venerdì, 03 dicembre 2021

Utilizzo del mezzo proprio dei dipendenti pubblici

Corte dei conti, Sezioni riunite in sede  di controllo, deliberazione 21/2011 - Dario Immordino

 

Anche a seguito dell'entrata in vigore della disciplina recata dall'art. 6, comma 12, del decreto legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla legge n. 122 del 2010, le amministrazioni pubbliche possono continuare ad autorizzare i propri dipendenti  all'utilizzo del mezzo proprio, con il limitato fine di ottenere la copertura assicurativa dovuta in base alle vigenti disposizioni, mentre non possono più riconoscere agli stessi il rimborso delle spese sostenute nella misura antecedentemente stabilita dal art. 8 della legge n. 417 del 1988, anche nell'ipotesi in cui tale mezzo costituisca lo strumento più idoneo a garantire il più efficace ed economico perseguimento dell'interesse pubblico. Ciò perché ai sensi dell’articolo 6, comma 12 del citato decreto legge le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, incluse le autorità indipendenti, non possono effettuare spese per missioni, salvo quelle strumentali allo svolgimento di compiti ispettivi.
La nuova disciplina comporta quindi la disapplicazione delle norme che prevedono il rimborso delle spese sostenute dai dipendenti pubblici autorizzati all’uso del mezzo proprio e ne disciplinano le modalità (indennità chilometriche e pedaggi autostradali). Ciò anche se fosse dimostrata la maggiore convenienza economica e la sussistenza di esigenze di servizio. Ciò posto le Amministrazioni, attraverso specifiche disposizioni regolamentari interne, possono disciplinare, nei soli casi in cui è dimostrato che l'uso del mezzo proprio è più economico per la stessa amministrazione, forme di ristoro dei costi sostenuti dal dipendente.
E' questa l’interpretazione della nuova normativa (e soprattutto del relativo ambito di applicazione) fornita  dalla lettura della deliberazione n. 21/2011 delle Sezioni Riunite della Corte dei conti, che, ancora una volta (si veda la delibera n. 8/del 16.12.2010) sono intervenute a dissipare i dubbi interpretativi emersi dalle disposizioni previste dall'articolo 6, comma 12 della manovra correttiva dei conti pubblici (il D.L. n. 78/2010).  In sostanza utilizzi il proprio potere regolamentare per  reintrodurre rimborsi a favore dei propri dipendenti forme di rimborso delle spese connesse all’utilizzo del mezzo proprio per lo svolgimento dei compiti d’ufficio, perchè ciò costituirebbe una indiretta elusione della disciplina imposta dal legislatore statale nell’esercizio della funzione di coordinamento della finanza pubblica.
Ma occorre  evitare che le stesse pubbliche amministrazioni al fine di dare attuazione alla disciplina statale siano “cotrette” a ricorrere a soluzioni quali il ricorso ad autovetture di servizio, noleggi auto o "car sharing", che pur garantendo l’ottemperanza formale alle prescrizioni del legislatore centrale, comporterebbero un incremento dei costi di esercizio della fuinzione pubblica e quindi una violazione sostanziale della disciplina diretta al contenimento e alla razionalizzazione della spesa pubblica. Di conseguenza è ragionevole ritenere che  le stesse introducano attraverso norme di regolamentazione interna, "forme di ristoro" dei costi sostenuti dal dipendente, ma beninteso, per i soli casi in cui l'utilizzo del mezzo proprio risulti economicamente più conveniente per l'amministrazione.  Questa impostazione consente, infatti, di adottare soluzioni che garantiscano non solo l’osservanza  formale delle disposizioni statali (esclusione del rimborso spese) ma anche il perseguimento dell’obiettivo sostanziale del  contenimento dei costi, in quanto il ristoro dei costi sostenuti dal dipendente per l’utilizzo del mezzo proprio può essere concesso unicamente quando costituisca la soluzione più economica per l’amministrazione.
Ma, a tal fine, è necessario che le amministrazioni pubbliche fondino le proprie scelte  su un’attenta analisi costi-benefici, tenendo conto  degli oneri che l'ente, in concreto, avrebbe sostenuto per le sole spese di trasporto, nei casi in cui il dipendente avesse utilizzato i mezzi pubblici.

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LaPrevidenza.it, 29/04/2011

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