giovedž, 23 maggio 2019

Il diritto di scelta della sede di lavoro assicurato al lavoratore che assista un familiare disabile non costituisce un titolo preferenziale

Consiglio di Stato sez. IV, 14 gennaio 2013, n. 161 - Avv. Sabrina Cestari

 

Alcuni vincitori di un concorso interno al Corpo della Polizia Penitenziaria impugnavano innanzi al Tar Lazio, Sede di Roma, i provvedimenti con i quali il Ministero della Giustizia aveva disposto la loro assegnazione in sedi diverse da quelle fino ad allora occupate. I ricorrenti, tra l’altro, chiedevano l'annullamento dei provvedimenti con i quali era stato stabilito che i titolari del beneficio previsto dall'art. 33 della legge n. 104/92, ovvero i parenti o affini che prestano assistenza continuativa ed esclusiva a soggetti portatori di grave handicap, non fossero assegnati a sedi diverse da quelle fino ad allora occupate. Deducevano i ricorrenti, che tali assegnazioni sarebbero avvenute sulla base di criteri non previsti dal bando e sarebbero state, pertanto, illegittime.

Il Tar respingeva il ricorso.

In merito alla superiore censura il Giudice di primo grado statuiva che le assegnazioni delle sedi effettuate in favore dei titolari del beneficio ex art. 33 legge n. 104/1992 non sarebbero state illegittime, in quanto l'operatività della preferenza prevista dal suddetto articolo conseguirebbe automaticamente alla vigenza della relativa disciplina, la cui imperatività la renderebbe applicabile ad ogni procedura concorsuale anche a prescindere dalla necessità di un esplicito richiamo nel bando. I ricorrenti proponevano appello in base agli stessi motivi dedotti nel giudizio di primo grado, sostenendo, tra l’altro, che l'Amministrazione aveva operato in totale dispregio del bando di concorso, il quale non recava traccia di disposizioni preferenziali a favore dei beneficiari della legge n. 104/1992. L’Amministrazione, secondo i ricorrenti, aveva definito le sedi di assegnazione senza tenere in alcun conto l'ordine della graduatoria, ossia un principio di diritto che è espressione dei principi di buona amministrazione ed imparzialità di cui all'art. 97 Cost. Il Consiglio di Stato, con la sentenza qui commentata, afferma che: “il diritto di scelta della sede di lavoro, assicurato al lavoratore che assista con continuità un familiare portatore di handicap non costituisce un titolo preferenziale o una prelazione in favore del lavoratore vincitore di concorso, né consente di sovvertire l'ordine di assegnazione delle sedi secondo la graduatoria finale, posto che l'esercizio del diritto medesimo attiene esclusivamente ai posti di lavoro vacanti e ulteriori rispetto a quelli assegnati ai vincitori del concorso)”.

Si evidenzia che, lo stesso Consiglio di Stato, qualche anno or sono, nella sentenza n. 3147/2008, aveva ben delineato la diversità dei benefici previsti dalla legge n. 104/1992 a favore dei portatori di handicap ed a favore dei loro familiari. Nella sentenza testè citata il Consiglio di Stato aveva affermato che rientra nella discrezionalità del Legislatore riconoscere al portatore di un grave handicap, assunto presso enti pubblici, un diritto di precedenza nella scelta della sede (tra quelle disponibili) e stabilire una diversa (e minore) tutela per il lavoratore che, invece, assista un parente o affine disabile, il quale può scegliere “ove possibile”, la sede di lavoro più vicina. Gli interessi tutelati, invero, sono differenti: quello ad accedere al mondo del lavoro per la persona disabile e quello di agevolare lo svolgimento di un rapporto di stabile assistenza del parente disabile da parte del lavoratore. Nel caso di specie, pertanto, gli impugnati provvedimenti di assegnazione delle sedi di concorso, per altro illegittimi anche sotto altri profili, sono stati annullati anche per indebito riconoscimento dei benefici di cui alla legge 104/1992.

Avvocato Sabrina Cestari

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LaPrevidenza.it, 04/02/2013