martedž, 29 settembre 2020

Indennizzo da trasfusione: ctu indispensabile per definire il nesso causale e la correlazione temporale

Cassazione civile  sez. lav.,  2 marzo 2012,  n. 3307

 

Con sentenza del 21.12.2009, la Corte di Appello di Salerno, affermata la legittimazione passiva del Ministero della Salute, rigettava il gravame proposto da V.A., inteso a ad ottenere la riforma della decisione di primo grado che aveva respinto il ricorso dalla predetta proposto al fine di ottenere l'accertamento del diritto a fruire dell'indennizzo di cui alla L. n. 210 del 1992, art. 1 in quanto affetta da epatite virale di tipo C, conseguenza, a suo dire, dell'emotrasfusione subita il (OMISSIS). Lo specialista infettivologo, nominato in sede di gravame aveva concluso per l'esclusione del nesso causale e la Corte territoriale osservava che le valutazioni compiute in sede amministrativa non comportavano affatto che in sede di giudizio ordinario non potesse essere devoluta l'intera questione medico-legale, in base a c.t.u. disposta nel corso del procedimento giudiziale. Rilevava che la condizione morbosa era di rilevanza ancora limitata sia sul piano clinico che su quello medico legale e che il Ctu aveva espresso molti dubbi sulla rispondenza del processo morboso al criterio cronologico ed a quello dell'esclusione di altre possibili cause, potendo essere numerosi gli elementi riferiti a possibili contagi e potendo avere avuto efficienza causale ai fini della contrazione del virus il ricovero in casa di cura privata del (OMISSIS) per miomatosi uterina, nel corso del quale la V. era stata sottoposta ad isterectomia. Anche in ordine al criterio cronologico lo specialista aveva evidenziato che gli esami eseguiti nel (OMISSIS) erano rivelatori di un evento ben difficilmente collocabile trentatre anni prima, essendo, piuttosto, da ritenere che i dati emersi fossero con più certezza riferibili ad un infezione probabilmente non molto antica, anzi relativamente recente, come si evinceva anche dalla ecografia della milza e dalla stessa biopsia epatica, li C.t.u. officiato aveva pure rilevato che la condizione della periziata poteva avere una risposta favorevole alla terapia, con stabilizzazione clinica e senza evoluzione verso la cirrosi e le altre forme di patologia epatica avanzata, con difficile ascrivibilità tabellare della situazione patologica riscontrata.

Per la cassazione di questa sentenza ricorre la V., con quattro motivi, illustrati in memoria.

Resistono Ministero della Salute e Regione Campania, con distinti controricorsi.

 

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LaPrevidenza.it, 30/06/2012

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