lunedì, 19 agosto 2019

Sussistenza dei presupposti per l'iscrizione alla gestione commercianti: distinzione tra attività di amministratore e partecipazione personale al lavoro aziendale

Corte d'Appello di Genova, sentenza 10.12.2018 n. 401 - Avv. Daniela Abbo

 

Nel caso di una S.r.l. esercente attività commerciale consistente nella trasformazione di un immobile per ricavarne diversi appartamenti, alcuni dei quali poi alienati a terzi senza intervento di intermediari, l'INPS ha l'onere di dimostrare che l'attività relativa al reperimento degli acquirenti svolta dalla socia amministratrice non sia stata sporadica e diluita nel tempo - come peraltro ha sostenuto l'interessata - ma, al contrario, abbia configurato partecipazione al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza utile ai fini dell'iscrizione della socia stessa alla gestione commercianti, dovendosi ritenere che la mera partecipazione dell'amministratrice al rogito non integri attività commerciale poiché si inserisce nell'attività compiuta quale legale rappresentante della società.

La decisione è in linea con l'orientamento ormai consolidato della giurisprudenza di legittimità e di merito secondo il quale l'iscrizione alla gestione commercianti del socio non può prescindere dalla effettiva partecipazione al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza ma si distingue per l'accurata contrapposizione tra le tesi rispettivamente sostenute dalle parti che consente, da un lato, di distinguere tra attività di amministrazione ed attività operativa e, dall'altro lato, di individuare la reale portata dell'onere probatorio che incombe sull'INPS quando voglia sostenere la legittimità dell'iscrizione d'ufficio alla gestione speciale.

(Avv. Daniela Abbo)

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REPUBBLICA ITALIANA  
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO  
CORTE D'APPELLO DI GENOVA  SEZIONE IV - CONTROVERSIE DEL LAVORO 

La Corte, composta da Dott.ssa Marina Aicardi ­ Presidente Dott.ssa Paola Ponassi ­ Consigliere rel. Dott. Paolo Viarengo ­ Consigliere nella pubblica udienza del 28 novembre 2018 ha pronunciato la seguente  SENTENZA Sull'appello proposto da: xxx, rappresentata e difesa dall'Avv. Daniela Abbo del Foro di Imperia, presso la quale è elettivamente domiciliata in Imperia, Via XXV Aprile n. 106

appellante  CONTRO Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS), con sede centrale in Roma, Via Ciro il Grande n. 21, in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro ­ tempore, sia in proprio che nella qualità di mandatario della Società di Cartolarizzazione dei Crediti Inps (S.C.C.I. S.P.A.), con sede in Roma, Via G. B. Vico n. 9, e quindi in nome e per conto della stessa, ai sensi e per gli effetti dell'art. 13 L. n. 448/1998, dei contratti di cessione dei crediti contributivi del 29 novembre 1999 (clausola 9.5), e del 31 maggio 2001, (clausola 9.4), nonché della procura a rogito notaio Guido Tomazzoli in Roma, rep. N. 10804 del 24.07.2001, domiciliati in Savona Piazza Marconi n. 6, presso l'avv. Rita Pisanu che li rappresenta e difende in forza di procura generale alle liti in data 21.07.2015, a rogito del notaio Paolo Castellini in Roma, p.e.c. avv.ritaassuntamaria.pisanu@postacert.inps.gov.it, a cui dichiara di voler ricevere le comunicazioni relative al presente giudizio  appellato  

