venerdý, 23 ottobre 2020

Intenzione e intenzionalità

Sergio Sabetta

 

L’intenzionalità è uno stato mentale relativo a qualcosa ma non strettamente causale con altri stati del mondo, Brentano osserva che non deve esservi obbligatoriamente una realtà delle cose o eventi a cui si riferiscono tali stati mentali essi diventano oggetti in quanto rappresentati nel soggetto, l’intenzionalità diventa quindi elemento che distingue gli stati mentali dagli stati puramente fisici ma, come osserva Frenge, non vi è nulla nello stesso stato mentale che permette di distinguere tra i casi in cui si pensa ad autentici oggetti reali dai casi in cui gli oggetti non esistono. Nel tentativo di superare il groviglio derivante dalla questione dello status ontologico degli oggetti intenzionali, Chisholm ha concentrato la propria attenzione sui termini della logica simbolica usata nelle descrizioni, in questo tenendo presenti due aspetti, il primo per cui ogni enunciato è composto da altri enunciati di cui si devono conoscere i valori di verità (logica vero funzionale), il secondo dal riferimento su cui si appoggia l’enunciato e non dal significato in se stesso ( logica estensionale), i limiti di quanto qui sostenuto sono stati evidenziati da Searle osservando che l’analisi della logica simbolica risolve le peculiarità del linguaggio ma non quella degli stati mentali che fanno riferimento ai fenomeni mentali precedenti al linguaggio che li descrive. Nella ricerca di collegare la logica del linguaggio con l’analisi della mente Russell introduce il concetto di “attitudini proposizionali”, ossia l’attitudine del soggetto verso la proposizione la quale non è che la rappresentazione del significato da condividere fra differenti enunciati, in altre parole il collegamento di un particolare enunciato proferito o scritto con lo stato mentale che ha indotto a quel particolare enunciato stesso. Quine nel domandarsi se l’intenzionalità sia un fenomeno reale ritiene che l’indeterminatezza derivante dalla nostra possibilità di tradurre in espressioni linguistiche varie lo stesso concetto mostri l’errore nel credere dell’esistenza di stati mentali che manifestino intenzionalità, non resta quindi che elaborare un’analisi comportamentistica dell’uomo (Quine), il tutto viene quindi a ridursi a una semplice interpretazione olistica come sostenuto da Davidson e Putman. La riduzione dei fenomeni mentali all’aspetto puramente psicologico, come detto da Quine, non soddisfa molti scienziati cognitivi per cui si è elaborata una teoria computazionale della mente rifacendosi alla teoria dei computer. Assumendo i simboli il ruolo di proposizioni nelle rappresentazioni mentali ( attitudini proposizionali), Fedor avanza l’ipotesi che la mente possiede un insieme di regole utili a determinare quali operazioni si possano eseguire su tali rappresentazioni, questo tipo di rappresentazioni mentali costituirebbero quindi un “linguaggio del pensiero” innato che spiegherebbe il comportamento psicologico umano, in ultima analisi la mente manipolerebbe i simboli senza conoscere quello che rappresentano seguendo i soli aspetti sintattici...

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