei gruppi politici su cui l’ARS non ha alcun tipo di controllo. I Gruppi sono associazioni di diritto privato e l’ARS non può entrare nella gestione dei contributi che ricevono se vengono impiegati in attività a carattere politico” .
Per comodità discorsiva faremo uso del termine “gruppi politici” per indicare sia i gruppi parlamentari di Camera e Senato che quelli consiliari presenti nelle Regioni, e non anche i gruppi consiliari degli enti locali che, notoriamente annoverati nel contesto del potere esecutivo (rectius amministrativo), non godono delle medesime guarentigie costituzionali previste dall’art. 122, comma 4, della Costituzione....

 

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LaPrevidenza.it, 02/10/2012

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