sabato, 26 settembre 2020

L'unione d'Italia vista sotto il profilo della tutela del lavoratore contro gli infortuni e malattie professionali in più di cento anni del nostro ordinamento. Brevi osservazioni

Articolo di Adriana Pignataro

 

Fatta l’Italia bisognava guardare agli italiani anche  e soprattutto come lavoratori.
La società e quindi anche l’Italia, prima  della industrializzazione e del capitalismo, era caratterizzata da un vincolo personale tra dominanti e dominati. Come diceva Hegel, il signore domina il servo e si limita a consumare le cose, ma il servo, pur essendo tale, nel lavoro che deve svolgere, in sostanza acquista consapevolezza di sé .
Il  lavoratore diviene consapevole di essere innanzi tutto un essere umano per cui nel lavoro si  deve tener conto della personalità individuale, delle necessità personali, economiche, psicologiche, spirituali del soggetto traendo ispirazione anche dalla filosofia greco –latina. Questi principi  cominciano a farsi   strada nel  nuovo Stato Italiano, come si acquista consapevolezza di dover tutelare il lavoratore nel caso che subisca  infortuni sul lavoro. Nasce, così, nel 1898 la legge n.80  che imponeva ai datori di lavoro una assicurazione obbligatoria .
Con tale legge trova legittimazione il principio “cuius commoda,  eius et incommoda” gravante sul datore di lavoro, ovvero, l’imprenditore acquista vantaggi dalla attività lavorativa dei dipendenti e, quindi, deve assumersi le conseguenze negative che da essa derivano.
Seguirono in quel senso i successivi Regi Decreti n.928 del 1929 per la tutela delle malattie professionali,  n.264 del 1933 che affidava all’INAIL  la gestione della assicurazione contro gli infortuni sul lavoro ed il Regio decreto n.1765 del 1935 che introduceva il fondamentale principio dell’automaticità delle prestazioni.
La tutela del lavoratore per gli eventi in questione era ribadita successivamente dal Codice Civile del 1942 (vedi art. 2087 ) nonché dal Codice Penale del 1930 che prevedeva e tuttora prevede, reati  specifici  per comportamenti omissivi  determinanti infortuni sul lavoro ( vedi art. 437 e 451 C.P.).

Ma con la Carta Costituzionale del 1947 entrata in vigore il 1° gennaio 1948 si è fatto un importante passo in avanti.
La nostra Costituzione riconosce, infatti, il valore uomo in quanto lavoratore, con la Costituzione vengono introdotti i principi basilari  su cui fondare la tutela del cittadino che lavora  in  quanto, come dice, appunto la  Costituzione, l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art.1).

I principi fondamentali sono racchiusi nell’articolo 2 Cost. che prevede la solidarietà economica e sociale, ma soprattutto negli articoli 32, 35, 38, 41  della Costituzione che rispettivamente stabiliscono la  tutela della salute nei luoghi di lavoro, la tutela del lavoro in tutte  le sue manifestazioni, ed  il diritto del lavoratore a che siano assicurati e preveduti mezzi adeguati alle sue esigenze di vita in caso  di infortunio e malattia affidando allo Stato  tali ultimi compiti.(art.38 Cost.),  mentre il discusso articolo 41 Cost. assume ora particolare rilievo volendolo modificare.   Non si dimentichi, tuttavia,  che l’articolo 41 Cost. ha inteso improntare tutta l’attività economica privata e pubblica al rispetto della sicurezza ed alla realizzazione di  fini sociali.
Questi principi fondamentali che allo Stato Italiano donano le caratteristiche di uno Stato  democratico (demos = popolo) non possono essere modificati.

Per quanto si riferisce in particolare agli infortuni sul lavoro ed alle malattie professionali,   dalla lettura dei citati articoli si desume chiaramente che lo Stato Italiano ha  voluto   e previsto  una tutela pubblica del lavoratore infortunato. E’ lo Stato che ha il dovere di provvedere al lavoratore infortunato, possono coesistere forme assicurative private,  iniziative contrattuali  che  servono ad aumentate la copertura a favore del datore di lavoro contro istanze risarcitorie conseguenti ad eventi lesivi lavorativi, ma   non ottemperano a tutelare il lavoratore anche se  il datore di lavoro sia inadempiente nel corrispondere il premio assicurativo.
La automaticità della prestazione a favore del lavoratore danneggiato non certo viene prevista da contratti assicurativi privati, ma unicamente dallo Stato tramite l’Ente pubblico cui è affidata la gestione di una assicurazione obbligatoria.

Avv. Adriana Pignataro

Documento integrale

Allegato: pignataro_tutela_inail.pdf
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LaPrevidenza.it, 15/03/2011

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