venerdì, 03 dicembre 2021

Federalismo fiscale regionale

Schema di decreto legislativo sul federalismo regionale e provinciale con parere positivo della Commissione parlamentare  per l'attuazione del federalismo fiscale - Dario Immordino  

 

Fiscalizzazione dei trasferimenti, trasformazione in tributi propri di diverse forme impositive, territorialità del prelievo, rideterminazione delle addizionali IRPEF, riduzione dell'IRAP, nuovi poteri di gestione delle entrate tributarie, compartecipazione IVA. Queste per grandi linee le principali innovazioni al "fisco regionale" federalista contenute nello schema di decreto legislativo approvato dalla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale.
Il contenuto del provvedimento è in realtà più vasto e si occupa anche dell'autonomia di entrata delle province e dell'ormai arcinoto profilo dei costi standard nel settore sanitario, ovvero i costi efficienti di gestione che dovranno consentire di superare il criterio della spesa storica, che consentiva il ripiano da parte dello Stato della spesa sopportata da regioni ed enti locali indipendentemente da ogni valutazione sulla efficienza, e quindi sulla ragionevolezza.
Per quanto specificamente concerne l'autonomia di entrata delle regioni è bene precisare che le disposizioni del decreto in linea con le indicazioni della Legge n. 42/2009 e della giurisprudenza costituzionale non trovano applicazione con riferimento alle regioni a Statuto speciale, le quale devono procedere all'adeguamento dei propri regimi finanziari al nuovo assetto del sistema di finanza pubblica secondo le forme e modalità previste dai rispettivi statuti. E per lo più hanno già provveduto a ciò, con la sola esclusione della Sicilia. Le disposizioni contenute nello schema approvato dalla Commissione parlamentare troveranno quindi applicazione solo alle regioni ordinarie.

Fiscalizzazione dei trasferimenti

Si tratta di uno dei profili qualificanti del federalismo fiscale: ogni ente dovrà coprire i costi di esercizio delle funzioni di competenza con risorse proprie, derivanti dal sacrificio fiscale dei propri cittadino. Ciò al fine di garantire la responsabilizzazione degli enti di governo e il controllo sociale sulla gestione finanziaria. A tal fine i trasferimenti statali, a partire dal 2013, i trasferimenti statali di parte corrente e - ove non finanziati attraverso il ricorso all'indebitamento - anche quelli in conto capitale  verranno soppressi e sostituiti con risorse derivanti dal gettito tributario. Allo stesso modo saranno soppressi i trasferimenti regionali agli enti locali. 

Tributi regionalizzati

A decorrere dal 1° gennaio 2013 sono trasformati in tributi propri regionali la tassa per l'abilitazione all'esercizio professionale, l'imposta regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio marittimo, l'imposta regionale sulle concessioni statali per l'occupazione e l'uso dei beni del patrimonio indisponibile, la tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche regionali, le tasse sulle concessioni regionali, l’imposta sulle emissioni sonore degli aeromobili. In relazione a  queste forme di prelievo è riconosciuto alle regioni un certo potere di manovra entro limiti stabiliti dalla legge statale. Trattandosi di tributi "propri" le regioni possono anche decidere di sopprimerli.

Addizionale I.R.P.E.F.

