sabato, 21 maggio 2022

I baci della maestra non sono reato

Cassazione Penale, sez. VI, Sentenza 12 febbraio 2013 n. 11795 

 

L.G., imputata, e la parte civile, C.D., ricorrono, a mezzo dei loro difensori avverso la sentenza 21 marzo 2012 della Corte di appello di Roma, la quale ha confermato la decisione di primo grado, "limitatamente ai baci sulla bocca e agli abbracci con intensità" di cui alla prima parte del capo di imputazione (minori D.T., G., V.), con conseguente riduzione della pena a un mese e dieci giorni di reclusione e conferma della condanna al risarcimento del danno, da liquidarsi in separato giudizio, ed al rimborso delle ulteriori spese del grado nei confronti delle parti civili costituite S. C. (genitore di D.T.L.), A.P. (genitore di C.V.G.), V.A. e S. V. (genitori di V.B.), D.P.S. (genitore di Co.Et.) e C.D. (genitore di C.N.).

 

1.) il capo d'imputazione e le decisioni di merito.

 

Alla L. è stata contestata la violazione continuata dell'art. 571 cod. pen., perchè instaurava un clima di disagio e paura in alcuni dei minori a lei affidati e di preoccupazione e sfiducia nei suoi confronti da parte dei loro genitori, tenendo un atteggiamento non consono al suo ruolo di educatrice presso l'asilo nido "(OMISSIS)", a volte ponendo in essere condotte invadenti dell'intimità dei bambini, quali il baciarli sulle labbra, come nel caso del minore D.T.L. e abbracciarli con intensità anche quando questi manifestavano reazioni di imbarazzo, a volte atteggiamenti aggressivi, urlando ai bambini di stare zitti, a volte ancora atteggiamenti di esibizionismo quali il ballare con le scarpe sui tavoli, dove i bambini dovevano consumare il pasto dopo che erano stati puliti e preparati dagli inservienti, o il muoversi in modo provocante e lezioso davanti agli occhi dei bambini e dei loro genitori; e inoltre in tale contesto teneva comportamenti vessatori e in particolare: - lanciava il contenuto di un cucchiaio di pasta sul viso della bambina G.E. perchè questa non voleva mangiare;

 

- portava il bambino P.T. ( c.) in cucina, lo appoggiava su un bancone e lo terrorizzava perchè non voleva mangiare, per lo stesso motivo faceva piangere il bambino D.T. L., spesso toglieva il pasto a quelli più lenti nel consumarlo e lo mangiava lei stessa, come nel caso del minore C.N.; - spegneva la luce e oscurava la stanza, dicendo che "la luce eccita i bambini; poi nel buio sbatteva con violenza un qualche oggetto rumoroso sul tavolo in modo da spaventare i bimbi e indurli al silenzio; - metteva il piede, calzante la scarpa, sulla testa del bambino Co.Et. perchè questi si era distratto e non la guardava mentre lei ballava; - metteva il bambino V. B. seduto sul vasino con faccia contro il muro; - imbrattava il viso dei bambini utilizzando normali pennarelli e incurante del pianto degli stessi (come sicuramente per il minore C.V. G.).

 

Il Tribunale di Roma, con sentenza 4 giugno 2010 ha dichiarato la L. colpevole del reato di cui all'art. 81 capoverso e art. 571 cod. pen., condannandola alla pena di due mesi due di reclusione e al risarcimento del danno parti civili.

 

Il primo giudice ha ritenuto la colpevolezza dell'imputata sulla base delle dichiarazioni rese dai genitori di alcune delle parti offese, dalle colleghe B.G., D.L., U.U. e F.F., dalla coordinatrice dell'asilo Gi.

 

L., dalla psicologa B.D., dal direttore del primo municipio g.g., dalla coordinatrice centrale B. S., dal direttore delle politiche educative del Comune di (OMISSIS) S.S., nonchè da alcuni testimoni indicati dalla difesa tra i quali M.A..

 

La Corte di appello, con la sentenza impugnata, dopo aver frazionato in due parti distinte le accuse alla L. ("condotte invadenti" e "comportamenti vessatori"), ha ritenuto che le condotte specificate nella seconda parte del capo d'imputazione, non riscontrate dalle dichiarazioni dei genitori e degli altri testimoni escussi, pur considerate nel loro insieme, non abbiano realizzato un metodo educativo, fondato sull'intimidazione che sia stato connotato da arbitrarietà e sia stato eccessivo nella misura, trasmodando nell'abuso del mezzo di educazione.

 

Diverse considerazioni ha fatto invece la corte distrettuale in ordine ai fatti di cui la L. è accusata nella prima parte del capo di imputazione ("condotte invadenti") ed in particolare ai baci sulla bocca che, secondo la F. e la U., l'appellante avrebbe dato ai bambini D.L. (al quale in un'occasione aveva dato un bacio prolungato tenendogli ferma la faccia), G. E. e V.B..

 

Le accuse secondo la corte distrettuale hanno trovato conferma nelle dichiarazioni dei genitori di D.L., del padre di V.B., della mamma di G.E., e della teste B.G., supplente giornaliera.

 

Per la gravata sentenza tale quadro probatorio ha consentito di ritenere che l'imputata, almeno nei confronti dei tre bambini indicati, "quando li accoglieva", li baciava sulla bocca e li stringeva a sè in modo eccessivo, anche in presenza dei genitori.

 

Questo comportamento, prolungato nel tempo, è stato dalla Corte di appello ritenuto un eccesso sanzionabile ex art. 571 c.p., perchè avrebbe messo in pericolo l'equilibrio dei bambini e l'armonico sviluppo della loro personalità: i fatti, giustificati come manifestazione di affetto, costituirebbero quindi una condotta inappropriata ed abusante nei confronti dei minori, ai quali l'educatrice avrebbe imposto un comportamento di eccessiva affettività, incurante della gradualità necessaria nei loro rapporti....

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LaPrevidenza.it, 11/04/2013

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