sabato, 27 novembre 2021

Lavoratori extracomunitari in Italia, assicurazione Inail e norme in materia di sicurezza

D.ssa Silvana Toriello

 

Sul sito dell’Inail si legge : Gli infortuni che hanno interessato i lavoratori stranieri sono passati dai 119.396 del 2010 ai 115.661 del 2011, per un calo del -3,1%. I casi mortali sono in lieve flessione (138 casi contro 141) e confermano il trend decrescente del fenomeno.  Nel 2011 sono stati circa 3 milioni i lavoratori stranieri assicurati all'INAIL, l'1,3% in più dell'anno precedente e ben il 17,8% in più del 2007: una crescita dovuta non solo a un numero maggiore di assunzioni, ma soprattutto alla regolarizzazione dei contratti di badanti e colf. Gli infortuni degli stranieri rappresentano il 15,9% degli infortuni complessivi, quelli dei soli extracomunitari, invece, l'11,7%.Se si considerano i casi mortali le percentuali sono rispettivamente del 15% e dell' 8,8%. E’ indubbio che i lavoratori immigrati sono maggiormente esposti al rischio per la salute e la sicurezza nel lavoro rispetto a quelli italiani. Ciò è dovuto al fatto che essi sono sovente adibiti ai lavori più sporchi, più pericolosi e più faticosi con impiego in nicchie di domanda di bassa qualificazione, condizioni di lavoro ad elevata nocività per la salute e pericolosità per la sicurezza,orari e turni di lavoro sfavorevoli. Si aggiungono scarsa conoscenza della normativa, la difficoltà di comprensione linguistica,la giovane età, l’assenza di informazione e formazione e, di conseguenza, la ridotta percezione dei rischi legati al lavoro.

L’ASSICURABILITA’ DEL LAVORATORE EXTRACOMUNITARIO
Non vi è dubbio che in ragione del principio di territorialità al lavoratore extracomunitario competa la tutela prevista in Italia e quindi anche l’assicurazione infortuni.Rileva nel caso di specie l’articolo 2126 del codicce civile che recita “La nullità o l’annullamento del contratto di lavoro non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione, salvo che la nullità derivi dall’illiceità dell’oggetto o della causa (1343 e seguenti).Se il lavoro è stato prestato con violazione di norme poste a tutela del prestatore di lavoro, questi ha in ogni caso diritto alla retribuzione. Sul punto si rammenta la decisione della Cassazione civile ,sez. IV, sentenza 26.03.2010 n° 7380 con la quale la Suprema Corte ha affermato l’obbligo per il datore di lavoro di ottemperare al versamento dei contributi in riferimento alla retribuzione corrisposta in favore di un lavoratore straniero irregolare.Il ricorrente sosteneva che il combinato disposto di cui agli artt. 2126 c.c., 22 del D. Lgs. n. 286 del 1998 e 1 della legge n. 689 del 1981 dovesse essere interpretato nel senso di configurare l’impossibilità per l’I.N.P.S. di recuperare i contributi relativi alla retribuzione percepita da un lavoratore straniero irregolare, ovvero privo del permesso di soggiorno. La tesi era basata su due argomenti.In primo luogo, il ricorrente sosteneva che poichè, assumendo un lavoratore extracomunitario, ha commesso un reato e gli è stata applicata la relativa sanzione penale (ammenda di L. 1.000.000 con decreto penale di condanna), ciò comporterebbe che non può essere sottoposto ad altre sanzioni.In secondo luogo, il G. sostiene che la medesima norma, vietando la conclusione di contratti di lavoro con extracomunitari, vieta la relativa regolarizzazione contributiva.La Suprema Corte ha dimostrato l’infondatezza della tesi del ricorrente attraverso una interpretazione costituzionalmente orientata.Il datore di lavoro ha l'obbligo di versare i contributi all'INPS in relazione alle retribuzioni dovute (in base alla contrattazione collettiva) al lavoratore (cfr. L. 30 aprile 1969, n. 153, art. 12,e della L. 7 dicembre 1989, n. 389, art. 1).L'obbligo contributivo è una conseguenza automatica dell'obbligo retributivo. Per stabilire se sussiste l'obbligo contributivo...
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LaPrevidenza.it, 20/05/2013

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