luned, 09 dicembre 2019

Imprenditore che fabbrica all'estero non è obbligato ad indicare il paese

Cassazione penale sez. III, sentenza 23 settembre 2010 n. 37818

 

Con la sentenza in epigrafe la corte d’appello di xx concesse il beneficio della non menzione e confermò nel resto la sentenza 15.11.2006 del giudice del tribunale di xx, che aveva dichiarato D.B.S. Colpevole del reato di cui alla L. 24 dicembre 2003, n. 350, art. 4, comma 49, e art. 517 c.p., per avere importato prodotti con segni distintivi nazionali atti ad indurre in inganno il compratore sull’origine e la provenienza del prodotto, condannandolo alla pena di mesi due di reclusione. In particolare l’imputato aveva presentato alla dogana cartoni contenenti portafogli di pelle confezionati in Cina, con impressa sulla pelle la dicitura “Vera Pelle Italy” e solo in un angolo in basso un piccolo adesivo con la dicitura “Made in P.R.C.”. La corte d’appello accertò che si trattava effettivamente di pelle italiana, acquistata in Italia ed inviata in Cina per la confezione dei portafogli. Osservò però che la scritta impressa sulla pelle poteva ingannare l’acquirente sul luogo di produzione del portafogli e che non era sufficiente l’apposizione di un cartellino indicante che il luogo di fabbricazione era in Cina perché tale cartellino era costituito da un mero adesivo mentre l’indicazione avrebbe dovuto essere stampigliata a fuoco sul prodotto. L’imputato propone ricorso per cassazione deducendo erronea interpretazione ed applicazione della L. 24 dicembre 2003, n. 350, art. 4, comma 49. Rileva che la disposizione tutela l’affidamento dei consumatori circa la provenienza del prodotto da una data azienda, che ne assicura la qualità, e non da un determinato luogo. La dicitura “vera pelle Italy” stampata sul portafogli era vera, trattandosi di pelle italiana, e non poteva ingenerare confusione sull’origine del prodotto...

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LaPrevidenza.it, 28/01/2011