CONCLUSIONI DELLE PARTI  

Per Rossi Vilma: " ... Accogliere, per i motivi tutti esposti in narrativa, il presente appello e, per l'effetto, in riforma della Sentenza n. 218/2017 del Tribunale di Imperia ­ Sezione Lavoro, Giudice Dott.ssa Francesca Siccardi, nell'ambito del giudizio n. 518/2015 R.G. ed altri riuniti, depositata in data 14.12.2017, accogliere le conclusioni qui di seguito riportate: - dichiarare la nullità e/o la annullabilità e revocare e, comunque, dichiarare senza effetto alcuno nei confronti di Rossi Vilma, l'avviso di addebito INPS n. 352 2015 00000283 79 00, portante la richiesta di pagamento di Euro 34.583,05, formato il 09.07.2015 ed inviato a mezzo lettera raccomandata pervenuta a Rossi Vilma il 17.07.2015, poiché infondato in fatto ed in diritto; - dichiarare la nullità e/o annullabilità e/o inesistenza e, comunque, revocare e dichiarare inefficace l'iscrizione d'ufficio della signora Rossi Vilma alla gestione speciale esercenti attività commerciali, in quanto priva di fondamento per carenza dei requisiti ed infondata in fatto ed in diritto per i motivi tutti meglio esposti in narrativa; - in considerazione dell'illegittimità dell'operato dell'INPS quanto all'iscrizione di Rossi Vilma alla gestione speciale esercenti attività commerciali, dichiarare l'annullamento delle pretese contributive, sanzioni e spese derivanti dall'errata iscrizione ammontanti ad Euro 34.583,05 di cui all'avviso di addebito INPS n. 352 2015 00000283 79 00 formato dall'INPS in data 9.07.2015, che dovrà essere dichiarato nullo/annullabile/inesistente e, comunque, inefficace. Conseguentemente, disattendere tutte le eccezioni e le istanze sollevate dall'appellato nanti il Tribunale, per i motivi tutti già svolti e per quelle meglio esposti nel presente atto. In ogni caso con vittoria di spese e competenze, con spese generali 15% ed accessori, del doppio grado.". Per l'Inps (nella duplice qualità): "Voglia l'Ecc.ma Corte d'Appello, ogni contraria difesa, eccezione e domanda - anche istruttoria - reietta e disattesa: rigettare l'appello avversario ed ogni domanda, formulata dalla parte appellante. Vittoria di spese e competenze del presente grado di giudizio."  

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso innanzi al Tribunale di Imperia, in funzione di giudice del lavoro, Rossi Vilma proponeva opposizione avverso l'avviso di addebito Inps n. 352 2015 00000283 79 000 (formato il 9 luglio 2015 e pervenuto tramite lettera raccomandata il 17 luglio 2015) portante la richiesta di pagamento di 34.583,05 a fronte della sua iscrizione d'ufficio presso la gestione commercianti relativamente al periodo da ottobre 2007 a dicembre 2014.  A sostegno dell'opposizione la ricorrente deduceva la prescrizione del credito e, comunque, l'infondatezza delle pretese azionate dall'Inps, stante l'insussistenza dei requisiti di legge per la sua iscrizione alla gestione commercianti; iscrizione effettuata dall'Istituto sul presupposto che ella avesse svolto attività commerciale nell'ambito della società Il Tallero s.r.l.  La ricorrente riferiva che la società Il Tallero s.r.l. era stata creata per lo svolgimento di attività connesse alla compravendita, gestione e locazione di immobili e terreni, e che ne erano soci lei e suo figlio Negri Diego. Il 4 ottobre 2005 la Società aveva acquistato un immobile sito in Diano Marina allo scopo di ristrutturarlo e cederlo a terzi, previo frazionamento. I lavori erano stati svolti da un'impresa edile (Ediltech srl). Successivamente sei degli immobili erano stati venduti a terzi, uno era stato venduto ad essa ricorrente, un altro era stato locato e gli ultimi due erano rimasti invenduti.  Ciò premesso, la ricorrente contestava che la Società avesse svolto attività di impresa; negava inoltre di aver personalmente partecipato all'attività aziendale, essendo ormai in pensione ed in età avanzata; sosteneva pertanto l'illegittimità della sua iscrizione nella gestione commercianti INPS per carenza sia del requisito oggettivo sia di quello soggettivo.  L'Inps, costituitosi in giudizio sia in proprio che quale mandatario di S.C.C.I. s.p.a., resisteva.  

Con ordinanza del 2 dicembre 2015 il Tribunale sospendeva la provvisoria esecutività dell'avviso di addebito oggetto di opposizione. Ritenuto di non procedere all'istruttoria orale stante l'irrilevanza e mancata contestazione dei capitoli di prova formulati nell'atto introduttivo nonché l'irrilevanza di quelli formulati dall'Inps, emetteva la sentenza n. 118/2017 con cui così disponeva: accoglieva l'opposizione limitatamente alla quantificazione del credito Inps, da rideterminarsi giusta il disposto dell'articolo 59 comma 15 L. 449/1997 e articolo 116 comma 15 L. 388/2000; respingeva, per il resto, il ricorso; compensava integralmente le spese del procedimento.  In motivazione il giudicante osservava quanto segue.  L'eccezione di prescrizione era infondata giacché il termine prescrizionale (quinquennale: cfr. Cass. SS.UU. n. 23397/2016) non era decorso stante l'esistenza di atti interruttivi.  L'iscrizione alla gestione commercianti della ricorrente doveva ritenersi corretta. Risultava infatti, dall'oggetto sociale della società Il Tallero s.r.l. e dalle circostanze riferite dalla medesima ricorrente ai funzionari Inps, che Il Tallero s.r.l. aveva svolto attività commerciale e che la ricorrente aveva svolto, nell'ambito di detta società, attività personale idonea a rendere necessaria la sua iscrizione nella gestione commercianti.  Il credito Inps risultava però inferiore rispetto a quello azionato con l'avviso di addebito. Doveva infatti trovare applicazione l'art. 59, comma 15, della legge n. 449/1997 secondo cui "Per i lavoratori autonomi già' pensionati presso le gestioni dell'I.N.P.S. e con più di 65 anni di età il contributo previdenziale può essere a richiesta applicato nella misura della metà e per i lavoratori per i quali la pensione è liquidata in tutto o in parte con il sistema retributivo il relativo supplemento di pensione è corrispondentemente ridotto della metà". Erano inoltre ravvisabili nella fattispecie i presupposti di cui all'art. 116, comma 15, della legge n. 388/2000, lett. a), per disporre la riduzione delle sanzioni civili, stanti le "oggettive incertezze connesse a contrastanti ovvero sopravvenuti diversi orientamenti giurisprudenziali o determinazioni amministrative sulla ricorrenza dell'obbligo contributivo".  

