domenica, 27 novembre 2022

Il valore della ricerca

Prof. Sergio Sabetta

 

Nel 2002 il matematico russo Grigori Perelman risolve la congettura di Poincarè elaborata nel 1904, su di essa vi era un premio di un milione di dollari che lui rifiutò, questo gesto di per sé antieconomico viene a porre il problema del concetto di “valore” che l’economia moderna ha assimilato alla teoria dei prezzi. Dal “ valore di scambio” degli economisti classici alla teoria dei prezzi attuale, si è sempre cercato di fornire un metro per misurare l’efficienza e contemporaneamente un mezzo di scambio per l’economia basata sulla divisione della catena produttiva, una necessità già emersa con i primi scambi tra gruppi umani organizzati.  Tuttavia questo riferirsi continuamente al prezzo presuppone l’etichettatura di un “valore economico”, ossia di scambio, e comunque il tentativo di ridurre qualsiasi espressione umana ad una misura che non può essere che economica, l’efficienza intesa come profitto da considerarsi quale unica e vera forza motrice del progresso (von Bertalanffy).  Vi è in realtà nel modello uomo un sistema della personalità attiva, tesa a superare i puri valori biologici della sussistenza e della sopravvivenza i quali, pertanto, non hanno un carattere puramente utilitarista come da più parti si intende culturalmente a imporre (von Bertalanffy), commercializzando l’espressione propria dell’uomo che è la ricerca continua tanto produttiva quanto più strettamente culturale sull’uomo e il mondo fisico che lo circonda, questo sia in termini scientifici che di mito. Il nostro sistema educativo pone l’uomo in termini di progettazione legato ad un “disegno intelligente” che fornirà allo stesso mezzi e scopo secondo la visione politico-economica dell’epoca, questo dovrebbe permettere al singolo di partecipare al gioco economico con successo, identificabile con l’utile, ma nella realtà non vi è un traguardo ma solo un sentiero e il successo non è che l’impegno profuso e che si è riusciti a imporre al mondo nel potere esprimere l’impulso creativo (Brian).  L’importanza dell’obiettivo è soggettiva, deriva dalla nostra parziale originalità frutto del nostro essere formati a strati. Vi è nell’essere umano una enorme capacità di imitazione e quindi di acquisizione di cultura, da cui ne deriva la necessità di possedere uno sviluppato e articolato sistema di comunicazione, una complessità e ricchezza di linguaggio ed una possibilità di assimilare nuove parole e suoni che nessun altro mammifero possiede, una potenzialità innata nei meccanismi mentali dei bambini, come osservato dagli stessi psicologi cognitivisti ( Marcus) La competizione sviluppa le funzionalità ed il “valore” è un modo per crearla ma non il solo, né il sistema competitivo può essere semplificato in termini di pura aggressività tra soggetti o gruppi, questa non è solo una pura selezione bensì è prima di tutto esperienza che viene ad interagire con la plasticità della nostra mente che permane sempre, seppure in dimensioni minore con l’età.  Vi è quindi una necessità implicita della ricerca che viene a inserirsi e interagire nell’esperienza, senza che questo porti a negare quello che gli innatisti sostengono, dell’esistenza a monte di una organizzazione genetica precoce del cervello ( Hubel)...

Prof. Sergio Sabetta

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LaPrevidenza.it, 22/09/2012

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