domenica, 22 maggio 2022

Brevi spunti di riflessione sulla tutela del marittimo italiano che lavora su nave straniera

D.ssa Silvana Toriello

 

Sulla home page del Sindacato dei marittimi (Union’s sailors) si legge :”La tutela dei diritti dei lavoratori marittimi è un settore molto complesso, poiché esistono vari livelli differenti di diritto che possono coincidere o a volte essere in conflitto tra di loro. Questo si viene ad avere poiché il marittimo è soggetto a varie norme e leggi, che vanno da quelle nazionali del marittimo, nazionali relative alla bandiera della nave e a quelle internazionali.
Prendiamo in esame la nazionalità della nave. Una nave ha la nazionalità della bandiera che batte, e secondo il diritto internazionale, le leggi applicate sulla nave saranno quelle del suo Stato di appartenenza ovunque la nave si trovi e senza alcun riguardo per la vostra nazionalità. Facciamo un esempio: un marinaio filippino imbarcato su nave battente bandiera italiana avrà i diritti e i doveri secondo le leggi italiane. Quando la nave è invece in porto, le cose si complicano, poiché a bordo sono in vigore le leggi dello Stato di bandiera della nave, mentre a terra sono vigenti quelle della nazione in cui ci si trova. Tuttavia per casi specifici, tipo atti criminali a bordo, le autorità di terra possono intervenire secondo le leggi internazionali.
Ovviamente si è sempre anche tutelati dalle leggi del proprio stato di appartenenza, il quale qualora siate in difficoltà in paese estero, dovrebbe fornire il supporto e l'assistenza attraverso i relativi uffici consolari.
Ad aggravare tutto sono arrivati i doppi registri, ai quali però gli Stati non hanno fatto seguito aggiornando l'ordinamento giuridico interno. Da questo quadro molto generalizzato, poiché l'argomento è molto vasto e complesso, è chiaro che per il lavoratore marittimo tutelare i propri interessi diventa molto difficile. Il marittimo deve stabilire dove portare un reclamo e secondo quali leggi, tenere conto della nazionalità della nave e dei conflitti tra le leggi nazionali e internazionali, in quali acque territoriali la nave stava navigando al momento che si è verificato l'avvenimento e tenere presente il suo contratto di lavoro, questi sono solo alcuni degli elementi da analizzare prima di tutelare i propri diritti.
Il regime del marittimo italiano che lavora su nave estera è del tutto particolare.

ALCUNE PRELIMINARI PRECISAZIONI

L'espressione "marittimo/i" sta ad indicare, di  regola,  esclusivamente  i componenti l'equipaggio di una nave e l'espressione "equipaggio" e' riferita, di regola, negli ordinamenti nazionali,  compreso quello italiano, alle persone arruolate per il servizio della nave. Ogni altro lavoratore presente  a  bordo,  non  facente parte,  secondo  gli  ordinamenti  stessi,  dell'equipaggio,viene indicato nel testo delle circolari che, in genere, disciplinano la materia con  l'espressione comune di "lavoratore". L’articolo 136 del codice della navigazione italiana (approvato con regio decreto n. 327 del 30 marzo 1942,) specifica che per “nave”si intende qualsiasi costruzione destinata al trasporto per acqua, anche a scopo di rimorchio, di pesca, di diporto, o ad altra finalità. Le navi (italiane) in alto mare e in luogo non soggetto a sovranità di altro Stato straniero sono considerate territorio italiano (cfr. articolo 4). La nave, diventa il corrispondente del territorio estero nel quale il dipendente si reca a lavorare. Fatta salva la diversa volontà delle parti contraenti nel caso in cui la nave abbia nazionalità straniera, l’articolo 9 disciplina la prevalenza della legge dello Stato della bandiera della nave. Per la nave la bandiera individua un criterio di collegamento all’ordinamento giuridico di uno Stato e comporta la soggezione di quel bene alla sovranità dello Stato medesimo.La legge 26 luglio 1984, n. 413  relativa  al  riordino  pensionistico  dei lavoratori...
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LaPrevidenza.it, 13/05/2013

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