sabato, 07 dicembre 2019

Il compenso attribuito all'amministratore non è contestabile dal fisco

Cassazione civile  sez. trib., Sentenza  10 dicembre 2010 n. 24957

 

A seguito di ispezione documentale eseguita presso la società B. S.p.A. dall’Agenzia delle entrate, Ufficio di Piacenza, veniva redatto un p.v.c. Sulla base del quale lo stesso Ufficio, con avviso di accertamento I.R.Pe.G. Ed I.R.A.P. n. (OMISSIS), rettificava il reddito d’impresa per l’anno 1999 da L. 4.087.645.000 a L. 4.722.636.000, per effetto di recuperi ad imposizione, quali: 1) compensi degli amministratori, ritenuti eccedenti il valore normale e non inerenti per L. 508.678.000; 2) accantonamento per rischi sui crediti; 3) spese di rappresentanza per L. 27.094.000; 4) spese per software per L. 19.353.000. Conseguentemente veniva elevato anche il valore della produzione imponibile ai fini I.R.A.P..

La società proponeva ricorso innanzi alla C.T.P. Di Piacenza chiedendone l’annullamento. Resisteva l’ufficio sostenendo la legittimità dell’avviso. La C.T.P. Confermava la ripresa a tassazione per quanto atteneva i compensi degli amministratori e la spesa per software, riteneva invece integralmente deducibili le spese di rappresentanza, mentre riduceva il recupero per rischi sui crediti. Proponeva gravame la contribuente in relazione ai due punti non accolti, resisteva l’Ufficio, proponendo anche appello incidentale in ordine alla ritenuta deducibilità in toto, anziché per un terzo, delle spese di rappresentanza. La C.T.R. dell’Emilia Romagna in parziale accoglimento dell’appello principale dichiarava deducibili i compensi degli amministratori, accoglieva l’appello incidentale in ordine alla parziale deducibilità delle spese di rappresentanza. Avverso detta decisione l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, articolato in un unico motivo. La società B. S.p.A. Resiste con controricorso e ricorso incidentale con tre motivi.....

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LaPrevidenza.it, 27/03/2011