mercoledž, 02 dicembre 2020

La disciplina del trattamento di fine rapporto dei dipendenti delle Camere di Commercio Industria e Artigianato

Avv. (PhD) Gianluca Ludovici

 

Uno dei temi più interessanti e più dibattuti degli ultimi anni in campo laburistico-previdenziale è costituito dalla corretta individuazione ed interpretazione della fonte regolatrice della disciplina del calcolo dell’indennità di anzianità dovuta ai dipendenti delle Camere di Commercio Industria Agricoltura ed Artigianato: più correttamente, per quanto si dirà tra breve, la queastio iuris riguarda i lavoratori camerali assunti prima della data del 1 Gennaio 1996 ed ancora in servizio al momento dell’entrata in vigore del D.P.C.M. 20 Dicembre 1999, vale a dire tutti quei dipendenti camerali che dal 2000 stanno andando in pensione e continueranno a farlo per i prossimi anni.
Il percorso evolutivo della disciplina legale del trattamento pensionistico dei soggetti qui presi in considerazione è stato lungo e non semplice, pieno di potenziali insidie che non hanno tardato a divenire più che concrete. In primis, occorre ricordare che la Legge n. 125/1968 stabiliva, al comma II dell'art. 3, che la posizione giuridica e di carriera, il trattamento economico, assistenziale e previdenziale del personale delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura avrebbero dovuto essere disciplinati da apposito regolamento tipo, da emanarsi dal Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato, di concerto con il Ministero del Tesoro, sentite le organizzazioni sindacali più rappresentative. Tale fu il Regolamento approvato con Decreto Interministeriale del 12 luglio 1982, il quale, all’art. 77, così testualmente disponeva e tuttora dispone: "all'atto della cessazione dal servizio, al personale di ruolo camerale [ ... ] compete, oltre ai rispettivi trattamenti di quiescenza, una indennità di anzianità a carico dei bilanci camerali, commisurata a tante mensilità dell'ultima retribuzione fruita, a titolo di stipendio, di tredicesima mensilità ed altri eventuali assegni pensionabili e quiescibili per quanti sono gli anni di servizio prestati alle dipendenze delle Camere". La successiva Legge n. 580/1993 sul riordinamento del personale delle C.C.I.A.A., poi, non ha apportato alcuna novità in materia, poiché, pur stabilendo ( cfr. art. 19 ) che al detto personale si applicassero le disposizioni previste dalla Legge n. 421/1992 e dal D.Lgs. n. 29/1993, prevedeva che il relativo trattamento previdenziale avrebbe continuato ad essere disciplinato dalle disposizioni previgenti ( ovvero ex art. 77 D.I. 12.07.1982 ). Al contrario, la successiva Legge n. 335/1995 ( cfr. art. 2 ) ha voluto disciplinare diversamente il trattamento di fine servizio a seconda che i lavoratori fossero stati assunti dopo il 1 Gennaio 1996 ovvero prima di tale data: per questi ultimi, l’art. 2, comma VII ha demandato, invece, alla contrattazione collettiva nazionale, nell'ambito dei singoli comparti, la definizione ....

Gianluca Ludovici

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LaPrevidenza.it, 29/09/2012

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