venerdž, 23 ottobre 2020

Immigrazione: per lo scafista part-time non scattano le manette

Cassazione penale  sez. I, sentenza 30 marzo 2011 n. 16536

 

Con ordinanza in data 3.11.2010 il Tribunale di Roma, richiesto ex art. 309 c.p.p. di riesaminare l'ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Latina in data 19.10.2010, con la quale era stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti di E.S. A.K.M.F., D.M.S.I., A. R.A.A. e A.R.A.A.T., cittadini egiziani da tempo residenti in Italia, ha confermato il provvedimento impugnato.
Ai predetti indagati è contestato il delitto di cui all'art. 110 c.p. e D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 12, comma 3, lett. a, b, d, per aver compiuto tra il (OMISSIS) atti diretti a procurare illegalmente l'ingresso nel territorio dello Stato di stranieri, giunti con un peschereccio davanti alla costa di (OMISSIS), trasportandoli a terra con un gommone e conducendoli presso l'abitazione di E.S.A.K.M.F., sita in (OMISSIS). Si tratta della ipotesi autonoma del reato di favoreggiamento della immigrazione clandestina aggravata in relazione al numero dei migranti trasportati, alle condizioni di pericolo in cui si è svolto il trasporto e al numero dei concorrenti nel reato.
Il Tribunale del riesame riteneva che la sostenuta estraneità ai fatti di E.S. non fosse logicamente plausibile e che fosse smentita dal racconto di L.D., la quale aveva riferito dello stato di agitazione del predetto - evidentemente coinvolto nella temporanea destinazione del suo appartamento a rifugio di clandestini - quando, poche ore dopo l'ingresso di costoro nell'appartamento, gli aveva chiesto cosa stesse succedendo.
La tesi degli scopi umanitari che avrebbero ispirato la condotta di D.M.S.I. era in contrasto con il ruolo nel trasporto dei clandestini dal peschereccio a terra svolto dallo stesso, che aveva a questo scopo acquistato un gommone per effettuare detto trasporto.
Il coinvolgimento di A.R.A.A. risultava dal fatto che era stato sorpreso nei pressi della casa di E.S. alla guida della sua autovettura, nella quale viaggiava anche D. M. e nel cui portabagagli erano state rinvenute bottiglie d'acqua e generi alimentari destinati ai clandestini; la consegna dell'acqua e dei generi alimentari non era potuta avvenire, poichè sul posto erano intervenuti i Carabinieri e, poco prima, i clandestini si erano frettolosamente allontanati dalla casa di E. S..
A.R.A.A.T. era stato riconosciuto come partecipante all'operazione da più persone ( S.A., T.A. e L.D.) e detti riconoscimenti, benchè informali, apparivano idonei in questa fase di indagini a supportare la provvista indiziaria, avvalorata anche dal racconto del coindagato D..
Per quanto riguarda le esigenze cautelari, il Tribunale del riesame affermava che non erano stati acquisiti elementi dai quali evincere l'insussistenza di esigenze cautelari, richiamando anche il contenuto sul punto dell'ordinanza del GIP del Tribunale di Velletri, integralmente recepito nell'ordinanza cautelare del GIP del Tribunale di Latina.
Il GIP del Tribunale di Velletri - che dopo aver interrogato le suddette persone sottoposte a fermo aveva disposto in data 9.10.2010 la provvisoria misura cautelare - aveva ritenuto la sussistenza di esigenze cautelari nei confronti degli indagati, osservando - a proposito della richiesta di arresti domiciliari avanzata dal P.M. nei confronti di D.M.S.I. - che il Requirente non aveva tenuto conto del fatto che riguardo al delitto contestato "il Legislatore ha sottratto qualsivoglia discrezionalità nella scelta della misura. Riguardo a tale tipologia di delitto, infatti, nel caso di gravi indizi di colpevolezza e di esigenze cautelari, a ben vedere presunte dalla legge - ma in ogni caso ravvisabili nel caso in esame, come ritenuto dal P.M. - sussiste una presunzione assoluta di adeguatezza e di proporzionalità della misura della custodia cautelare in carcere. Il P.M., in sostanza, formulata la domanda cautelare, non ha la possibilità di scegliere una misura diversa da quella inframuraria...".
Circa i dubbi sulla legittimità costituzionale dell'art. 12, comma 4- bis D.Lgs. manifestati dai difensori, il Tribunale del riesame non ha raccolto la sollecitazione a sollevare davanti alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale di detta norma, ritenendo che la severità della stessa non contrastasse con alcuna norma di rango costituzionale, essendo rimesso alla discrezionalità del legislatore un particolare rigore nei confronti di reati che destano un peculiare allarme sociale.
Avverso la ordinanza del Tribunale del riesame hanno proposto ricorso per cassazione gli indagati, personalmente l' A.R.A. A.T. e tramite i rispettivi difensori gli altri, chiedendo l'annullamento del provvedimento impugnato e deducendo alcuni motivi comuni a tutti ed altri relativi alle singole posizioni.
I ricorrenti hanno anche criticato la motivazione del Tribunale del riesame con la quale era stata ritenuta manifestamente infondata l'eccezione di illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 12, comma 4 bis ed hanno fatto presente che, con recente sentenza della Corte Costituzionale del 21.7.2010 n. 265, era stato ritenuto, in un caso analogo, contrario ai principi della Costituzione il rigido sistema, previsto dall'art. 275 c.p.p., comma 3, di applicazione della custodia cautelare in carcere per determinati delitti, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari. La questione di legittimità costituzionale della suddetta norma meritava, secondo i ricorrenti, di essere sollevata nel presente procedimento, poichè il fatto appariva occasionale e gli indagati, da anni residenti in Italia, non apparivano dotati di una particolare pericolosità sociale.
Hanno eccepito la nullità dell'ordinanza impugnata, poichè il Tribunale di Latina aveva trasmesso al Tribunale del riesame solo formalmente l'interrogatorio reso da D. al P.M. in data 7.10.2010, in quanto la registrazione dello stesso non risultava trascritta e in atti vi era solo l'apertura del verbale e l'incarico di trascrivere il contenuto della registrazione dell'interrogatorio.
Hanno ritenuto carente la motivazione dell'ordinanza impugnata, in quanto la stessa aveva fatto rinvio alla motivazione dell'ordinanza del GIP di Latina, il quale, a sua volta, aveva fatto rinvio alla motivazione dell'ordinanza cautelare emessa dal GIP di Velletri.
In favore di E.S.A.K.M.F. sono stati dedotti I seguenti motivi di ricorso....

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LaPrevidenza.it, 05/08/2011

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