sabato, 04 febbraio 2023

Tra moglie e marito non mettere i suoceri

Cassazione civile, sez. I, ordinanza 24.02.2011 n. 4540 - Dr.ssa Mariagabriella Corbi

 

I Giudici della Prima sezione civile – sentenza 4540 – hanno accolto il ricorso di una moglie abruzzese che si era vista addebitare la colpa della separazione per avere abbandonato il tetto coniugale stanca dell’assillante presenza della suocera.

La donna per ben 15 anni aveva accettato – suo malgrado - finché non si è addivenuti ad una  «situazione di intollerabilità grave e irreversibile» che per gli Ermellini «assolve» dall'accusa di essere venuta meno agli oneri derivanti dal contratto coniugale. Inutili per i Giudici le richieste del marito, avanzate nei confronti della moglie, al fine di farla soprassedere dalla decisione  di andare via di casa anche perché – a suo avviso -  «ingiusta, illecita, insensata e foriera di conseguenze negative per la prole».

Gli Ermellini, nell’accogliere la richiesta della signora, ampliano la gamma delle motivazioni per la richiesta di addebito: infatti non sono solo  i maltrattamenti o l'adulterio ma basta “l’'intollerabilità della convivenza che cagiona in astratto tale violazione non necessariamente deve manifestarsi in atti di violenza, essendo sufficiente anche un contesto di vicendevole intolleranza.”

Già due anni fa la Corte intervenne per la separazione tra i coniugi (sentenza n. 11922/2009) dovuta alle difficoltà create dai suoceri. La rottura di un vincolo matrimoniale per interferenze parentali e relativa pronuncia di addebito della separazione può non bastare la violazione dei doveri coniugali sancita dall’art. 143 del codice civile, ma è indispensabile comprendere  l’effettivo nesso tra tale violazione e “l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza”.

L’intervento dei suoceri, anche se in maniera spontanea ma ripetitiva, interferisce nelle scelte e nelle decisioni dei coniugi. Ciò avviene soprattutto in presenza di coppie più giovani, che, benché sposati, rimangono ancorati alla propria famiglia d’origine, sia affettivamente che economicamente.

La mancanza di autonomia decisionale mina, con il tempo, l’armonia della coppia, soprattutto se questa  ha dei figli.

Mariagabriella Corbi

Documento integrale

Allegato: cass_4540_2011.pdf
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LaPrevidenza.it, 17/03/2011

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