venerdě, 03 dicembre 2021

Bonus bebè: il diniego e la corte competente a decidere. La sentenza delle sezioni unite della cassazione

Cassazione civile , Sezioni unite, sentenza 15.2.2011 n. 3670

 

 

Il Comune di Brescia, con Delib. Giunta 21 novembre 2008, istituì un contributo di mille Euro per ogni nato (c.d. “bonus bebè”), con l’espressa finalità di far fronte al problema della bassa natalità nelle famiglie cittadine meno abbienti, ponendo pertanto le condizioni, oltre a quelle dei limiti di reddito, che almeno un genitore fosse cittadino italiano e residente da non meno di due anni nel comune.

A seguito di tale provvedimento proposero ricorso al locale tribunale,ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 44 (c.d. “T.U. Sull’immigrazione”) e D.Lgs. n. 215 del 2003, art. 4 (c.d. “legge sulla parità di trattamento tra persone di diversa razza e origine etnica”), gli immigrati H. A., N. S., W. M. P. G. e H. A., nonché l’ASGI-Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, lamentandone la natura discriminatoria nei confronti di quei genitori in possesso,come gli istanti, di tutti gli altri requisiti per la concessione del beneficio,ad eccezione di quello della cittadinanza.

Il ricorso verune accolto dal giudice adito, con ordinanza cautelare del 26.1.09, poi confermata dal collegio in sede di reclamo, facendosi obbligo al resistente comune di rimuovere il trattamento discriminatorio, riconoscendo il contributo anche ai genitori stranieri, ove in possesso degli altri requisiti.

Con successiva Delib. Giunta 30 gennaio 2009 il Comune di Brescia, preso atto del provvedimento giudiziale e considerato che “l’estensione del beneficio...risulterebbe in contrasto con la finalità prioritaria di sostegno alla natalità delle famiglie di cittadinanza italiana...”, dispose la revoca del contributo per tutte le famiglie, sia italiane, sia straniere.

Denunciandone la natura ritorsiva,ai sensi del D.Lgs. n. 215 del 2003, art. 4 bis, l’ASGI, l’H. E gli altri istanti adirono ancora il tribunale per la rimozione del nuovo provvedimento, richiesta che venne accolta con ordinanza del 12.3.09, confermata in sede di reclamo, disponendosi la cessazione della condotta discriminatoria, mediante il ripristino delle condizioni di cui all’originaria delibera, eccetto quella della cittadinanza.

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LaPrevidenza.it, 04/04/2011

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