lunedž, 16 dicembre 2019

Le ritenute sui dividendi seguono le regole della convenzione con lo Stato estero

Cassazione civile sez. trib. 15 aprile 2011 n. 8621

 

Con istanza di rimborso di data 14.2.2003 la società istante ha invocato l’applicazione dell’art. 10, par. 4, lett. b) della Convenzione italo-francese contro le doppie imposizioni ratificata con L. 7 gennaio 1992, n. 20, secondo cui alla società francese spetta la metà del credito di imposta che sarebbe spettato ad un soggetto di diritto italiano che avesse percepito i medesimi dividendi, e ciò dando atto che la società italiana – all’atto della corresponsione dei dividendi – non aveva operato alcuna ritenuta d’acconto sugli stessi, in applicazione del D.P.R. 600 del 1973, art. 27 bis, comma 3, che lo consente allorquando le “società madri” intendano avvalersi del regime di totale esenzione da ritenuta sui dividendi riconosciuto dalla Direttiva 90/435/CEE. Formatosi il silenzio rifiuto la società ha chiesto alla CTP di Milano – con ricorso di data 23.6.2003 – di ordinare il rimborso della somma dianzi indicata, pari al 50% del 56,25% (9/16) del dividendo distribuito. Non essendosi costituita l’Amministrazione Finanziaria innanzi al giudice di primo grado, quest’ultimo ha accolto integralmente la domanda della parte ricorrente, condannando l’Amministrazione alla rifusione delle spese di lite. Proponendo appello avanti alla CTR di Milano, l’Amministrazione Finanziaria non ha contestato la debenza del rimborso ma l’erroneità della sua quantificazione, da determinarsi previa detrazione di una ritenuta del 5% da operarsi non solo in proporzione della quota di credito di imposta effettivamente spettante a rimborso, ma anche in proporzione dell’ammontare dei dividendi distribuiti dalla società figlia, e ciò in applicazione delle specifiche previsioni contenute nella menzionata convenzione italo-francese (come delucidate dalla Circolare Ministeriale n. 151/E del 10.8.1994). L’appello è stato integralmente disatteso, con compensazione delle spese di lite del secondo grado di giudizio....

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LaPrevidenza.it, 30/07/2011