giovedì, 22 aprile 2021

Operatori sanitari sospesi dal servizio perché si sono rifutati di sottoporsi a vaccinazione contro il SARS-COV2

Dott. Carlo Pisaniello

 

È notizia di ieri, che ben dieci operatori sanitari di una RSA della provincia di Belluno, sono stati sospesi dal servizio per essersi rifiutati di sottoporsi alla vaccinazione contro il SARSCOV2. Ma le cose sono veramente poste in questi termini? Ovviamente no.

In effetti c'è un'ordinanza emessa dal giudice di Belluno, la Dott.ssa Anna Travia, in funzione di giudice del lavoro, che ha rigettato un ricorso ex art. 700 c.p.c. proposto dai ricorrenti operatori sanitari, i quali, hanno ritenuto un abuso la scelta del proprio datore di lavoro di allontanarli dal servizio a seguito dell'inidoneità lavorativa prescritta del medico competente.

Orbene, il ricorso ex art. 700 c.p.c. presentato dai sanitari riguardava quindi specificatamente due aspetti che si possono dedurre dall'ordinanza di rigetto del giudice adito, non avendo purtroppo a disposizione il documento originale, ossia, il primo inerente al fumus bonis iuris riguardante la sottoposizione a ferie d'ufficio da parte del datore di lavoro, avendo questi, preso atto dell'inidoneità degli operatori e non avendo la possibilità di ricollocarli in altri ambiti lavorativi. A detta del datore di lavoro infatti, le ferie forzate sarebbero state l'unico espediente possibile, ai sensi dell'art. 2087 c.c., per impedire che costoro potessero rischiare un eventuale contagio che avrebbero potuto subire poiché non vaccinati

Il secondo requisito, per proporre ricorso d'urgenza, ossia il periculum in mora, perché i lavoratori temevano che queste ferie forzate non venissero retribuite proprio perché si erano rifiutati di sottoporsi a vaccinazione anti- SARS-Cov2.

Orbene, molte testate giornalistiche hanno mal interpretato l'ordinanza n. 12/2021 dichiarando la sospensione senza stipendio degli operatori coinvolti. Ma bastava leggerla attentamente per comprendere che nulla di tutto quello che si è volontariamente scritt, corrisponde alla verità dei fatti

Il ricorso urgente o cautelare infatti, ex art. 700 c.p.c. è stato correttamente rigettato perché non erano stati soddisfatti i requisiti basilari affinché potesse essere accolto, requisiti che sono appunto la sussistenza del fumus bonis iuris, ossia, il giudice deve verificarne l'esistenza accertando sommariamente il fondamento della situazione prospettata dal ricorrente e del periculum in mora, ossia deve sussistere il pericolo di un "pregiudizio imminente e irreparabile".

Nel caso di specie, il giudice non ha ritenuto sussistenti gli elementi fondanti la richiesta del provvedimento cautelare, infatti scrive: "ritenuta l'insussistenza del periculum in mora quanto alla sospensione dal lavoro senza retribuzione ed al licenziamento, paventati da parte ricorrente, non essendo stato allegato da parte ricorrente alcun elemento da cui poter desumere l'intenzione del datore di lavoro di procedere alla sospensione dal lavoro senza retribuzione e al licenziamento"; inoltre, continua il giudice: "ritenuto, quanto al periculum in mora, che l'art. 2109 c.c. dispone che il prestatore di lavoro. Ha anche diritto ad un periodo annuale di ferie retribuito, possibilmente continuativo, nel tempo che l'imprenditore stabilisce, tenuto conto delle esigenze dell'impresa e degli interessi del prestatore di lavoro "; che nel caso di specie prevale sull'eventuale interesse del prestatore di lavoro ad usufruire di un diverso periodo di ferie, l'esigenza del datore di lavoro di osservare il disposto di cui all'art. 2087 c.c.;".

Il giudice quindi, seppur in alcuni passaggi abbia erroneamente interpretato che i vaccini siano una cura acclarata come funzionate, cosa attualmente non dimostrata, si è comunque espresso solo per quello che è gli è stato proposto nel ricorso, in base all'art. 112 c.p.c. ossia, della corrispondenza tra il chiesto e io pronunciato "Il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa; e non può pronunciare d'ufficio su eccezioni, che possono essere proposte soltanto dalle parti".

Ha quindi rigettando il ricorso perché carente proprio dei due punti fondamentali previsti, nell'ordinanza, infatti, non ha affatto confermato la sospensione dal lavoro degli operatori senza stipendio, come erroneamente indicato dai giornali, ma ha semplicemente dichiarato che, nelle more del rischio di infortunio sul lavoro bene ha fatto il datore di lavoro a predisporre il personale, in assenza di altre modalità di protezione, in ferie d'ufficio, ai sensi del T.U. 81/2008 e dell'art. 2087 c.c..

Al momento quindi, gli operatori sanitari risultano solo in ferie d'ufficio, per altro retribuite, vedremo gli sviluppi futuri.

(Dott. Carlo Pisaniello)
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LaPrevidenza.it, 26/03/2021

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