domenica, 22 maggio 2022

Le somme corrisposte agli ispettori del lavoro per le missioni esterne vanno tassate

Cassazione civile, sezione tributaria, sentenza 29.12.2010 n. 26282

 

Preliminarmente deve essere rilevata la inammissibilità del ricorso proposto dal Ministero, che non era parte nel giudizio di appello dal quale doveva intendersi tacitamente estromesso perché iniziato dopo il 01/01/2001, e, pertanto, dopo l'entrata in funzione delle Agenzie delle Entrate (Cass. SS.UU. 3116/2006, 3118/2006).

Con l'unico articolato motivo i ricorrenti deducono violazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 17 comma 2, art. 16, e art. 17, comma 4 bis, del cit. T.U.I.R. ratione temporis vigente per avere ritenuto la nature risarcitoria e non retributiva delle superiori indennità.

Questa Corte (Cass. n. 14291/2009; n. 12178/2009), nelle ultime decisioni, ha osservato che sul tema del regime di tassazione delle somme corrisposte, in via forfettaria, agli ispettori del lavoro in occasione dell'espletamento di incarichi fuori sede, nella giurisprudenza della Corte si riscontrano orientamenti non uniformi:

da un lato, infatti, si è affermata la natura puramente risarcitoria delle somme anzidette, con conseguente esclusione della loro assoggettabilità alla ritenuta IRPEF (Cass. nn. 5081 del 1999, 9107 del 2002 e n. 21517 del 2006); dall'altro, si è ritenuta la piena assimilabilità di tali erogazioni all'indennità di trasferta, con applicazione del regime di tassazione stabilito per quest'ultima dal comma 4, poi divenuto 5^, a seguito della sostituzione operata dal D. Lgs. n. 314 del 1997, art. 3, e del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 48, (Cass. nn. 13843 del 2004, 132 e 6518 del 2006, 2833 del 2007 ed altre); infine, in altra occasione, pur aderendo a quest'ultimo indirizzo, è stata censurata l'insufficiente motivazione della sentenza impugnata in ordine all'accertamento in concreto della natura delle somme percepite (Cass. n. 1798 del 2005). Anche questo Collegio ritiene di aderire e dare continuità al secondo, ormai ampiamente prevalente, indirizzo, il quale ha anche il pregio di evitare disparità di trattamento nell'ambito della stessa categoria di lavoratori sulla base della qualificazione di volta in volta attribuita alle somme in questione dal giudice di merito. Nel dettare il D.P.R. n. 917 del 1986, art. 48, comma 4, e le sue successive modificazioni (e già prima il D.P.R. n. 597 del 1973, art. 48), il legislatore ha avuto l'evidente intenzione di stabilire, in via generale e forfettaria, i limiti quantitativi entro i quali le somme corrisposte al lavoratore a titolo di indennità di trasferta (caratterizzata, secondo il diritto lavoristico, dal mutamento temporaneo del luogo di esecuzione della prestazione, nell'interesse e su disposizione unilaterale del datore di lavoro) siano esenti da tassazione ed oltre i quali, invece, le stesse concorrono alla formazione del reddito: partendo, cioè, dalla natura mista di detta indennità, destinata in parte a rimborsare il lavoratore delle spese sostenute ed in parte a remunerarlo del maggiore disagio derivante dalla trasferta (cfr. Cass. n. 10249 del 1991), il legislatore ha introdotto, nell'esercizio della sua discrezionalità (con scelta certamente non irragionevole), una minuziosa disciplina della materia per ciascuna tipologia di trasferta...

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LaPrevidenza.it, 11/12/2011

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