sabato, 24 agosto 2019

L'organo competente a decidere in materia di equo indennizzo è il Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie

Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 15.1.2019 n. 372

 

REPUBBLICA ITALIANA  
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO  

Il Consiglio di Stato  in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente  

SENTENZA 

sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 6017 del 2008, proposto da Comune di Sesto Fiorentino, in persona del Sindaco in carica, rappresentato e difeso dall'avvocato Natale Giallongo, con domicilio eletto presso lo studio Gian Marco Grez in Roma, corso Vittorio Emanuele II, 18;  contro Co. Ca., rappresentato e difeso dall'avvocato Mario Rocchini, domiciliato presso la Segreteria sezionale del Consiglio di Stato in Roma, piazza Capo di Ferro, 13;  per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda) n. 00172/2008, resa tra le parti Visti il ricorso in appello e i relativi allegati; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 4 ottobre 2018 il Cons. Federico Di Matteo e uditi per le parti l'avvocato Iaria su delega di Giallongo; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. Ca. Co., dipendente del Comune di Sesto Fiorentino, con mansioni di operatore tecnico specializzato e qualifica di "Capo operaio", ha assunto, per diversi anni, la responsabilità della gestione, programmazione e direzione degli operai addetti alla manutenzione delle strutture comunali.

1.1. Nel gennaio del 1993 il Co. veniva colpito da infarto al miocardio e nel giugno dello stesso anno presentava domanda per ottenere il riconoscimento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio con conseguente corresponsione del relativo indennizzo.

Era, pertanto, sottoposto a visita medica collegiale dalla Commissione medica ospedaliera presso l'Ospedale militare di Firenze che accertava l'esistenza di un nesso etiopatologenetico tra il servizio prestato e la malattia, per essere l'infarto, sebbene prevalentemente collegato a fattori organici, influenzato "dall'azione continua e prolungata di un servizio prestato in condizioni di affaticamento psichico e fisico". La Commissione riconosceva l'esistenza di una menomazione permanente della integrità psicofisica riconducibile alla categoria 5° TAB A.

1.2. Il Comune di Sesto Fiorentino, con provvedimento 14 novembre 1994, n. 1420, approvava le risultanze del verbale della Commissione medica ospedaliera e richiedeva il parere del Comitato per le pensioni privilegiate ai sensi dell'art. 8, d.P.R. 13 giugno 1994 n. 349.

Il Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie non riconosceva la dipendenza dell'infarto e della conseguente menomazione dell'integrità psicofisica da causa di servizio ai fini dell'attribuzione dell'equo indennizzo. Secondo il Comitato, la causa della patologia era riconducibile a fattori multipli costituzionali e/o acquisiti su base individuale e, comunque, le mansioni svolte non portavano un tale carico psicofisico da costituire concausa efficiente e/o determinante dell'infermità.

1.4. Il Comune di Sesto Fiorentino, allora, riteneva di approfondire ulteriormente l'istruttoria, richiedendo il parere dell'Azienda USL di Firenze e quello dell'ufficio Medico legale del Ministero della Sanità; tuttavia, in assenza di tempestivo riscontro da parte degli organi interpellati, con delibera della Giunta comunale 29 gennaio 1996, n. 92 negava la concessione dell'equo indennizzo.

2. I provvedimenti citati erano impugnati dal Sig. Co. al Tribunale amministrativo regionale per la Toscana sulla base di due motivi di ricorsi. Lamentava, nello specifico, la violazione dell'art. 5 d.P.R. 20 aprile 1994, n. 394 e, comunque, il difetto di istruttoria per mancata acquisizione di ulteriore parere di organo tecnico idoneo a risolvere in maniera definitiva il contrasto tra i pareri della Commissione medica ospedaliera e del Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie; in secondo luogo, lamentava il difetto di motivazione per il fatto che il Comune di Sesto Fiorentino non aveva esposto le ragioni che avevano spinto a recepire il parere del Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie e non quello della Commissione medica ospedaliera.

