martedì, 28 giugno 2022

Crisi sociale e dinamiche di sistema

Sergio Sabetta

 

In ogni società le dimensioni che vengono individuate da Braduel sono “cinque”: ecologica, economica, sociale, politica e culturale; questi scenari interagendo fra loro danno luogo ad un dinamismo in cui gli equilibri, indipendentemente dalla loro durata, sono del tutto congiunturali essendo sufficiente il mutamento di una sola “dimensione” per necessitare un nuovo riequilibrio, ne emerge che non vi è mai un'unica  causa nel movimento storico, tanto più in presenza di una forte e costante innovazione tecnologica. La dinamica accellerata comporta frequenti attriti e conflitti a tutti i livelli, anche a seguito della crescente complessità sociale, i sistemi di regolamentazione diventano quindi molto complessi e il sistema politico deve a sua volta possedere una forte capacità di adattamento nella regolamentazione delle dinamiche, circostanza che comporta anche una autotrasformazione senza tuttavia perdere la capacità di trasmettere e conservare dei valori culturali necessari alla comunità. Luhman nel descrivere la complessità di un sistema ricorda che questa deriva dalla “selettività” nei collegamenti a seguito di una “impossibilità” di collegare tutti gli elementi fra loro, la stratificazione che ne consegue porta alla necessità di una “gerarchizzazione” e di una “differenziazione funzionale”, la funzionalità differenziata tra sistemi, di cui è difficile una preventiva regolamentazione, porta ad una elasticità maggiormente adattabile alla complessità ambientale, in cui funzione fondamentale è la capacità di raccordo della politica che deve principalmente fornire nuovi significati all’universo in cui vive l’uomo. Il sistema nato dalla forma gerarchica e dalla differenziazione è qualcosa di diverso da una semplice somma di elementi essendo fornito di proprietà e contenuti specifici, quello che occorre definire è l’intensità delle interazioni tra gli elementi stessi e la loro eventuale incanalazione in sistemi di comunicazione che ne determinano la struttura spaziale, creando al contempo una gerarchia simbolica (Simon). Il processo umano non è che una soluzione dei problemi mediante prove, errori e selettività basata su regole euristiche le quali permettano una retroazione di informazioni dall’ambiente, a loro volta le interazioni tra sottosistemi se a breve termine sono scarse a lungo termine diventano sensibili al comportamento aggregato degli altri sottosistemi stessi. Nella loro interazione vi sono dei limiti oltre i quali vi è un’impossibilità di ulteriori interazioni, che calato nei sistemi sociali si trasforma nell’impossibilità umana di elaborare una moltitudine di informazioni in parallelo ma solo in termini seriali, limitando per tale via il numero delle persone simultaneamente coinvolgibili in una interazione, così l’aspetto gerarchico ci permette di semplificare i rapporti tra sottosistemi adattandoli alle nostre capacità di memoria e computo. Se un sistema ha elementi di inferenza con altri sistemi si crea l’aspetto “economico” e può essere descritto in termini economici, con una differenziazione tra mondo “dato” e mondo “manipolato” in un continuo passaggio tra descrizione di stato e descrizione di processo. Il mutamento sociale non è che la trasformazione del sistema di azione, ossia dei rapporti umani e delle forme di controllo sociale, in altre parole non le regole ma deve cambiare la stessa natura del gioco che disciplina i rapporti sociali e costituire le trame istituzionali (Crozier), devono quindi esistere accanto a rapporti di forza favorevoli, capacità cognitive e relazionali oltre all’instaurarsi di dinamiche di governo in grado di gestire la transizione, quello che comunque è determinante nel cambiamento è il livello tecnologico, il ruolo della scienza ed il mercato del lavoro (Bell). Nell’uomo vi è l’esigenza fondamentale di controllare lo spazio circostante entro il suo raggio di azione, organizzando il disordine, solo la circolazione ricorsiva gli permette di semplificare la complessità mantenendo un equilibrio continuo tra complessificazione e decomplessificazione in cui la semplicità della struttura in esame poggia su una complessità sistemica, così che il pensiero possa cogliere contemporaneamente diversi livelli mettendoli in relazione fra loro (Morin), prevale in questo processo il “pensiero laterale” in cui il soggetto viene ad esplorare le possibilità ( complessità) superando l’aspetto “centrale” del vincolo (ordine)...

Sergio Sabetta

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LaPrevidenza.it, 02/06/2012

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