domenica, 22 maggio 2022

Forma ed atto. Verso una utopia informatica

Prof. Sergio Sabetta

 

Vi è nell’evolversi del tempo nelle società umane una continua fluttuazione secondo una spirale tra la forma e quella che Simmel definisce “vita”, nel preciso momento in cui una necessità storica nata dal processo vitale nel procedere della civiltà si struttura e consolida in una determinata “forma” si gettano già le premesse per il suo superamento con un progressivo irrigidimento nella storia della forma fino alla necessità di una sua evoluzione o implosione, ma è la stessa forma nel momento in cui si produce a pretendere una sua permanenza storica in opposizione al fluire della società (Simmel) in una perenne lotta tra forma in essere e forma in divenire, manifestazione di un perpetuo rapporto tra cambiamento e conflitto che Eraclito dispone regolato dal “Logos”.

 

Simmel riconosce al centro di ogni periodo storico un concetto centrale da cui si irradiano le coscienze, ma è solo nel momento in cui vi è l’incontro tra l’essere individuale e il dovere storico che si ha la perfezione di quel determinato periodo, nell’epoca attuale la mancanza di un ideale unificante fa sì che ognuno tenda a rinchiudersi nella certezza della propria specializzazione e il prorompere fuori di quello che  Nietzsche chiama “incremento” e Schopenhauer “volontà” della vita porta alla sua dispersione in mille rivoli.

 

La razionalizzazione che l’uomo subisce nelle organizzazioni sociali moderne, tanto istituzionali che private, nell’inserirlo nel fluire della struttura economica ne condiziona fortemente la libertà che deriva dalla possibilità e capacità di               auto-organizzarsi, la rottura avviene nel momento in cui le promesse che diventano anche premesse, di un miglioramento materiale e quindi spirituale vengono a mancare, interviene l’atto di rottura che ne nega le premesse e quindi le virtù su cui si fonda la norma che costituisce la trama su cui tessere i rapporti, non si tratta più dell’illegittimità che di fatto in termini negativi conferma violandoli  i valori a base della norma, l’atto espressione di rapporti negativi che comunque si rifanno agli stessi valori economici tutelati dalla legge.

 

La razionalità da Weber individuata nel capitalismo moderno inteso come “razionalismo economico”, in cui il potere risiede nel controllo dell’apparato amministrativo teso ad una sua continua crescita, innanzitutto informativa, da elemento rivoluzionario si trasforma in puro “potere” che viene a negare la “potenza” insita nell’incremento nietzschiano quale espressione di quella che Schopenhauer definisce la volontà della vita, la “forma” nel prevalere sulla vita diventa per Weber un “destino ineludibile” conseguenza dello stretto intrecciarsi tra superiorità tecnica e disponibilità al servizio quale risultato di una contrattazione (Rossi).

 

Questo svuotarsi della “forma”, nell’arte percepita quale rottura degli schemi razionali ereditati dal passato, è riassorbita economicamente dando un valore finanziario all’atto di rottura, l’auto – organizzazione ammirata e imitata diviene oggetto di identificazione ludica e quindi liberatoria, per tale via riassorbita nella razionalità sistemica, l’atto  originario viene volgarizzato nell’imitazione e massificato si che diventa a sua volta una “forma estetica” sconsacrata (Kandinsky).

 

La ciclicità si ripete tecnologicamente a livelli superiori e allo Stato, quale vecchio “Leviatano” (Hobbes), si affiancano nuove organizzazioni da cui emergono nuove regole ma la proprietà emergente, frutto della lesione dell’ordine precedente, nel suo processo di auto – organizzazione crea un nuovo ordine espressione permanente della seconda legge della termodinamica (Deacon).

 

Dahrendorf sottolinea che la funzione normativa è quella di stabilire e mantenere il potere determinando il modello di coesione sociale e quindi i valori su cui è fondato, questo contribuisce a determinare gli status sociali su cui si poggia l’ordine gerarchico, vi è quindi una tendenza insita al conflitto nel sistema che può arrivare nella ricerca di stabilizzazione alla somministrazione su scala industriale di psicofarmaci in un intreccio tra economia e controllo, ma il controllo totale non è del tutto confacente all’economia di mercato nella sua globalità così da dovere mantenere zone normativamente grigie.


 

Documento integrale

(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 12/05/2013

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