martedė, 09 agosto 2022

Considerazioni in ordine alla illegittimità costituzionale del d.l. 78/2010 relativamente alla rivalutazione della indennità integrativa speciale ex lege 210/92

Avvocato Sabrina Cestari

 

Premessa

L’indennizzo ex lege 210/92 è composto da una parte determinata ai sensi della tabella B ex lege 111/84 (c.d. Indennizzo Ordinario: art. 2 co. 1 della legge) e da una parte determinata ai sensi della legge 324/59 (c.d. indennizzo integrativo: art. 2 co. 2 primo periodo della legge). L’indennizzo viene annualmente rivalutato dal 1995, sulla base del tasso di inflazione programmato (T.I.P.), a seguito dell’entrata in vigore del d.l. 548/1996. Sulla base di una, per altro errata a parere della scrivente, interpretazione letterale dell’art. 2 comma 2 della Legge, il Ministero della Salute riconosce tale rivalutazione solo sull’indennizzo ordinario, mentre l’indennizzo integrativo non viene, invece, rivalutato.

Giurisprudenza della Corte di Cassazione

Con sentenze n. 15894/05 e 18109/07 (cui negli anni a seguire si sono uniformate la quasi totalità dei giudici di merito[1]) la sez. lavoro della Cassazione aveva stabilito il seguente principio di diritto: “entrambe le componenti dell’indennizzo sono rivalutabili secondo il tasso annuale di inflazione programmata, come previsto dall’art. 2, primo comma, della citata legge n. 210 del 1992”. In caso contrario, aveva aggiunto la Corte, l’indennizzo nel suo complesso verrebbe progressivamente abbattuto dalla svalutazione monetaria e non sarebbe pertanto equo rispetto al danno subito. Successivamente, con sentenze n. 21703/09 e n. 22112/09 la Cassazione aveva, invece, statuito, con motivazione  contraddittoria, che l’Indennizzo integrativo non dovrebbe essere rivalutato in quanto: la lettera della legge 210/92 prevederebbe la rivalutazione del solo Indennizzo Ordinario; l’Indennità integrativa speciale serve ad impedire o attenuare gli effetti della svalutazione monetaria onde è ragionevole che il legislatore non ne abbia previsto la rivalutazione; l’art. 32 Cost. non impone scelte quantitative al legislatore, salvo il principio della ragionevolezza degli indennizzi. Ciò nonostante, la maggior parte dei giudici di merito continuava a riconoscere ai danneggiati la rivalutazione integrale dell’indennizzo[2]. Recentemente, con le sentenze n. 6253/2011 e n. 11669/2011, la sezione lavoro della Cassazione ha, purtroppo, confermato l’ultimo orientamento, ribadendo sulla base delle stesse argomentazioni la non rivalutabilità della indennità integrativa speciale e facendo, al contempo, riferimento, nel caso della sentenza n. 11669/2011, anche all’introduzione nel nostro Ordinamento dell’art 11 comma 13 del d.l. 78/2010, che interpreta, come vedremo, l’art. 2, comma 2 della legge 210/92 e successive modifiche, nel senso che la somma corrispondente all’importo della indennità integrativa speciale non è rivalutata secondo il tasso di inflazione.

Il d.l. n. 78/2010

Con decreto legge n. 78/2010, entrato in vigore il 31 maggio 2010 (giorno di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale – Serie generale n. 125, suppl. ord. n. 114/L), il Governo ha inserito nel nostro Ordinamento giuridico le seguenti due nuove norme: l’art. 11 comma 13, che così stabilisce: “Il comma 2 dell’art. 2 della legge 25 febbraio 1992, n. 210 e successive modificazioni si interpreta nel senso che la somma corrispondente all’importo dell’indennità integrativa speciale non è rivalutata secondo il tasso di inflazione”; l’art. 11 comma 14, che così dispone: “Fermo restando gli effetti esplicati da sentenze passate in giudicato, per i periodi da esse definiti, a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto cessa l’efficacia di provvedimenti emanati al fine di rivalutare la somma di cui al comma 13, in forza di un titolo esecutivo. Sono fatti salvi gli effetti prodottisi fino alla data di entrata in vigore del presente decreto”. Il predetto decreto è stato convertito (per quanto qui interessa, senza modificazioni) con l. 30 luglio 2010 n. 122 (G.U. Serie Generale n.176 del 30/7/2010, supplemento ordinario n. 174). Il contrasto giurisprudenziale relativo alla rivalutazione dell’indennità integrativa speciale ex lege 210/92, esistente al momento dell’entrata in vigore del suddetto decreto, è stato, quindi, apparentemente “risolto”. L’indennizzo de quo dovrebbe, pertanto, essere rivalutato nella sola componente disciplinata dall’art. 2 co. 1 (c.d. Indennizzo ordinario)...

Avv. Sabrina Cestari

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LaPrevidenza.it, 25/07/2011

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