venerdž, 23 ottobre 2020

Irpeg: stop al beneficio su riconvenzionale

Cassazione civile sezione tributaria, sentenza 31 gennaio 2011 n. 2225

 

La s.r.l. xxx C. Engeneers propone ricorso per cassazione nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che non ha resistito) a avverso la sentenza con la quale, in controversia concernente impugnazione di avviso di accertamento per IRPEF e ILOR relative all’anno di imposta 1991, la C.T.R. Veneto, giudice del rinvio designato dalla Corte di cassazione, in riferma della sentenza di primo grado, respingeva il ricorso della società. In particolare, quanto alla rettifica in aumento del reddito per L. 28.790.000 (di cui L. 20.790.000 relative ad una parcella nei confronti del Ministero dei LL.PP. Poi asseritamente annullata con l’emissione di una prima nota di accredito e L. 8.000.000 per una parcella anch’essa annullata con asserita successiva emissione di una seconda nota di accredito), i giudici d’appello rilevano: che dalla scheda contabile dell’anno 1991 mancava la prima nota di accredito per L. 20.790.000; che in ogni caso tale somma non era stata, contrariamente a quanto dedotto dalla società, assoggettata a tassazione nel 1990, in quanto l’imposizione si determina sul conto profitti e perdite e non sui risultati dello stato patrimoniale nel quale andava registrato il credito verso il Ministero; infine che nel conto economico del bilancio 1991 era stato registrato il credito verso il Ministero come costo anziché come ricavo, operando così una doppia detrazione sul reddito complessivo della società, laddove i crediti devono rimanere esposti in bilancio finché non vengano pagati. Quanto alla ripresa per L. 34.158.000, asseritamente concernente spese per incarico professionale esterno, i giudici d’appello rilevano che la società non aveva fornito prova di quanto affermato né era stata riscontrata in proposito l’emissione di fatture. Quanto al recupero a tassazione per L. 92.150.000 per lavori di progettazione del sistema acquedottistico del Comune di Pavia e dei Comuni confinanti (lavori ritenuti dall’Ufficio eseguiti nel 1991 -giusta delibera di incarico del 17.12.1990 – e non nel 1990, come asserito dalla società), i giudici d’appello affermano che la contribuente non aveva provato che il contratto era stato eseguito nei giorni natalizi immediatamente successivi alla sua stipula né aveva allegato alcuno stato di avanzamento per il 1990, benché la prestazione fosse stata fatturata solo nell’ottobre 1991, gravando sulla società l’onere di fornire specifiche e documentate deduzioni al riguardo. Quanto infine alle spese di restauro e ristrutturazione di un immobile di interesse artistico documentate per L. 346.636.170, per le quali era stata dedotta in dichiarazione la somma di L. 112.440,000, pari all’utile di bilancio, e si era poi chiesta la differenza “in via riconvenzionale” in ipotesi di accertamento di maggior utile, i giudici d’appello rilevavano che la deducibilità delle suddette spese non compete ope legis ma discende da un comportamento attivo del contribuente (inserimento della relativa richiesta nella denuncia dei redditi, istanza di rimborso) e che la proposta riconvenzionale contravviene al principio secondo cui il contribuente deve sempre agire in via di impugnazione di un atto della pubblica amministrazione...

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LaPrevidenza.it, 19/08/2011

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