sabato, 16 ottobre 2021

Il canto del cigno delle province

Dott. Massimo Greco

 

Nell’annuario delle politiche pubbliche l’anno 2011 sarà certamente ricordato come un anno di crisi, tagli e sacrifici, se non altro perché lo Stato è stato costretto a bussare  più di una volta alla porta degli italiani non certo per augurare nuovi propositi ma per chiedere contributi straordinari alla nota causa comune di ridurre l’indebitamento pubblico contrastandone i processi regressivi. Il 2011 sarà però ricordato anche per un fatto di inedita gravità istituzionale. Dopo tante polemiche e tanti tentativi andati a vuoto, sull’Istituzione Provincia è finalmente calato il sipario (rectius, the end). Il decreto legge n. 201 del 6/12/2011, convertito nella legge n. 214 del 22/12/2011 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 300 del 27/12/2011, ha infatti introdotto nell’ordinamento il percorso terapeutico previsto per quelle Istituzioni giunte allo stadio terminale, così eguagliando quel primato che solo il fascismo era riuscito a conquistare. Sul perchè sia accaduto tutto ciò se ne potrà anche parlare nelle aule universitarie in un mix didattico di storia, diritto, scienza della politica e sociologia, ma pensare di trovare oggi un filo logico, una ragione giustificatrice, una motivazione plausibile è lavoro decisamente perso. Non sono infatti bastati tutti i documenti prodotti dall’Unione delle Province Italiane sul paventato risparmio, le ricerche demoscopiche e le analisi del Censis, dell’Istat, del Formez, lo studio dell’Università Politecnica delle Marche del 2008, il recente studio dell’Università Bocconi sul riassetto delle Province. Non sono bastate neanche le recentissime riflessioni della dottrina opportunamente raccolte in un’unica iniziativa editoriale , così come non è bastata la “tavola rotonda” promossa il 12 dicembre scorso dalla Provincia Regionale di Enna nel tentativo disperato di far ragionare, al netto di pregiudizi e slogan, esponenti della politica, delle istituzioni e del mondo accademico. E’ prevalsa la “linea Barabba”, metodo pilatescamente scelto da una debole classe politica che si è arresa di fronte alle spinte demagogiche dell’antipolitica. Hanno vinto, tra gli altri, gli editoriali della nota coppia giornalistica Stella-Rizzo e della trasmissione radiofonica “Zapping” di Aldo Forbice che, attraverso un organizzato martellamento comunicativo, sono riusciti a falsare la realtà contaminando l’opinione pubblica già accecata dai nemici della “casta”. E’ stato facile, nel contesto di un’emergenza economica e finanziaria, in cui tutti sono chiamati al sacrificio, buttare nell’arena quell’anello debole della catena istituzionale che prima e più degli altri avrebbe mostrato il tanto atteso e spettacolare “sangue”, facendo godere sugli spalti dell’antipolitica tutti coloro che, con la “bava in bocca”, puntano l’indice verso, pensando, ingenuamente, di determinare le sorti e il futuro degli altri. Niente di più errato e di più scorretto, ma sarà la storia a trarne le conclusioni, adesso è troppo tardi per dire “aprite gli occhi” e troppo presto per dire “avevamo ragione”. Non ci resta che prenderne atto, anche perché alcuni Ministri del Governo Monti hanno già fatto i loro programmi di governo senza tenere conto delle Province. Fabrizio Barca, Ministro per la Coesione territoriale, in un suo recente intervento sul Sole 24Ore ha annunciato “il metodo del confronto, fra tutti i soggetti, interni ed esterni al territorio (…) la costruzione di coalizioni orizzontali (fra Comuni, sistemi di imprese, cittadini organizzati) e verticali (fra livelli di Governo)” . Fra questi attori mancano le Province, sarà un lapsus freudiano? Ecco perché l’ennesima arringa, per quanto argomentata, sul rapporto Provincia/Territorio ovvero sul rapporto Provincia/Costi sarebbe ultronea e comunque tardiva. L’interlocutore, infatti, non è più il legislatore, né tanto meno la “politica”, atteso che quest’ultima ha mostrato manifestamente non solo i propri limiti ma anche la volontà di procedere “a prescindere” sulla via intrapresa dell’espunzione dall’ordinamento dell’Istituzione Provincia.

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LaPrevidenza.it, 03/01/2012

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