venerdì, 03 dicembre 2021

Federalismo fiscale: fallimento politico per gli amministratori inefficienti

Schema decreto sui meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni - Avv. Dario Immordino

 

Dal federalismo fiscale la gente si aspetta significativi incrementi dell’efficienza dei servizi pubblici, un'amministrazione pubblica più vicina ai cittadini,  una notevole riduzione degli sprechi grazie alla responsabilizzazione degli enti locali; e una consistente riduzione della pressione fiscale sugli utenti, resa possibile proprio dai recuperi di efficienza e dalla necessità per gli amministratori locali di render conto del loro operato.

Ciò perché, secondo l'opinione generale, il federalismo fiscale, responsabilizzando gli amministratori di Regioni ed enti locali, dovrebbe  liberare risorse pubbliche.

A tal fine la legge sul “federalismo fiscale” ha introdotto un principio assolutamente fondamentale e coerente con un modello di ente locale saldamente legato alla sua collettività dal rapporto democratico: quello della responsabilità degli amministratori per il deficit di bilancio.

L’obiettivo è quello di creare un modello istituzionale che valorizzi la capacità di ciascun ente di garantire ai propri cittadini livelli essenziali di servizi, a partire da quelli socio-sanitari o infrastrutturali, che le amministrazioni inefficienti dovranno inevitabilmente realizzare attraverso progressivi incrementi della pressione fiscale, sino al fallimento politico.

In attuazione delle disposizioni della legge delega, lo schema di decreto legislativo (MECCANISMI SANZIONATORI E PREMIALI RELATIVI A REGIONI, PROVINCE E COMUNI, NONCHÈ ISTITUZIONE DELLA CONFERENZA PERMANENTE PER IL COORDINAMENTO DELLA FINANZA PUBBLICA, AI SENSI DEGLI ARTICOLI 2, 5, 17 E 26 DELLA LEGGE 5 MAGGIO 2009, N. 42) appena varato dal Consiglio dei Ministri introduce la sanzione della ineleggibilità a diverse cariche pubbliche per coloro che sono stati riconosciuti dalla Corte dei Conti  responsabili del dissesto del rispettivo Ente.

 Trova così concreta attuazione uno dei principi-cardine di un sistema di finanza pubblica efficiente: quello per cui l'incapacità degli amministratori locali e regionali di gestire le politiche finanziarie e tributarie deve portare i responsabili al cd  fallimento politico.

A tal fine l’art. 6 dello schema di decreto integra il contenuto del comma 5 dell'art. 248 del TUEL (il Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267) in base al quale gli amministratori che la Corte dei conti ha riconosciuto responsabili, anche in primo grado, di danni da loro prodotti, con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario, non possono ricoprire, per un periodo di cinque anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati, qualora risulti accertato che le loro azioni od omissioni abbiano causato il dissesto.

Secondo quanto previsto dal provvedimento, la sanzione di ineleggibilità si protrarrà per dieci anni e riguarderà le cariche di Sindaco, di Presidente di Provincia, di Presidente di Giunta regionale, nonché di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento, e del Parlamento europeo.

I responsabili del dissesto saranno altresì interdetti per un periodo di tempo di dieci anni da qualsiasi carica in enti vigilati o partecipati da enti pubblici.

 A garanzia della trasparenza dei bilanci e della documentazione finanziaria è prevista anche  una sanzione interdittiva per i revisori dei conti responsabili di omissioni nell'attività di controllo.

Ciò in considerazione del ruolo sempre maggiore che tali soggetti sono chiamati a svolgere nell’ambito del nuovo assetto del sistema di controlli sulla corretta gestione finanziaria degli enti territoriali.

Al fine di garantire l’effettiva applicazione della disciplina e di superare eventuali resistenze degli amministratori locali lo schema di decreto prevede la possibilità che, in caso di omissione nella dichiarazione di dissesto, tale adempimento venga demandato dal Prefetto  ad un Commissario.

Il procedimento che porta all’adozione della dichiarazione di dissesto parte dalle pronunce delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti concernenti la  relazione sul bilancio di previsione dell’esercizio di competenza e sul rendiconto dell’esercizio medesimo, trasmesse dagli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali sulla base dei criteri e delle linee guida predisposte dalla stessa magistratura contabile. Tali pronunce possono seguire le verifiche sulla regolarità della gestione amministrativo-contabile attivate dal Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, anche avvalendosi dei servizi ispettivi di finanza pubblica

Qualora dagli accertamenti della Corte dei conti dovessero emergere comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, violazioni degli obiettivi della finanza pubblica allargata e irregolarità contabili o squilibri strutturali del bilancio dell'ente locale in grado di provocarne il dissesto economico e lo stesso ente non abbia adottato, entro il termine assegnato, le necessarie misure correttive indicate dalla magistratura contabile,  la competente sezione regionale, accertato l'inadempimento, trasmette gli atti al Prefetto" ai fini della deliberazione dello stato di dissesto e della procedura per lo scioglimento del Consiglio dell'ente..

Il Prefetto assegna al Consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a venti giorni per la deliberazione del dissesto.

 Decorso infruttuosamente detto termine, l’ adempimento viene demandato ad un Commissario e il Prefetto dà corso alla procedura per lo scioglimento del consiglio dell'ente, che si conclude con decreto del Presidente della repubblica, cui è allegata la relazione del Ministro contenente i motivi del provvedimento. Dell'adozione del decreto di scioglimento è data immediata comunicazione al Parlamento, e si provvede alla relativa pubblicazione nella «Gazzetta Ufficiale» della Repubblica italiana.

Avv. Dario Immordino

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LaPrevidenza.it, 02/04/2011

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