Avverso la sentenza proponeva appello Rossi Vilma che ne deduceva l'erroneità per i seguenti motivi: - l'oggetto sociale della società Il Tallero s.r.l. era di per sé irrilevante, dovendosi far riferimento all'effettivo svolgimento di attività commerciale (Cass. Ord. n. 2153/2018); - le attività svolte da essa appellante (aver curato i rapporti con la banca, con il condominio, con l'impresa, con i professionisti incaricati della ristrutturazione e con i potenziali clienti) erano, in realtà, riconducibili all'amministrazione della Società; si trattava infatti di attività di impulso e rappresentanza diverse rispetto alla concreta realizzazione dello scopo sociale (assicurata da soggetti terzi). Inoltre tali attività erano state da lei poste in essere solo in determinati periodi, in coincidenza con singoli eventi (la fase edificatoria, la vendita degli alloggi, etc.), mentre la pretesa contributiva dell'Inps si riferiva a tutto il periodo intercorrente tra ottobre 2007 e dicembre 2014.  Il Tribunale non aveva considerato che è assoggettabile ad iscrizione nella gestione commercianti solo il socio di s.r.l. che partecipi in maniera personale e concreta, con carattere di abitualità e prevalenza, al lavoro aziendale; attività che va però tenuta distinta da quella svolta dall'amministratore, avente ad oggetto la gestione della società (cfr. Cass. n. 10426/2018).  Per tali motivi l'appellante chiedeva a questa Corte territoriale di riformare la sentenza di primo grado accogliendo le conclusioni in rubrica; chiedeva inoltre l'ammissione delle istanze istruttorie già formulate nel primo grado di giudizio.  L'Inps resisteva.  All'udienza del 28 novembre 2018 questa Corte, ascoltate le conclusioni delle parti, emetteva l'allegato dispositivo.  