2.1. Nel giudizio di costituiva il Comune di Sesto Fiorentino che concludeva per il rigetto del ricorso.

2.2. Il giudizio era concluso dalla sentenza 21 febbraio 2008, n. 172 di accoglimento del ricorso e compensazione delle spese di lite.

3. Propone appello il Comune di Sesto Fiorentino; il Sig. Co. si è costituito in giudizio. Entrambe le parti hanno presentato memoria. All'udienza del 4 ottobre 2018 la causa è stata trattenuta in decisione.

4. L'appellante, con il primo motivo di appello, contesta la sentenza di primo grado per "Violazione ed errata intermediazione dell'art. 8 DPR 349/49 e dell'art. 5bis della L. 472/87 di conversione del DL 387/87.Erronea valutazione dei documenti in atti. Incongrua e carente motivazione su un punto decisivo della controversia"

4.1. Assume l'appellante che la sentenza impugnata avrebbe erroneamente ritenuto il parere del Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie carente nella motivazione per non aver esposto le ragioni di dissenso al parere della Commissione medica ospedaliera, che, anzi, neppure veniva citato.

Il Comune appellante rileva, al riguardo, che, non solo il parere della Commissione medica ospedaliera era espressamente citato nelle premesse, ma, anzi, lo stesso tenore complessivo del parere rendeva evidente l'intento del Comitato di confutare da un punto medico - legale le considerazioni espresse dalla Commissione medica, finanche mediante l'utilizzo nella medesima terminologia. A sua volta, il Comune, nell'assumere il provvedimento definitivo, conformandosi a quanto ritenuto dal Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie non era tenuto ad esternare i motivi di adesione. In tal senso, infatti, si è espressa in più occasioni la giurisprudenza amministrativa.

4.2. Con un secondo motivo di appello, la sentenza di primo grado è censurata per "Violazione ed errata applicazione dell'art. 178 del dpr. 1092/73. Carente motivazione. Perplessità".

Ritiene l'appellante che la sentenza impugnata sia erronea anche nella parte in cui ha contestato al Comune di non aver richiesto un superiore ed ulteriore avviso da parte di organo medico - legale per due ragioni: in primo luogo, perché il parere era stato richiesto all'ufficio del Medico legale del Ministero della Sanità, che si era espresso nel senso della sua incompetenza a pronunciarsi nell'ambito del procedimento amministrativo per la concessione dell'equo indennizzo, e, in secondo luogo, poiché la richiesta del parere di un altro organo tecnico, in presenza di pareri discordanti, è rimessa alla scelta dell'amministrazione che può anche decidere di adeguarsi a quello del Comitato per le pensioni privilegiate che esprime, nel caso, la valutazione definitiva sulla concessione dell'equo indennizzo.

5. L'appello è fondato.

6. L'art. 8 d.P.R. 20 aprile 1994, n. 349, in vigore al momento della presentazione dell'istanza di concessione della misura assistenziale, prevedeva, al primo comma, che: "Qualora il dipendente o gli eredi abbiano presentato richiesta ai fini della concessione dell'equo indennizzo, l'amministrazione trasmette entro trenta giorni ovvero entro il termine stabilito nel regolamento di attuazione della legge 7 agosto 1990, n. 241 , la propria determinazione al Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie, con una relazione nella quale sono riassunti gli elementi di fatto, i pareri amministrativi e le valutazioni tecniche, nonché tutte le altre circostanze utili ai fini della valutazione della domanda".

Il parere del Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie era, dunque, un parere da acquisire necessariamente nel procedimento avviato dalla richiesta del privato di concessione dell'equo indennizzo; il Comitato valutava la dipendenza da causa di servizio delle infermità accertate.

