luned́, 04 luglio 2022

Liste di mobilità: legittima la scelta aziendale che determina l'inserimento del lavoratore che spera nella conservazione del posto di lavoro fino a 65 anni

Cassazione, sez. lavoro, Sentenza 16 luglio 2012,  n. 12128

 

1. Con il primo ed il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione della L. n. 223 del 1991, artt. 4 e 24 per la mancata indicazione dei criteri di scelta e la omessa comunicazione dei nominativi dei dipendenti licenziati in applicazione di tali criteri.
Lamentava che i criteri di scelta in materia di licenziamenti collettivi "dovevano superare l'esame circa la meritevolezza degli interessi perseguiti, esame previsto, e quindi imposto, dall'art. 1322 c.c." (pag. 16 ricorso).
Deduceva inoltre la violazione della L. n. 243 del 2004, posto che contrastava con tale principio il licenziamento di un lavoratore che avesse richiesto e conseguito il beneficio di cui alla legge ora citata, lamentando comunque che la comunicazione individuale di recesso doveva contenere i requisiti di cui alla L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 9 affiggendo anche nelle bacheche aziendali la lista degli operai che l'azienda intendeva collocare in mobilità (pag. 21 ricorso).
Insisteva sulla circostanza che il licenziamento del lavoratore che abbia chiesto ed ottenuto il beneficio di cui alla L. n. 243 del 2004 doveva ritenersi nullo sin tanto che non avesse raggiunto i requisiti della pensione di vecchiaia (e non di anzianità), e dunque sino al compimento del 65 anno di età.
2. I motivi, che per la loro connessione possono essere congiuntamente esaminati, risultano infondati. Deve in primo luogo rilevarsi che la ritenuta inammissibilità delle censure inerenti la procedura di cui alla L. n. 223 del 1991, art. 4 non viene adeguatamente censurata in questa sede di legittimità, limitandosi il ricorrente a reiterare le deduzioni svolte in sede di appello.
Evidenzia inoltre la Corte che la comunicazione individuale di recesso, di cui alla L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 9, non deve contenere gli elementi previsti invece per le comunicazioni agli uffici del lavoro ed alle organizzazioni sindacali, in conformità del prevalente orientamento di legittimità (Cass. 8 marzo 2006 n. 4970; Cass. 23 gennaio 2009 n. 1722; Cass. 16 febbraio 2010 n. 3603).
Nella prima di tali pronunce, questa Corte ha affermato che "in tema di licenziamenti collettivi, la lettera e la "ratio" della previsione normativa contenuta nella L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 9, conducono a ritenere che la prima comunicazione (al singolo lavoratore) e la seconda (agli Uffici del lavoro ed alle associazioni di categoria) hanno contenuto e finalità differenti. In particolare, la prima comunicazione - da redigersi in forma scritta - deve contenere solo la notizia del recesso, senza la necessità di alcuna motivazione; la "contestuale" comunicazione all'Ufficio del lavoro, invece, deve includere anche i dati relativi all'elenco dei lavoratori collocati in mobilità, con l'indicazione per ciascun soggetto del nominativo, del luogo di residenza, della qualifica, del livello di inquadramento, dell'età, del carico di famiglia, nonchè la puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta".
3. Quanto alla doglianza inerente "la meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti", a prescindere dalla sua genericità, osserva la Corte che il concetto di cui all'art. 1322 cod. civ., comma 2 è riferibile ai c.d. contratti atipici e certamente non agli atti di una procedura disciplinata compiutamente dalla legge (L. n. 223 del 1991).
4. Quanto al riconoscimento del beneficio di cui alla L. n. 243 del 2004, si osserva.
L'art. 1, comma 12, della legge in questione stabilisce: "Per il periodo 2004-2007, al fine di incentivare il posticipo del pensionamento, ai fini del contenimento degli oneri nel settore pensionistico, i lavoratori dipendenti del settore privato che abbiano maturato

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LaPrevidenza.it, 10/08/2012

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