martedì, 28 giugno 2022

Il cosiddetto DURC interno

D.ssa Silvana Toriello

 

 

PREMESSA

E’ possibile affermare che oggi, di fatto, esistono due tipologie di DURC:

•    uno per gli appalti pubblici e privati (ove rileva fondamentalmente la regolarità contributiva) e

•    un'altro finalizzato, invece, alla fruizione dei benefici economici e normativi nel quale rileva anche il rispetto, da parte del datore di lavoro, delle norme in materia di condizioni di lavoro poste a tutela dei propri dipendenti.

Il presente contributo assume ad oggetto quest’ultima tipologia di DURC .

DURC NOZIONE

Il DURC è un certificato unico che attesta la regolarità di un'impresa nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi nonché in tutti gli altri obblighi previsti dalla normativa vigente nei confronti di INPS, INAIL e Casse edili, verificati sulla base della rispettiva normativa di riferimento. ( Art. 6, comma 1, DPR n. 207/2010 “regolamento di esecuzione ed attuazione del D. Lgs. n. 163/2006 (cd Codice dei contratti pubblici)”. Il DURC oltre ad attestare la regolarità contributiva persegue importanti finalità:

•    contrasto del lavoro sommerso e irregolare,

•    favorisce l'attività di recupero crediti;

•    tutela i diritti dei lavoratori in materia di sicurezza sul lavoro;

•    favorisce la concorrenza fra le imprese.

 

LEGGE FINANZIARIA 2007

Fu l’articolo 1, comma 1175, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria 2007) ad integrare le previsioni contenute nella legislazione vigente in materia di Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) disponendo che, a decorrere dal 1 luglio 2007, la fruizione, da parte dei datori di lavoro, dei “benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e di legislazione sociale” è subordinata al possesso del documento stesso.

La norma, inoltre, stabiliva che, fermi restando gli altri obblighi di legge, ai fini della fruizione delle agevolazioni in trattazione i datori di lavoro sono tenuti al rispetto “degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.

Il possesso del Durc in questi casi va inteso in senso solo virtuale cioè non ne implica il materiale rilascio ma impone agli enti previdenziali una verifica circa la sussistenza dei presupposti per il suo rilascio.

La disposizione si inseriva nell’ambito degli interventi normativi volti al contenimento delle forme di evasione/elusione. Il legislatore, pertanto, attraverso l’introduzione di un elemento più cogente rappresentato dalla regolarità del versamento della contribuzione previdenziale ed assistenziale cui è subordinata la fruizione delle misure agevolative, vuole favorire la creazione di un sistema che concretamente premi i comportamenti regolari delle imprese.

Il successivo comma 1176, dell’art. 1, della legge n. 296/2006 , demandava alla emanazione di un decreto del Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale la concreta attuazione della disposizione di cui al comma precedente. Il decreto ministeriale 24 ottobre 2007 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 30 novembre 2007, n. 279, e le sue previsioni sono entrate in vigore il trentesimo giorno successivo alla sua pubblicazione. Pertanto, a decorrere dal 1 gennaio 2008, la normativa di cui all’articolo 1, comma 1175, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 trova piena applicazione.

COSA E’ IL BENEFICIO CONTRIBUTIVO.

Ai fini dell’individuazione dei benefici normativi e contributivi, si fa integrale rinvio all’elenco allegato alla circolare 5/2008 dell’allora Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale che, tuttavia, ha valore esemplificativo e non esaustivo. Al riguardo, lo stesso Ministero ha peraltro affermato che il concetto di beneficio deve essere inteso nel senso di eccezione, in presenza di specifici presupposti soggettivi, rispetto ad una regola che impone oneri di carattere economico-patrimoniale ad una generalità di soggetti. I benefici contributivi, dunque, sono costituiti dagli sgravi collegati alla costituzione e/o gestione del rapporto di lavoro che rappresentano una deroga all’ordinario regime contributivo. Detta deroga deve di fatto operare - affinché possa propriamente parlarsi di agevolazione contributiva - come abbattimento di una aliquota ordinariamente più onerosa e complessivamente dovuta, e non può essere a sua volta regola per un determinato settore o categoria di lavoratori. Discende da tale argomentazione l’esclusione dal novero dei benefici contributivi - subordinati al possesso dei requisiti di cui all’art. 1, comma 1175, della legge n. 296/2006 - del regime contributivo previsto per il rapporto di apprendistato e delle riduzioni che caratterizzano interi settori (agricoltura, navigazione marittima, ecc.) o territori (zone montane, ecc.).Ove, tuttavia, anche in questi ambiti ricorrano - rispetto al generale regime di sottocontribuzione - ulteriori agevolazioni di carattere contributivo non generalizzate, le stesse devono considerarsi benefici e risultano quindi subordinate al disposto di cui all’art. 1, comma 1175, della legge n. 296/2006....

 

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LaPrevidenza.it, 01/07/2013

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