6.1. Il parere del Comitato per le pensioni privilegiate era adeguatamente motivato: sul punto il Collegio ritiene pienamente condivisibile la prospettazione dell'appellante: non solo il precedente parere della Commissione medica ospedaliera è espressamente citato nelle premesse, ma la lettura complessiva conduce a ritenere che si sia inteso affrontare proprio la questione medico - legale già esaminata dalla Commissione stessa, vale a dire l'incidenza dell'attività lavorativa in generale, e della specifica attività svolta dal Co., sull'infarto del miocardio, per giungere a conclusioni opposte; ove quest'ultima aveva ritenuto che, in genere, un servizio lavorativo prestato in condizioni di affaticamento psichico e fisico può essere concausa dell'infarto, e che, nel caso specifico, le circostanze del servizio del Co., potevano reputarsi causa efficiente e determinante dell'infarto, il Comitato ha, invece, precisato che l'infarto del miocardio dipende da fattori multipli costituzionali o acquisiti su base individuale (fumo, alcool, abitudini alimentari) e non può attribuirsi all'attività lavorativa, tanto più a quella svolta dal Co. che non viveva "specifiche situazioni di effettivi disagi o surmenage psico-fisica tali da rivestire un ruolo di concausa efficiente e determinante".

6.2. Il comma 5 del medesimo articolo 8 precisava che: "Il parere non è vincolante ai fini della decisione finale. L'amministrazione è tenuta a motivare le ragioni per le quali, eventualmente, decide di discostarsene".

La giurisprudenza amministrativa ha costantemente interpretato tale disposizione nel senso che l'amministrazione richiedente il parere è tenuta a fornire la motivazione della propria decisione solamente nel caso in cui intenda discostarsene, laddove, invece, si limita a concludere il procedimento nel senso del parere ove lo condivida (cfr. Cons. Stato, sez. III, 8 luglio 2015, n. 3412; III, 23 maggio 2013, n. 2806; sez. V, 19 novembre 2012, n. 5835).

6.3. La conseguenza è che la sentenza di primo grado non può essere condivisa nella parte in cui assume che l'amministrazione sarebbe stata tenuta a motivare diffusamente le ragioni per le quali ha inteso conformarsi al parere del Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie, disattendendo il precedente favorevole parere della Commissione medica ospedaliera, poiché nel procedimento per la concessione dell'equo indennizzo è il primo l'organo dotato della competenza tecnica di sintesi di tutti i pareri e le valutazioni espresse nelle precedenti fasi procedimentali (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 20 aprile 2004, n. 2214, sez. V, 11 dicembre 2013, n. 5936; sez. III, 4 settembre 2013, n. 4426), ai fini della riconduzione a causa di servizio della infermità accertata.

6.4. Tale considerazione rende fondato il secondo motivo di appello: in presenza di un contrasto tra parere della Commissione medica ospedaliera e quello del Comitato per le pensioni privilegiate l'amministrazione ha la facoltà di richiedere il parere ad altro organo tecnico; nella vicenda in esame, il Comune di Sesto Fiorentino si è avvalso della facoltà prevista dall'art. 178 d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), interpellando l'ufficio medico legale presso il Ministero della sanità, ma quando questi ha ritenuto di non poter esprimere il suo parere, ha correttamente ritenuto di assumere la sua decisione sulla base dei pareri acquisiti dando, come dovuto per le ragioni spiegate, prevalenza a quello del Comitato per le pensioni privilegiate.

7. In conclusione, l'appello va accolto e la sentenza di primo grado riformata con il rigetto del ricorso di primo grado proposto dal Sig. Co..

8. Le peculiarità della vicenda giustifica la compensazione delle spese di lite anche del presente grado del giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l'effetto, in riforma della sentenza delTribunale amministrativo regionale per la Toscana n. 172/2008, respinge il ricorso di primo grado.

Compensa tra le parti in causa le spese del presente grado del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 4 ottobre 2018 con l'intervento dei magistrati:

Francesco Caringella, Presidente

Claudio Contessa, Consigliere

Paolo Giovanni Nicolo' Lotti, Consigliere

Raffaele Prosperi, Consigliere

Federico Di Matteo, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 15 GEN. 2019.
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LaPrevidenza.it, 19/03/2019