sabato, 23 novembre 2019

Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603 bis)

Avv. Vincenzo Mennea

 

L' articolo 603 bis del c.p. dispone che "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque svolga un'attività organizzata d'intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l'attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori, è punito con la reclusione da cinque a otto anni e con la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. Ai fini del primo comma, costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti circostanze: 1) La sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato; 2) la sistematica violazione della normativa relativa all'orario di lavoro, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria, alle ferie; 3) la sussistenza di violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l'incolumità personale; 4) la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, situazioni alloggiative particolarmente degradanti.  Costituiscono aggravante specifica e comportano l'aumento della pena da un terzo alla metà 1) La circostanza che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre; 2) il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa; 3) l'aver commesso il fatto esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro. Con il d.l. 13 agosto 2011 n. 138, (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo) conv. con mod. nella L. 14 settembre 2011, n. 148, (art. 12). È stato introdotto all'interno dell'articolo, una nuova fattispecie delittuosa diretto a contrastare con maggior severità il fenomeno del c.d. caporalato. La nuova fattispecie, dovrebbe garantire un più efficace contrasto contro il fenomeno di sfruttamento del lavoro e degli sfruttatori. Purtroppo ancora oggi nonostante la Legge è del 2011, si tratta di un fenomeno particolarmente presente nel settore dell'agricoltura che coinvolge un numero elevato di braccianti, italiani e migranti, che sono sottoposti allo sfruttamento e ai ricatti dei caporali e ridotti in condizioni di schiavitù. L'obiettivo politico-criminale perseguito dal legislatore del 2011 nell'introdurre tale figura criminosa è la repressione del c.d. caporalato, fenomeno criminale spesso collegato ad organizzazioni mafiose, diretto allo sfruttamento della manovalanza lavorativa con metodi illegali. La norma impone che l'attività di intermediazione sia organizzata, viene richiesto un esercizio non occasionale dell'attività, attraverso l'impiego dei mezzi necessari a garantirne l'effettività. A connotare la condotta criminosa è altresì, l'approfittamento dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori. Quanto al concetto di sfruttamento il legislatore elenca una serie di indici dai quali è possibile desumere la ricorrenza dello sfruttamento.

Tali sono considerate: 1)la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità di lavoro prestato;

2)la sistematica violazione della normativa relativa all'orario del lavoro, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria, alle ferie; 3)la violazione della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l'incolumità personale; 4)la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative particolarmente degradanti. Costituiscono circostanze aggravanti il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre, il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa, il fatto sia stato commesso esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.

Avv. Vincenzo Mennea
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LaPrevidenza.it, 14/08/2018