martedì, 09 agosto 2022

Congedi parentali: no al computo dei giorni festivi se il periodo viene interrotto

Cassazione, sez. lavoro, Sentenza 21 gennaio 2013, n. 1316

 

Con ricorso depositato il 6-6-2008 T.B., dipendente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, premesso di avere esercitato sia il diritto di astensione facoltativa dal lavoro L. n. 240 del 1971, ex art. 7, comma 1 (come sostituito dalla L. n. 63 del 2000, art. 3) in modo frazionato con rientro settimanale al lavoro il venerdì, sia il diritto di astensione durante le malattie del figlio come previsto dal successivo comma 4, chiedeva al Giudice del lavoro del Tribunale di Trento che fosse accertata la corretta interpretazione delle norme di legge e di c.c.n.l. applicabili al caso di specie e che il Ministero fosse condannato a rimborsare gli emolumenti indebitamente decurtati.

A sostegno della propria pretesa la ricorrente evidenziava come l'Amministrazione avesse considerato quali giorni di astensione facoltativa o di astensione per malattia del figlio alcune giornate in violazione dell'art. 10, comma 2, lett. e) c.c.n.l. 16-5-2001 integrativo del c.c.n.l. Comparto Ministeri 16-2-1999, atteso che per "ritorno al lavoro" (che impedisce di considerare giorni di assenza ex lett. c) e d) gli eventuali giorni festivi che si collocano tra due periodi di assenza fruita in modo frazionato) doveva intendersi non già il materiale rientro al lavoro, bensì "l'ipotetico rientro al lavoro".

Il Ministero si costituiva rilevando che la richiamata norma faceva riferimento all'effettiva esecuzione della prestazione, non potendosi intendere quale "ripresa di servizio" i periodi di ferie, la malattia propria del dipendente nonchè ogni altra assenza giustificata, e chiedendo l'attivazione della procedura D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 64, all'esito della quale l'ARAN comunicava che le parti non avevano raggiunto un accordo circa l'interpretazione autentica della citata norma.

Il giudice adito, con sentenza n. 159/2009, ritenuta in concreto non rilevante, nella fattispecie, la questione interpretativa a suo tempo sollevata, facendo essa riferimento alle sole ipotesi di assenze frazionate per lo stesso titolo, pronunciando non ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 64, comma 3, in parziale accoglimento del ricorso, affermava che delle giornate in considerazione:

sette dovevano essere trattate come assenze per malattia del figlio, in quanto collocate tra due periodi di assenza per il medesimo titolo non intervallati da rientri in servizio o da assenze a diverso titolo;

dieci non dovevano essere trattate come giornate di aspettativa facoltativa, in quanto non collocate fra due periodi di fruizione frazionata dell'aspettativa;

sette non dovevano essere trattate come assenze per malattia del figlio, in quanto precedute o seguite da un periodo di ferie.

Pertanto il giudice condannava il Ministero al ricalcolo delle giornate di aspettativa facoltativa e di assenza per malattia del figlio ed al pagamento della eventuale differenza retributiva, con gli accessori.

Il Ministero proponeva appello e la T. si costituiva e resisteva al gravame.

La Corte d'Appello di Trento, con sentenza depositata il 7-4-2010, in riforma della pronuncia di primo grado, respingeva il ricorso introduttivo della T. e condannava la stessa a restituire al Ministero quanto percepito per effetto della provvisoria esecuzione della detta pronuncia, compensando le spese di entrambi i gradi.

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LaPrevidenza.it, 17/05/2013

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