sabato, 31 ottobre 2020

Infedeltà coniugale e risarcimento del danno non patrimoniale

Avv. (PhD) Gianluca Ludovici  

 

Il Giudice di legittimità è di nuovo intervenuto in tema di rapporti tra ( ex ) coniugi e di rilevanza giuridica delle loro condotte, focalizzando stavolta l’attenzione sulle azioni poste in essere da moglie e marito in pendenza del vincolo coniugale: a breve distanza di tempo dalla significativa pronuncia resa in data 11 Agosto 2011, n. 17195, che si è espressa in merito al dibattuto caso della incidenza sul diritto al mantenimento della costituzione di una nuova famiglia di fatto da parte dell’ex partner beneficiario del relativo assegno, la Suprema Corte ha provveduto ad enunciare un altro ragionevole, quanto innovativo principio di diritto che sembra dissipare le nebbie di incertezza che avvolgevano parte delle esaminande quaestiones iuris . Con sentenza del 15 Settembre 2011, n. 18853, infatti, gli Ermellini hanno enunciato il seguente principio di diritto: “I doveri che derivano ai coniugi dal matrimonio hanno natura giuridica e la loro violazione non trova necessariamente sanzione unicamente nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quale l’addebito della separazione, discendendo dalla natura giuridica degli obblighi suddetti che la relativa violazione, ove cagioni la lesione di diritti costituzionalmente protetti, possa integrare gli estremi dell’illecito civile e dare luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell’art. 2059 cod. civ. senza che la mancanza di pronuncia di addebito in sede di separazione sia preclusiva dell’azione di risarcimento relativa a detti danni”.

Il casus belli è quello che ha avuto inizio con la proposizione di un’azione giudiziale risarcitoria del danno non patrimoniale ( biologico ed esistenziale ) esercitata da una donna tradita dal proprio marito, insieme al quale, tuttavia, aveva poi congiuntamente  chiesto ed ottenuto l’omologazione della separazione consensuale. La difesa del coniuge fedifrago contestava la proponibilità-ammissibilità di una simile domanda sul ritenuto presupposto che la violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale potesse avere rilievo giuridico solo ed esclusivamente ai fini della pronuncia della separazione con addebito e che, comunque, la sussistenza di un accordo in ordine alla separazione personale rendesse infondata la successiva azione risarcitoria. Tali assunti, però, sebbene siano stati creduti fondati dal Giudice di primo grado e dalla Corte territoriale , non hanno poi trovato accoglimento dinanzi ai Giudici della Sezione Prima della Corte di Cassazione, i quali hanno ribadito che nel caso di violazione degli obblighi matrimoniali “il comportamento di un coniuge non soltanto può costituire causa di separazione o di divorzio, ma può anche, ove ne sussistano tutti i presupposti secondo le regole generali, integrare gli estremi di un illecito civile”....

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LaPrevidenza.it, 23/09/2012

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