sabato, 25 settembre 2021

Contratto di agenzia: la reclusione del titolare non ne determina l'annullamento

Cassazione civile  sez. lav., sentenza 15 ottobre 2010 n. 21279

 

P.C. Adiva il Tribunale di Milano nei confronti della Società Cattolica di Assicurazione s.p.a. (SCA) con riferimento al rapporto intrattenuto con la Compagnia, dalla quale aveva ricevuto nel 1992 mandato per la agenzia di (OMISSIS), per contestare la legittimità del recesso per giusta causa dal rapporto agenziale intimato da SCA con comunicazione in data 9 gennaio 2002 e chiedere la condanna della controparte al pagamento delle indennità di fine rapporto spettanti in caso di recesso ad nutum dell’impresa (quantificate in Euro 205.657,30), nonché al risarcimento dei danni asseritamente subiti in conseguenza della illegittima deduzione della giusta causa di recesso (quantificati in Euro 865.552), e chiedeva altresì l’accertamento della illegittimità di addebiti per storni provvisionali per Euro 2.017,81 (ai sensi anche dell’art. 9 del vigente Accordo Nazionale Agenti 28.7.1994), La SCA, costituendosi in giudizio resisteva alle domande, in via riconvenzionale chiedendo la condanna del P. al pagamento della somma di Euro 14.745,05 quale saldo del conto di fine gestione agenziale, comprendente la somma di Euro 2.017,81 per storni provvigionali e quella di Euro 12.189,98 che, secondo la Compagnia, era l’importo di premi assicurativi versati sul conto corrente postale dell’agente e da questo mai rimessi alla SCA. Il Tribunale, pur ritenendo il recesso non sonetto dalla giusta causa dichiarata, riconosceva all’agente le indennità di fine rapporto inerenti al rapporto di agenzia con la stessa intercorso fino al 10 gennaio 2002 nella misura dovuta in caso di dimissioni, anziché di recesso del preponente privo di giusta causa. A sua avviso infatti la fattispecie era configurabile come impossibilità della prestazione dell’agente per fatto comunque a lui imputabile ed assimilabile all’ipotesi di dimissioni dell’agente. Inoltre negava il diritto al risarcimento del danno ex art. 1751 c.c., comma 4, e riteneva la SCA creditrice della somma di Euro 13.359,78 per saldo di fine gestione. A seguito di appello principale del P. e appello incidentale della SCA, la Corte d’appello di Milano, riguardo alla qualificazione giuridica del recesso dal rapporto di agenzia e alla disciplina applicabile in materia di indennità di fine rapporto, osservava che, essendo pacifico che il rapporto era cessato per recesso della preponente per giusta causa e non per recesso dell’agente, doveva escludersi l’applicabilità della disciplina relativa al recesso dell’agente, e doveva necessariamente tenersi conto delle concrete modalità e causali del recesso. Doveva anche farsi applicazione del principio della immutabilità della causale posta a base del recesso per giusta causa, nella specie consistente nella mancata presenza dell’attore presso l’agenzia e della sua irreperibilità dal 19 dicembre 2001. E doveva condividersi il giudizio del Tribunale secondo cui tale giusta causa era inesistente, sulla base del rilievo che la mancata presenza e l’irreperibilità erano giustificate, essendo dovute alla carcerazione dell’attore, peraltro immediatamente conosciuta dalla preponente, a seguito di segnalazione di impiegata dell’agenzia su richiesta della convivente del P.. Riguardo alla tesi della SCA secondo cui chi aveva fatto la comunicazione non aveva poteri rappresentativi del P., il quale inoltre, nonostante lo stato di carcerazione, avrebbe potuto fare le necessarie comunicazioni avvalendosi delle facoltà riconosciute dall’ordinamento penale e penitenziario, la Corte osservava che tali elementi non avevano rilievo ai fini della risoluzione della controversia, in quanto ciò che contava, alla luce della causale del recesso era che ci fosse stata una ragione giustificatrice del fatto che l’aveva motivato e che questa fosse stata conosciuta prontamente dal preponente, mentre ogni ulteriore indagine su ragioni diverse e sulla impossibilità della prestazione, non fatte valere dalla società al fine dell’estinzione del rapporto, non poteva avere ingresso. Quanto al risarcimento del danno richiesto ai sensi dell’art. 1751 c.c., comma 4, la Corte riteneva infondata la relativa domanda, osservando che non vi era stata dimostrazione alcuna della quantificazione effettuata dall’attore, che peraltro si fondava, in parte, su circostanze già rilevanti al fine dell’indennità di cessazione del rapporto, ed in parte sulle modalità qualificate dall’attore come “assolutamente deprecabili” del recesso, mentre simili modalità non si rinvenivano, il recesso essendo stato attuato mediante una lettera inviata al P., facente riferimento ad una causale asettica. In materia di regolazione delle provvigioni, la Corte ricordava che art. 9 del citato Accordo nazionale prevede il diritto della compagnia alla rifusione dall’agente della provvigione d’acquisto per la parte del contratto di assicurazione rimasta ineseguita per anticipata risoluzione o riduzione del premio o della durata. Il che escludeva il diritto stesso nella specie, in cui si trattava di recesso dal rapporto di agenzia e non dal rapporto di assicurazione, come rilevato dalla stessa società. Il relativo importo di Euro 2.017,81 non poteva, quindi, essere riconosciuto alla società. Quanto alla regolamentazione dei rapporti tra le parti a fine gestione, secondo la Corte non vi era prova tranquillizzante in ordine al credito di Euro 12.189,98 vantato dalla SCA, particolarmente considerando che in data 30 maggio 2002, e quindi a quasi cinque mesi dalla cessazione del rapporto d’agenzia, la SCA aveva effettuato un bonifico a P. per Euro 15.860,92 senza far cenno a propri crediti....

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LaPrevidenza.it, 24/02/2011

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