lunedì, 08 agosto 2022

Insegnante di laboratorio tecnico aggredito e ferito da uno studente durante l'ora di educazione fisica: legittimo il riconoscimento di infortunio sul lavoro

Cassazione civile sez. lav., 23 luglio 2012,  n. 12779

 

Va preliminarmente osservato che - come chiarito dalla Corte d'appello - i fatti di causa sono pacifici tra le parti e possono essere schematizzati nel modo seguente: il giorno (OMISSIS) P.G., insegnante di laboratorio tecnico presso l'Istituto IPSIA di (OMISSIS), mentre, in adempimento dei suoi doveri di sorveglianza, si trovava nel cortile scolastico intento a visionare una partita di pallamano tra scuole di diversi istituti, si era avvicinato all'ex alunno D.S. - che in precedenza nel corso della mattina lo aveva insultato nella strada pubblica - e tra i due era nata un'accesa discussione ben presto sfociata in una vera e propria colluttazione, in esito alla quale il docente aveva riportato le lesioni specificate nelle certificazioni sanitarie in atti.

A fronte di tali fatti, la Corte d'Appello - e così pure il Giudice di primo grado - ha negato al ricorrente il diritto all'indennizzo in base alla considerazione che il requisito della occasione di lavoro - richiesto dal D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 2, - postula la necessità di un nesso di causalità tra prestazione lavorativa ed infortunio. Più in dettaglio - secondo la Corte d'Appello - l'evento lesivo deve dipendere da un rischio assicurato inerente al compimento della specifica attività lavorativa, perciò nella specie il rischio di aggressioni all'interno della scuola non poteva ritenersi rischio specifico connaturato all'attività di insegnante (D.P.R. 30 giugno 1065, n. 1124, art. 1, n. 28 e art. 4, punto 5), atteso che l'insegnante non stava svolgendo una attività della propria specifica materia.

Tale interpretazione della normativa di riferimento è contestata dal P. con il primo motivo di ricorso con cui denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 2 e segg.

dei principi fondamentali dell'ordinamento giuridico in materia di infortunio sul lavoro in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3 nonchè omessa od insufficiente motivazione in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 5, lamentando una lettura restrittiva del requisito "occasione di lavoro", del tutto erronea ed in contrasto con il consolidato orientamento dalla giurisprudenza di legittimità in materia.

Il motivo è fondato, dovendosi condividere l'assunto del P., secondo cui la Corte d'Appello ha dato, in violazione di legge, una lettura restrittiva del requisito di "occasione di lavoro" richiesto, unitamente alla causa violenta, dal D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 2. Secondo la decisione impugnata, infatti, ciò che è rilevante per la sussistenza del diritto alla tutela assicurativa contro gli infortuni sul lavoro è la sussistenza tra la specifica attività lavorativa ed il sinistro subito dal lavoratore di un nesso di causalità, che presuppone non tanto una mera correlazione cronologica e topografica, o un collegamento marginale, tra prestazione di lavoro ed evento dannoso, ma richiede che questo evento dipenda dal rischio specifico (proprio) insito nello svolgimento delle mansioni tipiche del lavoro affidato, ovvero dal rischio, pur sempre specifico (ma improprio), insito in attività accessorie, ma immediatamente e necessariamente connesse, o strumentali, allo svolgimento di quelle attività.

Così giudicando, la Corte di Appello si è dissociata dall'orientamento dominante di questa Corte - e che il Collegio condivide - in base al quale, ai fini dell'indennizzabilità dell'infortunio subito dall'assicurato, per "occasione di lavoro" devono intendersi tutte le condizioni, comprese quelle ambientali e socio - economiche, in cui l'attività lavorativa si svolge e nelle quali è insito un rischio di danno per il lavoratore, indipendentemente dal fatto che tale danno provenga dall'apparato produttivo o dipenda da terzi o da fatti e situazioni proprie del lavoratore, col solo limite, in quest'ultimo caso, del c.d. rischio elettivo, ossia derivante da una scelta volontaria del lavoratore diretta a soddisfare esigenze personali (ex plurimis, Cass. n. 2942/2002).

Secondo tale orientamento, dunque, l'evento verificatosi "in occasione di lavoro" travalica in senso ampliativo i limiti concettuali della "causa di lavoro", afferendo nella sua lata accezione ad ogni fatto comunque ricollegabile al rischio specifico connesso all'attività lavorativa cui il soggetto è preposto; il sinistro indennizzabile ai sensi del D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 2 non può essere circoscritto nei limiti dell'evento di esclusiva derivazione eziologica materiale dalla lavorazione specifica espletata dall'assicurato, ma va riferito ad ogni accadimento infortunistico che all'occasione di lavoro sia ascrivibile in concreto, pur se astrattamente possibile in danno di ogni comune soggetto, in quanto configurarle anche al di fuori dell'attività lavorativa tutelata ed afferente ai normali rischi della vita quotidiana privata; pertanto l'evento infortunistico verificatosi in occasione di lavoro non va considerato sotto il profilo della mera oggettività materiale dello stesso, ma, ai fini della sua indennizzabilità, deve essere esaminato in relazione a tutte le circostanze di tempo e di luogo connesse all'attività lavorativa espletata, potendo in siffatto contesto particolare assumere connotati peculiari tali da qualificarlo diversamente dagli accadimenti comuni e farlo rientrare nell'ambito della previsione della normativa di tutela, con l'unico limite della sua ricollegabilità a mere esigenze personali del tutto esulanti dall'ambiente e dalla prestazione di lavoro(c.d. rischio elettivo) (in questo senso cfr. Cass. n. 12652 del 1998, e, più di recente, Cass. n. 14287/2004; Cass. n. 16417/2005).

La Corte ritiene di dover condividere questo orientamento giurisprudenziale, in quanto più aderente alla lettera ed allo spirito della legge. Non è infatti senza significato che il legislatore abbia adoperato l'espressione "occasione" di lavoro, anzichè "causa" di lavoro. Con siffatta espressione ha certamente inteso coprire con la garanzia assicurativa una quantità di eventi dannosi subiti dal lavoratore sul luogo di lavoro e durante l'espletamento della prestazione non riconducibili al rischio intrinseco connesso all'attività lavorativa, o alle attività immediatamente e necessariamente a quella connesse, ma tuttavia legate allo svolgimento della prestazione. Di conseguenza il rapporto di derivazione eziologica tra il sinistro ed il lavoro non è stato inteso in termini di stretta dipendenza causa-effetto sul piano materiale, ma ampliato a tutte le condizioni, anche esterne al particolare processo produttivo, ma comunque legate ed influenti sul processo produttivo medesimo, che abbiano comunque concorso alla produzione dell'evento lesivo.

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LaPrevidenza.it, 18/10/2012

SIMONE CIAPPINI
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