sabato, 27 novembre 2021

Donazione perduta per acclarata ingratitutdine

Cassazione, sentenza 4.11.2011 n. 22936

 

Con atto di citazione del 25-26 ottobre 1993, C.M.G. convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Roma la moglie D.C. A., esponendo le vicende che lo avevano indotto a sposarla in seconde nozze e a venderle, prima del matrimonio, l'appartamento in (OMISSIS) nonché, dopo le nozze, a trasferirle buoni ordinari del Tesoro per lire 730.000.000, e chiedendo che il Tribunale dichiarasse la simulazione o la nullità o annullabilità dei suddetti negozi, e, in subordine, che essi, intesi come donazioni, fossero revocati per ingratitudine, attesa la infedeltà della moglie, molto più giovane di lui, che lo aveva abbandonato.

L'atto venne notificato anche alla Banca Popolare di Novara.

Si costituì in giudizio la D.C. opponendosi alla domanda. Nel giudizio intervenne l'avv. Vincenzo Esposito per sostenere le ragioni della convenuta.

Il Tribunale adito rigettò tutte le domande.

2. - La pronuncia fu impugnata dal C. innanzi alla Corte d'appello di Roma, che, con sentenza depositata il 16 settembre 2004, accolse parzialmente il gravame, disponendo la revocazione della donazione dell'appartamento, e condannando la D.C. a rilasciarlo. Il giudice di secondo grado dichiarò anzitutto inconferente la eccezione dell'appellata secondo cui l'atto di appello non era stato notificato anche al suo secondo difensore, aggiungendo che era stato integrato il contraddittorio nei confronti degli altri soggetti che erano stati parti in primo grado, senza che la originaria mancata loro citazione integrasse il vizio di inammissibilità del gravame. Del resto, la partecipazione al giudizio di appello della Banca Popolare e dell'avv. Esposito, non costituitisi, non influiva sulla definizione della controversia. Nel merito, la Corte respinse, con riguardo alla vendita dell'immobile, la tesi del C. circa la valutazione della dichiarazione senza data a firma della convenuta come confessione stragiudiziale.

Infatti, l'appellante non aveva censurato il passaggio della decisione di primo grado che aveva ritenuto che la dichiarazione della convenuta, contenuta in una scrittura privata depositata all'udienza del 23 marzo 1995, con la quale la D.C. riconosceva definitivamente il C. quale unico ed esclusivo proprietario dell'immobile, non avesse il valore di confessione stragiudiziale, perché contenuta in un atto di transazione. Tuttavia, la simulazione relativa della vendita era adeguatamente dimostrata aliunde. La circostanza che il contratto attuasse in realtà una donazione - della quale possedeva i requisiti di forma e di sostanza - era stata ammessa nelle difese della D.C. in primo grado ed era presupposta nella sentenza penale con la quale la D.C. era stata assolta, perché il fatto non sussiste, dal reato di circonvenzione di incapace in danno dell'attore, e nella quale si affermava che l'appartamento di cui si tratta era stato in realtà donato prima del matrimonio.

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LaPrevidenza.it, 29/01/2012

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