luned, 25 gennaio 2021

Irap: il Giudice deve sempre motivare se un contribuente vi è soggetto

Cassazione civile, sezione tributaria, sentenza 13.5.2011 n. 10583

 

L'amministrazione, in unico contesto, denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, comma 3, e degli artt. 112 e 115 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3. Denuncia altresì omessa o insufficiente motivazione su punto decisivo della controversia, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 5. Seppure all'esito di una lunga esposizione, il nucleo delle censure si sostanzia nell'affermazione che la commissione regionale, pur avendo riconosciuto che il primo processo verbale di constatazione riguardava un soggetto diverso da L. (l'impresa Covedil), ha immotivatamente concluso non essersi in presenza di sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi. In tal senso, secondo la ricorrente, la sentenza non ha considerato che, in base all'art. 43, comma 3, cit., costituiscono nuovi elementi tanto i dati conosciuti da altro ufficio fiscale, e ignorati, invece, da quello emittente l'avviso, quanto i dati già acquisiti, ma come attinenti ad altro soggetto fiscale. Ne ha considerato, incorrendo anche nel vizio di motivazione, che gli accertamenti integrativi a carico di L. erano stati emessi sulla base di verbali ricevuti in copia integrale, dall'ufficio accertatore, solo in data 1.8.1998 (cosi come asseritamente emergente dai documenti allegati ai nn. 4 e 5 del ricorso), e che la prova dell'attribuzione dei redditi a L. era stata acquisita solo a seguito di successivi accertamenti sulle movimentazioni bancarie. Le due censure, unitariamente considerate in ragione della stretta loro connessione, appaiono fondate nei termini che seguono. Sulle condizioni legittimanti il c.d. accertamento integrativo di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, comma 3, e in particolare sulla nozione di "sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi", si è formata, nel tempo, un'ampia giurisprudenza, sostanzialmente uniformo quanto ai principi astrattamente rilevanti, ancorché non sempre univoca a proposito delle singole specifiche applicazioni di quei principi. Al di là di sfumature di ordine lessicale, può considerarsi sostanzialmente acquisito che sono tali gli elementi non soltanto non conosciuti, ma anche non conoscibili dall'amministrazione al momento del precedente accertamento, essendole inibito di valutare differentemente, in un secondo momento (e salvo il caso della strutturalmente diversa azione in autotutela: v. Cass. n. 2531/2002), dati e documenti già a disposizione (ex multis, Cass. n. 14377/2007; n. 10526/2006; n. 451/2002; n. 4164/1995; n. 3888/1988). Le coordinate di siffatto orientamento vanno associate alla ratio della previsione normativa. La quale, secondo la più consapevole opinione anche dottrinale, mira a garantire l'unitarietà dell'accertamento, evitando l'inutile proliferazione di atti a mezzo del vincolo dell'amministrazione a utilizzare subito, e nel medesimo contesto, tutti gli elementi a sua disposizione. Sennonché, reputa al riguardo il collegio di dover ulteriormente precisare che i suddetti già acquisiti elementi, per escludere la legittimità dell'accertamento integrativo, debbono in ogni caso risultare sufficienti a sorreggere la valutazione in ordine al profilo attinente alla attribuzione soggettiva degli elementi di redditività. Nel senso che l'integrazione dell'accertamento e comunque consentita, sul presupposto della successiva conoscenza di nuovi elementi, nel caso in cui da questi soltanto possa dirsi legittimata l'inferenza in ordine all'attribuibilità al contribuente, e non ad altri, degli elementi di redditività già eventualmente riscontrati. Questo perché - come detto -la ratio della previsione di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, comma 3, poggia sulla necessità di evitare che il privato sia soggetto a una inutile proliferazione di atti, in quanto solo l'inutilità suppone potersi annettere all'azione accertatrice la natura di azione indiscriminata e vessatoria...

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LaPrevidenza.it, 14/12/2011

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