A decorrere dall'anno 2013, attraverso un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, l'addizionale regionale all'I.R.P.E.F. sarà rideterminata  in modo tale da garantire al complesso delle regioni a statuto ordinario un ammontare di entrate pari a quelle attualmente garantite dal gettito dell’aliquota di base sinora vigente, dai trasferimenti statali e dalla compartecipazione all'accisa sulla benzina. In altri termini la fiscalizzazione dei trasferimenti statali e la ristrutturazione dei tributi attualmente esistenti non potrà tradursi in una riduzione di risorse per le regioni.
Per evitare che l'incremento dell'addizionale regionale si traduca in una maggiore pressione fiscale a carico dei contribuenti è previsto che lo stesso dpcm riduca proporzionalmente  le aliquote dell'I.R.P.E.F. di competenza statale, mantenendo inalterato il prelievo fiscale complessivo a carico dei cittadini.
Sempre a partire dal 2013 le regioni potranno aumentare o diminuire l'aliquota dell'addizionale regionale all'IRPEF di base, che, sino alla rideterminazione ad opera del citato decreto è fissata in un valore pari allo 0,9 per cento.
Nel caso delle maggiorazioni il provvedimento prevede un incremento graduale pari:
a) allo 0,5 per cento per l'anno 2013;
b) all'1,1 per cento, per l'anno 2014;
c) al 2,1 per cento, a decorrere dall'anno 2015.
Precisa che fino al 2013, non potranno varare alcun aumento le regioni che, alla data di entrata in vigore del decreto, si avvalgano di un'aliquota superiore allo 0,9%; questi enti potranno esclusivamente deliberare una riduzione di questa tipologia di prelievo  fino allo 0,9%.
Resta fermo il limite della maggiorazione dello 0,5 per cento, se la regione abbia disposto la riduzione dell'I.R.A.P..

Compartecipazione I.V.A.

A partire dal 2013 la compartecipazione delle Regioni ordinarie al gettito dell’Iva sarà fissata in rapporto al principio della territorialità, cioè tenendo conto del luogo di consumo, che coincide con quello di cessione dei beni e, nelle prestazioni di servizi, con il domicilio del soggetto fruitore. Nel caso di cessione di immobili si farà riferimento alla loro ubicazione.
Sino al 2013 la compartecipazione regionale verrà calcolata sulla base della normativa vigente “al netto” di quanto devoluto alle regioni a statuto speciale e delle risorse Ue.

I.R.A.P.

Dal 2013 ciascuna Regione, con propria legge, potrà ridurre le aliquote Irap fino ad azzerarle e disporre deduzioni alla base imponibile nei limiti consentiti dalla disciplina comunitaria sugli aiuti fiscali. In conformità con le indicazioni della giurisprudenza comunitaria è precritto espressamente che l'onere delle eventuali agevolazioni dovrà gravare esclusivamente sui bilanci regionali, senza alcuna possibilità di compensazone con risorse a carico dello Stato, e quindi della collettività generale.
La possibilità di ridurre il prelievo Irap è preclusa a quelle Regioni che, per problemi finanziari, sono ricorse a consistenti maggiorazioni dell’addizionale regionale Irpef in misura superiore alo 0, 5% rispetto all’aliquota base fissata dallo Stato.

Gettito derivante dal recupero di evasione fiscale

Alle regioni sarà assicurato l'intero gettito derivante dall'attività di recupero fiscale riferita ai tributi propri derivati e alle addizionali dei tributi erariali. La quantificazione del gettito avverrà secondo i principi di territorialità sanciti dalla legge delega: si terrà conto cioè dei parametri prescritti per l'attribuzione di una determinata quota di gettito al territorio regionale in relazione a ciascun tributo.
Allo stesso modo e sempre sulla base del principio di territorialità, verrà assicurata alle regioni una quota di gettito derivante dall'attività di recupero fiscale Iva commisurata all'aliquota di compartecipazione vigente (oggi e fino al 2012 fissata al 44,7%).

Gestione dei tributi regionali

Ma l'autonomia non dipende solo dalla potestà di intervenire attraverso lo strumento legislativo sulla conformazione del tributo, ma anche dal potere di partecipare alla gestione.
A tal fine lo schema di decreto approvato dalla Commissione parlamentare sul federalismo fiscale prevede che le Regioni, con specifico atto convenzionale sottoscritto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e con l’Agenzia delle Entrate, possono definire le modalità gestionali e operative dei tributi regionali, nonché i criteri e le regole di ripartizione degli introiti derivanti
dall’attività di recupero dell’evasione, fermo restando che le attività di controllo, di rettifica della dichiarazione, di accertamento e di contenzioso dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’addizionale regionale all’IRPEF devono essere svolte dall’Agenzia delle Entrate.

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LaPrevidenza.it, 28/04/2011

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