MOTIVI DELLA DECISIONE  

L'appello è fondato e va accolto.  Si rileva innanzitutto che incombe sull'Inps, quale attore sostanziale, l'onere di provare la sussistenza dei presupposti per l'iscrizione dell'appellante nella Gestione commercianti.  Orbene, dal verbale di accertamento (pag. 2) emerge che l'Inps ha ritenuto che la prova di tali presupposti fosse desumibile dalle seguenti circostanze: lo svolgimento, da parte della società Il Tallero s.r.l., di attività commerciale (consistente nella trasformazione di un immobile al fine di ricavarne più appartamenti, alcuni dei quali sono stati poi ceduti in proprietà a terzi); l'assenza di lavoratori dipendenti; il fatto che, secondo quanto riferito dalla medesima appellante ai funzionari dell'Inps, durante la fase edificatoria il coordinamento dei professionisti incaricati e la verifica dell'operato degli stessi siano stati curati direttamente dai due soci.  A parere di questa Corte le circostanze suddette non sono di per sé idonee per ritenere che la pretesa contributiva dell'Inps sia fondata.  Occorre innanzitutto rilevare che nel verbale di accertamento l'Inps dà atto che la fase edificatoria si sarebbe conclusa tra la fine del 2006 e l' inizio del 2007. Nessuna pretesa è stata, però, azionata dall'Inps relativamente a tale periodo stante il decorso dei termini di prescrizione (" ... si provvede ad addebitare la contribuzione dovuta limitandola peraltro al periodo dal 01.10.2007 al 30.09.2012, tenuto conto dei termini prescrizionali già maturati"). Cosicché il periodo oggetto di causa è unicamente quello successivo allo svolgimento dei lavori di ristrutturazione e alla realizzazione delle distinte unità immobiliari.  Esaminando dunque le attività svolte dalla ricorrente dall'ottobre 2007 al settembre 2012, trattasi sostanzialmente (secondo quanto contestato nel verbale di accertamento) dei contatti con i potenziali clienti e della successiva vendita di alcune unità immobiliari, pur non essendo dato sapere esattamente quante vendite si siano concluse nel periodo in esame e quante invece nel periodo precedente giacché la prima vendita, secondo quanto riferito dall'appellante ai funzionari Inps, risalirebbe approssimativamente a dicembre 2006 ­ gennaio 2007. Va poi evidenziato un ulteriore elemento di incertezza per quanto attiene al tempo impiegato dall'appellante per svolgere le attività suddette. Ed invero, non può sottacersi che l'iscrizione nella gestione commercianti da parte del socio presuppone pur sempre la partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza (cfr., in tal senso, anche Cass. n. 8370/2014, citata dal medesimo Istituto).  L'unico dato certo è che nel corso di quasi cinque anni (dal 01.10.2007 al 30.09.2012) l'appellante, unitamente al figlio, ha venduto alcuni appartamenti senza avvalersi di intermediari immobiliari. Ma, secondo quanto riferito dall'appellante sin dalla fase ispettiva (e non contestato dall'Inps), il reperimento dei clienti non avrebbe comportato particolare impegno, posto che gli appartamenti erano "già prenotati". A tale riguardo l'appellante ha infatti affermato che la società aveva ricevuto alcune "spontanee offerte di acquisto".  Per quanto attiene poi alla vendita degli immobili, la partecipazione dell'appellante al rogito non integra attività commerciale, inserendosi infatti nell'ambito delle attività compiute quale amministratrice, legale rappresentante della società.  Cosicché, conclusivamente, l'unica attività dell'appellante che potrebbe essere qualificata come estranea rispetto all'attività tipicamente amministrativa è quella relativa al reperimento dei clienti, da lei peraltro svolta unitamente al figlio. Deve però ritenersi che non sia stata raggiunta la prova, gravante sull'Inps, circa il carattere di continuatività dell'attività suddetta, attività che, alla luce della prospettazione dell'appellante sin dalla fase ispettiva, ben può essersi svolta in modo del tutto sporadico e diluito nel tempo, giacché sul punto la prospettazione dell'appellante, oltre a non essere stata contestata dall'Inps, è compatibile con il particolare contesto della vicenda in esame: realizzazione di unità immobiliari da un'originaria struttura alberghiera, in un piccolo centro balneare quale Diano Marina.  Va poi rilevato che con l'avviso di addebito oggetto di opposizione l'Inps ha azionato il proprio credito contributivo sino al dicembre 2014 e, dunque, anche relativamente ad un periodo successivo rispetto a quello considerato nel verbale di accertamento.  A tale proposito si rileva che l'unica ulteriore attività della Società rispetto a quelle esaminate nel verbale di accertamento è quella connessa alla locazione di una delle unità immobiliari a decorrere dal luglio 2014. Nulla è stato però dedotto dall'Inps, nemmeno nel presente giudizio, circa il fatto che la ricorrente si sia personalmente impegnata per reperire il conduttore dell'immobile e che abbia svolto attività personali quali la riscossione dei canoni. Cosicché l'iscrizione dell'appellante nella Gestione commercianti nel periodo suddetto (successivo a quello considerato nel verbale di accertamento) appare, a maggior ragione, illegittima.  Sulla scorta di quanto sin qui esposto, l'avviso di addebito oggetto di opposizione deve dunque essere annullato dichiarandosi, contestualmente, non dovuti dall'appellante gli importi rivendicati dall'Inps con tale atto.

Ogni ulteriore questione dedotta con il ricorso in appello è assorbita.  Le spese di lite seguono il principio di soccombenza, ex art. 91 c.p.c., e si liquidano come da dispositivo.  

P.Q.M. 

In riforma dell'impugnata sentenza, annulla l'avviso di addebito oggetto di opposizione e dichiara non dovuti da Rossi Vilma gli importi rivendicati dall'Inps con tale atto; condanna l'Inps alla rifusione in favore di Rossi Vilma delle spese di lite dei due gradi; spese che liquida in complessivi 3.150,00 per il primo grado ed 3.308,00 per il secondo grado, oltre a quanto spettante per spese generali, IVA e CPA nonché per rimborso del contributo unificato. Genova, 28 novembre 2018. 

Il Consigliere est. Il Presidente  (Dott.ssa Paola Ponassi) (Dott.ssa Marina Aicardi)
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LaPrevidenza.it, 29/07/2019