venerdž, 23 ottobre 2020

Inesatta informazione previdenziale: il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno

Sentenza 21 luglio 2011, n. 15992

 

In primo luogo, non sussiste il nesso causale tra le informazioni errate fornite dal Comune al S. il 12 ottobre 1993 e le sue successive dimissioni volontarie dall'Enasarco - presentate senza aver maturato il diritto a pensione - dovendosi ricondurre tale scelta ad una decisione autonoma del lavoratore. Infatti, il S. si era dimesso dal Comune in data 22 ottobre 1973 e il successivo 23 ottobre aveva iniziato il servizio all'ENASARCO. In data 8 marzo 1974 il Comune gli aveva notificato la delibera di accettazione delle dimissioni, decorrenti dal 22 ottobre 1973. Conseguentemente, nel dicembre 1973 non poteva continuare a percepire i contributi previdenziali del Comune (come risultava dalla comunicazione errata fornita dal Comune nel 1993); avendo precisa cognizione della successione temporale dei due rapporti di lavoro, e, a fronte dell'erronea comunicazione del Comune, avrebbe potuto verificare la propria posizione contributiva presso l'INPDAP. In secondo luogo, non è ravvisabile un comportamento colposo in capo al Comune, non sussistendo un obbligo giuridico di comunicare la posizione contributiva dei propri dipendenti; obbligo che, invece, sussiste, sulla base della L. n. 88 del 1989, in capo agli enti previdenziali in caso di richiesta dell'interessato.
2. I primi tre motivi di ricorso proposto dal S. concernono l'eccezione di inammissibilità dell'appello proposto dal Comune rispetto al D.B., avanzata dal S. in quella sede e ritenuta superata dalla Corte di merito; possono essere trattati congiuntamente per la loro stretta connessione. Con il primo si deduce omessa motivazione nella parte in cui la sentenza non spiegherebbe perchè: prima la Corte ha disposto la rinnovazione ex art. 291 cod. proc. civ.; poi - a fronte della richiesta del Comune di nuovo termine per la rinnovazione - ha rinviato per la precisazione delle conclusioni; quindi ha ritenuto sussistente una precedente rituale notifica al D.B. Con il secondo si deduce la violazione dell'art. 291 cod. proc. civ., per avere la Corte ritenuto valida la precedente notifica, effettuata al D.B. ai sensi dell'art. 139 cod. proc. civ., dopo che, disponendo la rinnovazione della stessa ex art. 291 cod. proc. civ., aveva ritenuto l'irregolare costituzione del contraddittorio. Con il terzo si deduce la violazione dell'art. 139 cod. proc. civ., per avere la Corte ritenuto rituale la notifica in assenza della cartolina attestante la ricezione da parte del D.B. della raccomandata, spedita dall'ufficiale giudiziario per avvisare il destinatario della consegna dell'atto al vicino; in assenza di costituzione dell'appellato; in assenza di rinnovo della notifica....

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LaPrevidenza.it, 20/09/2011

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