domenica, 27 novembre 2022

Indennità per disoccupazione: è legittimo prevedere norme per accedere ai trattamenti di disoccupazione con l'intervento degli enti bilaterali

Corte Costituzionale, Sentenza 22.5.2013 n. 108

 

Nel corso di un giudizio promosso da A.B. contro l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) avente ad oggetto la corresponsione dell'indennità di disoccupazione speciale, il Tribunale di Lucca ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 4 e 38 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale l'art. 19, comma 1, lettera c), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale), convertito in legge dall'art. 1 della legge 28 gennaio 2009, n. 2. Il rimettente espone che la norma censurata prevede la concessione di un trattamento pari all'indennità ordinaria di disoccupazione per un periodo massimo di 90 giorni a favore dei lavoratori assunti con la qualifica di apprendista in caso di sospensione per crisi aziendali o occupazionali ovvero in caso di licenziamento. La disposizione, tuttavia, condiziona l'erogazione di tale indennità ad un intervento integrativo, pari alla misura almeno del venti per cento dell'indennità stessa, a carico degli enti bilaterali previsti dalla contrattazione collettiva. Il Tribunale di Lucca deduce che l'attore nel giudizio a quo, assunto con qualifica di apprendista, era stato licenziato da una società appartenente al settore industria del legno nel quale non esiste alcun ente bilaterale, onde l'INPS, in sede amministrativa, aveva respinto la sua domanda. Il rimettente aggiunge che la parte privata non poteva accedere neppure al trattamento di cassa integrazione guadagni in deroga, riservato ai lavoratori sospesi e non ancora licenziati, né a quello dell'indennità di mobilità in deroga, beneficio non previsto dalla Regione Toscana. Tanto premesso, il Tribunale di Lucca sostiene che l'art. 19, comma 1, lettera c), del decreto-legge n. 185 del 2008, nel subordinare l'erogazione, a favore dei lavoratori assunti con la qualifica di apprendisti, del predetto trattamento all'intervento integrativo a carico degli enti bilaterali previsti dalla contrattazione collettiva, contrasta con gli artt. 3, 4 e 38 Cost., «per violazione del principio di ragionevole eguaglianza nella tutela del lavoro e nel sostegno alla disoccupazione involontaria», stante l'irragionevole disparità di trattamento che può verificarsi a danno di un lavoratore che, a differenza di altri e ricorrendo i medesimi presupposti, venga escluso dall'erogazione del sostegno al reddito per circostanze quali l'inesistenza o l'inapplicabilità di un contratto collettivo sull'ente bilaterale, il cui verificarsi è riconducibile a scelte dei sindacati di parte datoriale o dello stesso datore di lavoro. Inoltre, il chiaro tenore letterale della norma, la quale espressamente condiziona la concessione della prestazione all'intervento integrativo a carico degli enti bilaterali previsti dalla contrattazione collettiva, impedisce di procedere ad un'interpretazione adeguatrice che possa consentire di evitare l'incidente di costituzionalità. Quanto alla rilevanza della questione, il rimettente afferma che la norma censurata deve necessariamente essere applicata nel giudizio a quo e che dall'accoglimento della questione di legittimità costituzionale discenderebbe un mutamento nel quadro normativo di riferimento. 2.­ Nel giudizio di legittimità costituzionale si è costituito A.B., attore nel giudizio principale, il quale chiede che la questione sia dichiarata fondata. In particolare, ad avviso della parte privata, l'art. 19, comma 1, lettera c), del decreto-legge n. 185 del 2008 contrasta con l'art. 3 Cost. in ragione della sua intima contraddizione con il precedente art. 18 dello stesso decreto-legge, il quale definisce gli interventi da esso previsti come imposti dall'eccezionale crisi economica internazionale e dalla conseguente esigenza di riprogrammazione delle risorse disponibili; è quindi contraddittorio rendere aleatorio (perché condizionato alla liquidazione di un trattamento integrativo che potrebbe mancare) l'intervento a favore degli apprendisti sospesi dal lavoro o licenziati. Inoltre, secondo la difesa del lavoratore, la norma censurata è viziata perché è fonte di irragionevole disparità di trattamento ai danni di lavoratori che, pur vivendo come altri una crisi aziendale e occupazionale, sono esclusi da un intervento di sostegno al reddito voluto e finanziato dallo Stato per circostanze (l'inesistenza o l'inapplicabilità di un contratto collettivo sull'ente bilaterale) che nulla hanno a che fare con lo Stato e con le garanzie da esso offerte. Tale vizio è aggravato dal fatto che le misure previste dall'art. 19 del decreto-legge n. 185 del 2008 non scaturiscono da scelte discrezionali del legislatore, ma sono imposte dall'art. 38 della Costituzione. La parte privata aggiunge che la norma censurata, subordinando il sostegno al reddito a carico della finanza pubblica all'integrazione da parte di enti bilaterali, impone alla libertà sindacale tutelata dall'art. 39 Cost. un sacrificio non indispensabile al fine di realizzare le finalità di assicurare la tutela del lavoratore in occasione di crisi aziendali e occupazionali, con conseguente rafforzamento dell'irragionevolezza della norma ai sensi dell'art. 3 Cost. letto in combinato disposto con l'art. 4 della Costituzione. Più in generale, ad avviso della difesa di A.B., l'art. 19, comma 1, del decreto-legge n. 185 del 2008 determina una lesione della libertà sindacale protetta dagli artt. 18 e 39 Cost. che aggrava la violazione degli artt. 3, 4 e 38 Cost. evocati dal rimettente. Per quanto concerne specificatamente l'art. 38 Cost., la parte privata deduce che esso è violato sotto un triplice profilo: perché, in mancanza di intervento dell'ente bilaterale, il lavoratore, oltre a non aver diritto al trattamento di disoccupazione, rischia di non accedere all'integrazione salariale e all'indennità di mobilità in deroga; per contrasto con il principio della universalità dei trattamenti previdenziali finanziati da risorse pubbliche; perché l'art. 38, quinto comma, Cost., considera la previdenza privata solamente come eventuale ed aggiuntiva rispetto all'intervento dello Stato e non come condizionante quest'ultimo. 3.­ Si è costituito anche l'INPS, il quale chiede che la questione sia dichiarata inammissibile o comunque infondata. L'ente sostiene che la norma censurata non determina alcuna situazione di svantaggio né per i lavoratori dipendenti di un datore di lavoro che non sia obbligato al versamento di contributi all'ente bilaterale o che applichi un contratto collettivo che non prevede un simile ente, né per i lavoratori che aderiscano ad un'associazione sindacale priva di tale ente. Infatti, in mancanza dell'intervento degli enti bilaterali, l'art. 19, comma 1-bis, del decreto-legge n. 185 del 2008 prevede che le domande di concessione dell'indennità di disoccupazione debbono essere considerate come domande di accesso ai trattamenti di cassa interazione guadagni e di mobilità in deroga. Pertanto, in linea generale, il lavoratore non resta privo di tutela, perché accede agli ammortizzatori sociali in deroga se previsti dalla sua Regione di residenza. Se, poi, come nel caso oggetto del giudizio a quo, la Regione non abbia attivato l'indennità di mobilità in deroga, nessun lavoratore licenziato può usufruire di quella prestazione eccezionale. Inoltre, ad avviso della difesa dell'ente previdenziale, occorre considerare anche che le risorse stanziate per le particolari misure di sostegno del reddito previste dalla norma censurata, se non completamente impegnate, vanno ad integrare quelle destinate agli ammortizzatori sociali in deroga....

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LaPrevidenza.it, 09/09/2013

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