lunedì, 04 luglio 2022

In tema di diritti dei consumatori: il foro competente e l'onere della prova

Cassazione civile, Ordinanza 18 novembre 2011, n. 24370

 

Considerato che il Tribunale di Ancona ha declinato la propria competenza in forza di due ragioni sul duplice rilievo che l'istante aveva proposto una domanda principale di annullamento del contratto (di compravendita di un autoveicolo presso la Pinotti Cars s.r.l. di Piacenza) per vizio del consenso, e una domanda subordinata di risoluzione contrattuale basata sul D.Lgs. n. 206 del 2005 (codice del consumo), e che tra le due domande non vi era una relazione - di connessione o accessorietà - idonea ad attrarre la domanda principale nel regime di competenza di quella subordinata;

 

che nè l'una nè l'altra di tali argomentazioni possono essere condivise;

 

che al riguardo, il Collegio ritiene di fare proprie le argomentazioni svolte dal Procuratore Generale nella propria requisitoria;

 

che non è, infatti, dubbia nè controversa la qualificazione delle parti rispettivamente come "consumatore" e "professionista", e parimenti è pacifico che il contratto dedotto in giudizio sia un contratto intercorso tra i due soggetti così qualificati;

che se, quanto alla domanda subordinata, è certamente operante la regola di individuazione della competenza nel giudice del luogo di residenza o di domicilio elettivo del consumatore (D.Lgs. n. 206 del 2005, art. 33, comma 1, lett. v), è altresì da ribadire - contrariamente all'assunto della parte convenuta, che propone perplessità a tale riguardo - che detta previsione, portato e sviluppo di cogenti disposizioni di fonte comunitaria, ha carattere processuale e costituisce scelta legislativa di determinazione di una competenza inderogabile (salvo l'esito di apposito accordo e trattativa tra le parti; art. 34, comma 4), proprio per la natura presuntivamente vessatoria di una diversa regolazione negoziale;

che in tal senso si esprime infatti la uniforme giurisprudenza dei questa Corte regolatrice, sia sulla preesistente norma dell'art. 1469- bis c.c., comma 3, n. 19, sia sulla disposizione dell'art. 33 citato, che ne costituisce ripetizione (Cass., S.U., n. 14669 del 2003; Cass. n. 16336 del 2004; Cass. n. 18743 del 2007; Cass. n. 27911 del 2008; Cass. n. 20718 del 2009; Cass. n. 20 del 2009; Cass. n. 9922 del 2010);

che sulla base di tale premessa si è ritenuto che per escludere la competenza del "foro del consumatore" si impone al professionista convenuto l'onere della prova che la diversa competenza è stata negoziata in base a specifica trattativa e che non ne deriva uno squilibrio "significativo" delle reciproche posizioni contrattuali, secondo la direttiva posta dall'art. 33 nel suo comma 1; e che, in assenza dell'assolvimento di detto onere processuale, la eventuale indicazione contrattuale di una competenza corrispondente a quella (forum destinatae solutionis, sede imprenditoriale etc.) che sarebbe individuabile in base ai criteri generali (artt. 18, 19 e 20 cod. proc. civ.) non vale a salvaguardare la validità della clausola, nonostante la generale previsione della validità (non vessatorietà) di clausole "che riproducono disposizioni di legge" (D.Lgs. n. 206, art. 34, comma 3), perchè lo impedisce la funzione della normativa, che è quella di apprestare una speciale tutela per il consumatore (Cass. n. 16336 del 2004 cit., con riferimento all'art. 1469-bis cod. civ., e Cass. n. 6802 del 2010, quanto alla disciplina ora posta dal D.Lgs. n. 206 del 2005, artt. 33 e 34)...

 

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LaPrevidenza.it, 06/05/2012

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