venerdž, 20 settembre 2019

Obbligo di assunzione dei soggetti disabili e quote di riserva

Consiglio di Stato - Decisione  19 gennaio 2010 , n. 177 - Dario Immordino

 

L'obbligo di assunzione di soggetti disabili deve avere come presupposto una scopertura della relativa quota di riserva, ma con riferimento alla quota prevista a regime e senza alcuna non prevista sommatoria di discipline eccezionali di favore, implicanti un diverso temporaneo criterio di calcolo, ovvero un regime di gradualità.

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con la  sentenza n. 177 del 19 gennaio 2010, le cui statuizioni mirano a riportare chiarezza in relazione al rapporto del regime ordinario con il coacervo di norme speciali intervenute nella materia in oggetto.

Secondo il Collegio ai fini dell'ottemperanza agli obblighi di assunzione dei soggetti disabili, vigente l’art. 17 della legge 12 marzo 1999 n. 68 - che prevede la fissazione di una quota di riserva pari al 7% dei lavoratori occupati per i datori di lavoro pubblici o privati con più di 50 dipendenti  -, il presupposto necessario e sufficiente a cui fare riferimento è la scopertura della relativa quota di riserva con riferimento alla quota prevista a regime e senza alcuna non prevista sommatoria di discipline eccezionali di favore, implicanti un diverso temporaneo criterio di calcolo, ovvero un regime di gradualità.

Il problema si è posto perchè la citata legge n. 68/1999 abrogava la previgente disciplina, contenuta nella legge 2.4.1968, n. 482, e prevedeva da una parte (art. 18) una disciplina apposita per orfani, coniugi superstiti di dipendenti deceduti per causa di servizio e profughi, dall’altra (art. 3) una specifica disciplina per l’assunzione di soggetti disabili, con fissazione di una quota di riserva, pari, appunto, al 7% dei lavoratori occupati. Ai fini del calcolo della predetta quota di riserva, pertanto, con la nuova legge non erano più computabili i lavoratori, rientranti nella disciplina del citato art. 18 (essendo stata introdotta al riguardo una quota di riserva specifica, pari all’1%, applicabile nei confronti dei medesimi datori di lavoro sopra indicati). Ai sensi della disciplina  transitoria introdotta dall’art. 11, comma 2, D.P.R. 10.10.2000, n. 333, il cui termine di 24 mesi è stato prorogato con D.L. 25.10.2002, n. 236, come sostituito dalla legge di conversione 27.12.2004, n. 284, fino al 31.12.2003 i datori di lavoro, pubblici o privati, potevano computare nelle quote obbligatorie di riserva tutti i lavoratori già occupati a tale titolo, in base alla previgente normativa in materia di collocamento obbligatorio, ivi compresi quelli di cui all’art. 18 della nuova legge (orfani, coniugi superstiti ecc.), nel predetto limite dell’1%. Solo con la scadenza del regime transitorio, dunque, la quota di riserva dei lavoratori disabili avrebbe dovuto essere calcolata come previsto a regime, ovvero con esclusione dei soggetti sopra indicati.

Tuttavia la disciplina speciale recata dall’art. 4, comma 11 bis, D.L. 20.5.1993, n. 148, convertito con modificazioni in legge 19.7.1993, n. 236, nonché D.M. 15.5.2000 aveva già introdotto per gli enti privatizzati - al fine di mantenerne gli equilibri economici e gestionali - un sistema di gradualità, ammettendo che l’obbligo di calcolare la quota di riserva di cui trattasi (in misura però maggiorata: 12%) potesse applicarsi solo alle assunzioni effettuate dopo la trasformazione della natura giuridica dell’ente, fino all’assolvimento dell’obbligo di copertura delle quote previste dalla ricordata legge n. 68/1999.

Ponendo fine alla  notevole incertezza indotta dalla complessa stratificazione normativa il Consiglio di stato ha stabilito che il computo della quota di riserva sul numero di nuovi lavoratori assunti è connesso - per consistenza e con incidenza sui tempi necessari, ai fini al raggiungimento della quota prevista a regime - alla base di calcolo della percentuale del 12%: ove tale percentuale si applicasse, infatti, solo sui lavoratori assunti dal 2004, non solo risulterebbe inferiore il numero complessivo di lavoratori disabili da assumere, ma occorrerebbe un periodo di tempo proporzionalmente più lungo per raggiungere la quota del 7% di tali lavoratori, rispetto al numero complessivo dei dipendenti dell'ente. La prevalenza del regime ordinario viene altresì motivata sull’assunto il riferimento ai predetti regimi transitori comporterebbe una sommatoria di benefici che devono incompatibili col prioritario interesse pubblico all’occupazione dei lavoratori disabili nella percentuale voluta dalla legge.

Avv. Dario Immordino

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LaPrevidenza.it, 29/01/2010