lunedž, 19 agosto 2019

Dimissioni, esistenza del rapporto di lavoro antecedente e qualifica superiore

Cassazione, sezione lavoro, ordinanza 13 luglio - 23 settembre 2009, n. 20519

 

D. G. impugnava dinanzi al giudice del lavoro di Taranto il licenziamento irrogatogli dalla Automobili X. s.r.l., nel contempo chiedendo il pagamento di differenze retributive, relative al periodo antecedente la formalizzazione del rapporto di lavoro ed al superiore inquadramento spettante. Il Tribunale, ritenuto che nella specie mancasse la prova del licenziamento e si vertesse in un caso di dimissioni e che, inoltre, non risultavano provate né l'attività lavorativa antecedente al rapporto, né le superiori mansioni invocate, rigettava la domanda.

Proposto appello dal D. per l'erronea valutazione del materiale probatorio e la mancata considerazione degli indici identificativi della subordinazione, la Corte di appello di Lecce, Sezione distaccata di Taranto, con sentenza 9.10 - 29.11.07 rigettava l'impugnazione. Riteneva la Corte che il primo giudice aveva ritenuto i testi inattendibili (avendo essi riferito esclusivamente circostanze apprese dalla parte personalmente), di modo che la sentenza avrebbe dovuto essere impugnata su questo punto specifico, mentre invece l'impugnazione verteva tutta sulla mancata considerazione delle circostanze dagli stessi dichiarate; inoltre, la Corte affermava che, ferme restando le considerazioni circa il valore della testimonianza de relato, la sola esistenza di un orario fisso non era sufficiente a dar riscontro all'esistenza della subordinazione.

Proponeva ricorso il D. deducendo: 1) violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., nonché carenza di motivazione, sostenendo che il giudice di merito aveva ritenuto formato il giudicato circa il punto dell'inattendibilità dei testi, ignorando che il giudicato può formarsi solo su capi autonomi della sentenza e che, in ogni caso, da tale circostanza aveva fatto discendere la validità delle dimissioni, invece contestate dal lavoratore; 2) violazione dell'art. 2697 c.c. per la erronea attribuzione dell'onere della prova, in quanto la Corte di merito ritenendo non provato il licenziamento avrebbe poi, senza motivazione, ritenuto valide le dimissioni; 3) violazione degli artt. 1324, 1344 e 1418 c.c., ritenendo che nella specie il lavoratore fosse stato obbligato a firmare un foglio in bianco e che il giudice avrebbe per questo dovuto dichiarare la nullità delle dimissioni; 4) violazione dell'art. 116 c.p.c. in punto di mancanza del vincolo della subordinazione, essendo stata apoditticamente ritenuta l'inattendibilità dei testi per il carattere de relato delle testimonianze, peraltro smentito dal tenore stesso delle loro dichiarazioni; 5) omessa motivazione, avendo il giudice di appello fatto acriticamente rinvio alla motivazione del primo giudice.

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LaPrevidenza.it, 29/10/2009