martedý, 07 luglio 2020

Nessuna idoneità a svolgere mansioni superiori al magistrato poco produttivo e che non si aggiorna

Consiglio di Stato, Sentenza 24.5.2010 n. 3265

 

La ricorrente, dottoressa MDD, magistrato di Cassazione in servizio presso il tribunale di Oristano con funzioni di giudice, impugnava, con il ricorso originario, la delibera dell’organo di autogoverno della magistratura ordinaria, con la quale veniva dichiarata non idonea alle funzioni direttive superiori; successivamente impugnava con il ricorso per motivi aggiunti il consequenziale decreto ministeriale che recepiva la delibera consiliare. La decisione del CSM di giudizio negativo traeva origine dal parere negativo del consiglio giudiziario di Cagliari del 15.1.2008. Quest’ultimo organismo, esaminando i provvedimenti redatti dalla ricorrente, rilevava un elevato numero di sentenze non definitive, in particolare di pronunce di accertamento del diritto con rimessione della causa in trattazione per l’accertamento dell’entità dello stesso (30% nel 2005 e più di un quarto nel 2006).  Il consiglio, esaminati i dati statistici, confermava il precedente giudizio di “buon livello di produttività”, da valutarsi però anche tenendo conto delle sentenze non definitive e della mancanza di dati comparativi; ribadiva però le riserve circa il frequente ricorso alle sentenze non definitive. Il consiglio rilevava altresì l’alta percentuale delle impugnazioni delle sue pronunce, errori di diritto, un modo disordinato di procedere nella trattazione delle cause, nonché nell’atteggiamento del magistrato, una scarsa propensione al confronto e a valutare criticamente il proprio operato. In particolare, soffermandosi su due provvedimenti giurisdizionali emessi, il consiglio giudiziario li criticava espressamente. Nel primo si faceva chiaro riferimento ai rilievi ricevuti da parte del Presidente del Tribunale, dichiarando di volersi uniformare ai suoi orientamenti sulla inopportunità di emanare sentenze non definitive, unicamente “per non incorrere in futuro negli inconvenienti” che già stava subendo; in un altro provvedimento si dava atto di non poter procedere ad interrogatorio formale delle parti perché era incerta la provenienza della procura rilasciata dal Ministero, usando l’espressione: “del ministero sì ma da chi?”. Infine, il consiglio giudiziario evidenziava in generale la mancanza di aggiornamento della ricorrente.

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LaPrevidenza.it, 25/05/2010

MARIO MEUCCI
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