lunedž, 19 agosto 2019

In tema di bancarotta fraudolenta per distrazione

Cassazione penale, 12.5.2009 - 23.9.2009

 

 

Con sentenza in data 25 settembre 2008 la Corte d’Appello di Roma, in ciò confermando la decisione assunta dal locale Tribunale (invece riformata nei confronti di altro imputato), ha riconosciuto Ivan Giuseppe B. responsabile del delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale in relazione alla dichiarazione dello stato d’insolvenza della società xxxx s.p.a., della quale era stato presidente del consiglio di amministrazione; ha quindi tenuto ferma la sua condanna alla pena di legge e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili yyyy Ed xxxxxxxs.p.a.. Secondo l’ipotesi accusatoria, recepita dal giudice di merito, il B. aveva distratto dal patrimonio della società le somme di denaro, per un ammontare complessivo di lire 1.945.888.000, corrispondenti a fatture relative a prestazioni in realtà mai eseguite, emesse dalla R. O.M.I. s.p.a., anch’essa da lui amministrata e appartenente allo stesso gruppo. Ha ritenuto il giudice di appello che la prova del commesso reato fosse stata raggiunta attraverso tre livelli di verifiche, costituiti: 1) dalla perizia contabile disposta, con incidente probatorio, nel corso dell’udienza preliminare; 2) da molteplici conferme testimoniali; 3) dall’attività cosiddetta di “reggianizzazione”, svolta dal B. a seguito dell’intervento della Guardia di Finanza e consistita nella creazione di una documentazione solo apparentemente riferibile alla R. s.p.a..

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LaPrevidenza.it, 27/10/2009