sabato, 15 agosto 2020

Accredito contribuzione per maternità. Notificazione dell'appello e decadenza della validità del procedimento

Corte dei conti, sezioni centrali riunite, sentenza 1/2012/QM

 

Con ordinanza n. 23/2011 depositata il 30.5.2011 la Prima Sezione giurisdizionale centrale di appello ha rimesso dinanzi a queste Sezioni riunite una questione di massima, sollevata nel corso dei due distinti giudizi di appello in epigrafe precisati (nn.32734 e 32735), proposti dall’I.N.P.D.A.P. (come in epigrafe rappresentato e difeso) avverso due separate sentenze pensionistiche della Sezione giurisdizionale regionale delle Marche (nn. 228 e 227 depositate il 16.4.2007), le quali avevano riconosciuto a P. Marina e Augusta S. il diritto all’accredito figurativo di periodi di maternità, all’esito di due giudizi di primo grado, nei quali si era costituita la sede I.N.P.D.A.P. di Pesaro con un proprio funzionario.

Nel corso dei suddetti giudizi di secondo grado, l’Avv. Pasquale Nappi, difensore costituito delle convenute, aveva eccepito la tardività delle impugnazioni, in quanto gli appelli erano stati proposti oltre sessanta giorni dopo la notificazione delle sentenze nella sede di Pesaro dell’I.N.P.D.A.P. (ufficio costituitosi in primo grado), in violazione del termine breve per impugnare fissato dall’art. 1, comma 5 bis, D.L.453/1993.  In particolare, nelle memorie depositate il 3.4.2009, la difesa aveva invocato a sostegno della sua eccezione alcune decisioni, secondo le quali – nell’ipotesi in cui l’Amministrazione si fosse costituita nel giudizio pensionistico facendosi rappresentare da un proprio funzionario (ai sensi dell’art. 6 comma 4 D.L.453/1993) – la notificazione dell’appello avrebbe dovuto effettuarsi con le modalità dell’art. 144 comma 2 c.p.c., ovvero  “presso l’amministrazione destinataria, a chi la rappresenta” (Sez. I 317/2003, 35/2004; Sez. III n.83 depositata il 18.4.2001).

Quindi, con memoria depositata il 30.3.2011, l’Avv. Eduardo Urso, difensore costituito dell’I.N.P.D.A.P. per separati mandati a margine degli appelli, aveva replicato che i gravami sarebbero stati ammissibili, in quanto le sentenze di primo grado erano state notificate al dirigente pro-tempore della sede provinciale dell’I.N.P.D.A.P. di Pesaro, laddove – ai fini della decorrenza del termine per appellare – avrebbero dovuto essere notificate al legale rappresentante dell’ente nella sua sede legale, o, al limite, alla persona fisica del funzionario I.N.P.D.A.P. costituitosi nel giudizio a quo. In particolare, secondo la difesa, la notifica della sentenza di primo grado avrebbe dovuto essere effettuata presso la sede legale dell’ente in Roma (non presso gli uffici provinciali) ai sensi degli artt. 45 c.c. e 145 c.p.c., essendo altrimenti  nulla o comunque inidonea a produrre gli effetti dell’art.330 c.p.c. (citando in tal senso Cass. civ. 9813 del 5.7.2002, richiamata da Sez. I app. n. 405/2009,  nonché Sez. III app. 140 dep. il 24.2.2010); inoltre, la notifica avrebbe dovuto essere effettuata al legale rappresentante dell’I.N.P.D.A.P., ovvero al Presidente dell’ente, salva sua delega a terzi  (art.3 comma 3 D.Lgs. 479/1994), a prescindere sia dal potere dirigenziale di decidere la  resistenza in giudizio dell’amministrazione (art. 16 D.Lgs. 165/2001), sia  dal potere di costituzione in giudizio anche in appello attribuito direttamente al dirigente o al funzionario da lui delegato (ex art.1 comma 5 bis e 6 comma 4 D.L.453/1993). Al limite, volendo ipotizzare che il funzionario costituitosi nel giudizio di primo grado per l’amministrazione previdenziale fosse stato equiparabile ad un difensore, in ogni caso la sentenza avrebbe dovuto essere notificata personalmente a tale soggetto (la difesa citava in tal senso Cass. civ. Sez. Lavoro n. 4690 del 2008), non impersonalmente al direttore di una sede periferica dell’ente.

Sulla scorta di queste opposte argomentazioni – all’esito dell’udienza di discussione del 12.4.2011, su sollecitazione del rappresentante dell’I.N.P.D.A.P. – con l’ordinanza suddetta la Prima Sezione di appello ha sospeso i predetti giudizi di appello ed ha sollevato la questione di massima nei seguenti termini: <<se, al fine della decorrenza del termine breve per appellare, la notifica della sentenza di primo grado possa ritenersi regolare soltanto se effettuata nella sede legale dell’Ente previdenziale e, per quanto riguarda le Amministrazioni dello Stato, presso l’Avvocatura generale e dello Stato oppure, se, al fine della decorrenza del termine breve per appellare, qualora l’Ente statale o previdenziale si sia costituito in primo grado con proprio funzionario, la notifica della sentenza debba essere fatta presso quest’ultimo soggetto, al domicilio risultante dagli atti del primo grado>>. A tal fine, la Prima Sezione – premessa la disciplina del termine breve per l’appello (art. 1 comma 5 bis D.L.453/1993), la sua perentorietà ed improrogabilità (artt. 326 e 154 c.p.c.) – ha evidenziato la sussistenza di contrasti giurisprudenziali in merito all’individuazione della persona fisica o giuridica cui notificare la sentenza di primo grado, nei sensi che seguono....

Documento integrale

Invia per email

LaPrevidenza.it, 27/02/2012

SIMONE CIAPPINI
mini sito

Via Perleoni 8, 47922, Rimini (RN)

Telefono:

0541775084

Cellulare:

3289446960

Professione:

Avvocato

Aree di attività:

DIRITTO CIVILE - DIRITTO DEL LAVORO - DIRITTO PREVIDENZIALE ED ASSISTENZIALE

ANGELA LACARBONARA
mini sito

Via Rizzoli N.7, 40125, Bologna (BO)

Cellulare:

3490089280

Professione:

Avvocato

Aree di attività:

Diritto del lavoro, Diritto previdenziale