lunedì, 08 agosto 2022

Fallimento: il curatore può ricorrere al Giudice di legittimità per ottenere il compenso

Cassazione civile, sezione II, sentenza 9.5.2011 n. 10143

 

Con decreto in data 7.2.2005 il giudice delegato al fallimento della H s.p.a., dichiarato dal Tribunale di Perugia, liquidava in favore dello Studio associato di consulenza del lavoro A. Annibale, Stefano e C. Marco, il compenso di Euro 12.406,68, per la cura di pratiche riferite al personale della società fallita, a fronte di una richiesta formulata per la maggior somma di Euro 52.131.58. Reclamava, ai sensi della L. Fall., art. 26, l'anzidetto Studio, deducendo che tale liquidazione, immotivata e illegittima, non era assolutamente corrispondente al volume dell'attività svolta, concretizzatasi nella predisposizione di numerosi prospetti paga e nello svolgimento di altre, rilevanti incombenze, cosÏ come descritte in un'apposita relazione, datata 28.6.2004; che il compenso richiesto non era stato neppure quantificato nella misura massima prevista dalla tariffa professionale, ancorché quest'ultima fosse risalente nel tempo e non più adeguata al valore effettivo delle prestazioni; e che, pertanto, il compenso per l'opera prestata doveva essere liquidato nella misura richiesta, ovvero, in subordine, in diversa misura comunque superiore a quanto liquidato dal giudice delegato. Con ordinanza del 10.5.2005 il Tribunale di Perugia premesso che il provvedimento reclamato aveva liquidato il compenso allo Studio associato quale "coadiutore", rigettava il reclamo, osservando che il giudice delegato aveva ritenuto di dover applicare i minimi tariffari motivando tale sua determinazione sia per l'episodico e la natura delle prestazioni, sia tenendo conto della natura del soggetto richiedente, e che tale liquidazione doveva ritenersi corretta e condivisibile; che l'estrema genericità dell'unico motivo di censura posto a sostegno del reclamo non autorizzava a procedere ad una disamina dettagliata delle singole voci cosÏ come esposte nella relazione riepilogativa del 28.6.2004; e che, in ogni caso, avuto riguardo alle varie attività per come esposte nella ridetta relazione, l'importo liquidato appariva congruo e pienamente remunerativo. Per la cassazione di quest'ultimo provvedimento ricorre A. S., quale contitolare del prefato Studio professionale, con unico motivo, illustrato da memoria. La parte intimata ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c., con separata procura speciale autenticata da notaio, ma non ha proposto controricorso.

 

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LaPrevidenza.it, 25/01/2012

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