giovedì, 21 ottobre 2021

Debiti fuori bilancio per la ricapitalizzazione di società non costituite per l'esercizio di servizi pubblici locali

Corte dei conti - Sezione controllo per la Regione Friuli Venezia Giulia - Deliberazione 74 - 2011 - Dario Immordino

 

Gli enti locali non possono legittimamente riconoscere, ai fini della regolarizzazione contabile, il debito fuori bilancio avente ad oggetto la spesa necessaria per la ricapitalizzazione di una società che non gestisca un servizio pubblico locale, ma piuttosto rivesta “un interesse di portata generale”.

Ciò perché l’art.194, comma 1, lett. c) del D.Lgs. n. 267/2000 (T.U.E.L.) riconosce la legittimità solo dei debiti fuori bilancio derivanti da:

a) sentenze esecutive;

b) copertura di disavanzi di consorzi, di aziende speciali e di istituzioni, nei limiti degli obblighi derivanti da statuto, convenzione o atti costitutivi, purché sia stato rispettato l'obbligo di pareggio del bilancio, ed il disavanzo derivi da fatti di gestione;

c) ricapitalizzazione, nei limiti e nelle forme previste dal codice civile o da norme speciali, di società di capitali costituite per l'esercizio di servizi pubblici locali;

d) procedure espropriative o di occupazione d'urgenza per opere di pubblica utilità;

e) acquisizione di beni e servizi, in violazione delle regole per l'assunzione di impegni e per l'effettuazione di spese, nei limiti degli accertati e dimostrati utilità ed arricchimento per l'ente, nell'àmbito dell'espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza.

La limitazione della possibilità di riconoscere  debiti delle amministrazioni locali al di fuori delle ordinarie regole di bilancio a poche fattispecie tassativamente elencate deriva dalle esigenze di salvaguardia del fondamentale principio di sana gestione finanziaria, codificato al massimo livello normativo dall’art. 119 Cost. , laddove si prevede che il ricorso all’indebitamento è consentito esclusivamente nelle forme ammesse dalla legge , e solo per il finanziamento di investimenti.

Considerato che l’assunzione di debiti fuori bilancio (cioè di sopravvenienze passive originate da  impegni di spesa non derivanti dalle consuete procedure di bilancio) costituisce una forma di deroga rispetto  ai principi di universalità, veridicità ed attendibilità del bilancio, nonché all’obbligo di copertura finanziaria dei procedimenti di spesa, posto dall’art. 81, 4 comma, della Costituzione a garanzia degli equilibri di bilancio le ipotesi in cui possono  essere tollerate obbligazioni pecuniarie riferibili ad un Ente pubblico assunte in violazione delle norme giuscontabili che regolano i procedimenti di spesa sono da considerarsi tassative e non suscettibili di interpretazione analogica o estensiva.

 Ne deriva che il perimetro applicativo della disposizione di cui all’art. 194  comma 1, lett. c) del D.Lgs. n. 267/2000 che consente la legittimità del riconoscimento di debito fuori bilancio solo per le spese concernenti la ricapitalizzazione di  società di capitali costituite per l’esercizio di servizi pubblici locali” non può essere esteso per legittimare gli oneri relativi all’aumento di capitale di società non costituite per l’esercizio di servizi pubblici locali.

Si tratta peraltro di una soluzione avvalorata dalla constatazione che, in attuazione della cd golden rule prevista dall’art. 1109 Cost., l’art. 3 della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (finanziaria 2004) dopo aver elencato le tipologie di spesa che possono essere ricomprese tra gli oneri di investimento (acquisto,  costruzione,  ristrutturazione e  manutenzione straordinaria di beni immobili, impianti, macchinari, attrezzature tecnico-scientifiche, mezzi di trasporto e altri beni mobili ad utilizzo pluriennale,  oneri per beni immateriali ad utilizzo pluriennale; partecipazioni azionarie e i conferimenti di capitale, nei limiti della facoltà di partecipazione concessa ai singoli enti mutuatari dai rispettivi ordinamenti, trasferimenti in conto capitale destinati specificamente alla realizzazione degli investimenti a cura di un altro ente od organismo appartenente al settore delle pubbliche amministrazioni, interventi contenuti in programmi generali relativi a piani urbanistici attuativi, esecutivi, dichiarati di preminente interesse regionale ecc) dispone che le regioni a statuto ordinario, gli enti locali, le aziende, i consorzi cui partecipano enti locali, con esclusione di quelli che gestiscono attività aventi rilevanza economica ed imprenditoriale e, ove previsto dallo statuto, dei consorzi per la gestione dei servizi sociali, le comunità isolane o di arcipelago, unioni di comuni, aziende speciali, consorzi, istituzioni, società di capitali costituite per l'esercizio di servizi pubblici non possono ricorrere all’indebitamento per il finanziamento di conferimenti rivolti alla ricapitalizzazione di aziende o società finalizzata al ripiano di perdite.

Sicché nel caso in cui il capitale di società che non gestiscono servizi pubblici locali si riduce al disotto del minimo legale, e ai sensi dell’art. 2482 ter c.c., si rivela necessario deliberarne l’ aumento ad una cifra non inferiore al detto minimo, gli enti locali dovranno far fronte a tale esigenza attraverso le ordinarie modalità previste dall’ordinamento.

In tal senso, anche in assenza dei presupposti per l’attivazione delle procedure standard per gli impegni di spesa, le amministrazioni pubbliche in ossequio ai principi di sana e prudente gestione finanziaria dovrebbero identificare e valutare eventuali passività potenziali al fine di predisporre adeguati accantonamenti al fine di far fronte ai futuri debiti: se si tratta di passività certe nell’an e nel quantum possono trovare copertura attraverso appositi stanziamenti di bilancio, in caso contrario il ripiano può derivare dalla riserva di una quota parte di avanzo.

Per quanto specificamente concerne l’aumento di capitale “l’attivazione delle ordinarie procedure di spesa si appalesa necessaria, laddove sia possibile prevedere il sorgere dell’obbligazione e la tempistica dell’adempimento”.

Documento integrale

Invia per email

LaPrevidenza.it, 28/11/2011

MAURIZIO DANZA
mini sito

Via Devich 72, 00143, Roma (RM)

Telefono:

0664522748

Cellulare:

3383901238

Professione:

Avvocato

Aree di attività:

Diritto del lavoro e delle relazioni sindacali, diritto dell'Unione Europea; amministrativo; diritto scolastico; di...

DAVIDE BOZZOLI
mini sito

Via Larga Castello N. 4 , 40061, Minerbio (BO)

Telefono:

0513511350

Cellulare:

3470530120

Professione:

Avvocato

Aree di attività:

diritto civile