giovedž, 06 agosto 2020

Bioetica e Coronavirus

Brevi considerazioni sotto l'aspetto bioetico, biogiuridico e politico

 

1. Le relazioni stanno alla base della nostra vita.

Oggi più che mai, l'emergenza sanitaria su scala globale per far fronte al Coronavirus-19, pone tutti in una condizione di " forzata riflessione" su chi siamo, su chi vogliamo essere e, soprattutto, con quali modalità e comportamenti quotidiani vogliamo intraprendere i nostri obiettivi e raggiungere eventuali orizzonti.

Il restare a casa è divenuto una sorta di terapia d'urto, un obbligo a scopo preventivo che gli esperti scientifici e addirittura il Governo hanno imposto a tutta la collettività, nessuno escluso: per contenere il contagio e la diffusione di questo virus velocissimo quanto aggressivo, occorre evitare contatti umani, assembramenti, eventi sportivi, convegni. Sono state chiuse le scuole, le chiese, gli uffici. Tutti a casa !

Potremmo dire che siamo tutti sulla stessa linea, tutti in prima linea per tutelare la nostra vita e la vita di chi ci sta attorno.

E cosa è la vita tutta se non un insieme di diversi cerchi concentrici e cioè vite nelle vite tutte, in qualche modo, legate tra loro ?

In questa emergenza, stiamo riscoprendo la più profonda struttura costitutiva ( e forse anche il senso) del nostro esistere: la vita di ciascuno di noi è in relazione con la vita di tutti gli altri ed è proprio questa relazione che fonda la nostra esistenza umana.

Nelle relazioni umane, ognuno di noi esprime sé stesso, comunica, interagisce, si forma ed apprende, lavora, professa un sentimento religioso o un credo politico; nella relazione, si coltiva e si sviluppa qualcosa che noi definiamo come cura ( per e ) dell'altro.



2. La cura nella relazione.

Prendersi cura dell'altro è sinonimo di rispetto, di stima ma anche di riconoscimento, nel senso di riconoscere la propria essenza vitale anche nella stessa vita dell'individuo che abbiamo di fronte: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te ! Direi che questo imperativo esprime molto bene il senso di questa sorta di rispetto base che caratterizza ( o dovrebbe caratterizzare) tutte le relazioni tra gli esseri umani.

Ebbene, la pandemia in atto su scala mondiale richiede a ciascuno di noi, qualcosa di più di questo rispetto base: stare a casa comporta una concreta ( spesso complessa se non addirittura dolorosa) limitazione la nostra libertà negli spostamenti, negli incontri di lavoro, di affetto, di amicizia.

Persino la cultura, lo sport, lo spettacolo, gli eventi musicali sono stati oggetto di opportuni divieti e contenimenti da parte del Governo italiano.

Contro la pandemia del Coronavirus, non esistono vaccini o terapie specifiche ma, come sostengono i diversi scienziati che stanno lavorando per far fronte a questa emergenza sanitaria, l'unica cura immediata possibile per arginare i contagi la possiamo reperire proprio da noi stessi, dal nostro modo di comportarci e di relazionarci; una relazione fatta di rispetto e di distanza fisica, quasi segregati nelle nostre case, per limitare i contatti e quindi i contagi.

Lo scenario attuale, vede da una parte il fronte dei medici e degli infermieri e di tutto il personale sanitario impegnato 24 ore su 24 ad assistere i pazienti gravemente colpiti dal virus; sull'altro versante ci siamo tutti noi, nelle nostre case, consapevoli che la limitazione della nostra libertà e dei nostri spostamenti, può davvero essere davvero uno strumento di cura e di profilassi per contenere la pandemia in atto.

L'isolamento di tutti gli esseri umani e quindi il congelamento di tutte le loro relazioni, potrebbe apparire una contraddizione in termini, ma non è così.

Anzi, il restare a casa ed il distanziamento sociale rappresentano l'espressione massima di questo rispetto per l'altro ed esprime la cura necessaria ( seppur sofferta) per preservare la salute e la vita di tutti gli uomini e, quindi, le relazioni tra gli stessi.



3. Ruoli, colpe e responsabilità: ripartiamo da dove siamo.


Nell'emergenza in atto, si contano i casi positivi di contagio, i decessi; non mancano gli attacchi al Governo, da più parti e su più fronti, dalla rete di protezione e di sicurezza e vigilanza degli scali aereoportuali al collasso delle strutture sanitarie ( sia sotto il profilo dell'organico medico ed infermieristico che sotto l'aspetto dei posti letto e delle attrezzature, soprattutto per quanto concerne i reparti dedicati alla rianimazione).  Personalmente mi ha colpito lo scetticismo che ha caratterizzato le primissime fasi di questa emergenza sanitaria; attorno a me ascoltavo voci molto dissonanti, persone che ridicolizzavano ciò che stava accadendo davanti agli occhi di tutti.

Nemmeno le immagini drammatiche provenienti dalla Cina ed apparse su tutti i mezzi di comunicazione, sono bastate per trasformare gli increduli in soggetti più consapevoli davanti alla realtà che, purtroppo molto rapidamente, ha radicalmente mutato i nostri progetti, le nostre convinzioni sino a ribaltare la nostra stessa vita quotidiana.

Non voglio schierarmi politicamente da nessuna parte, non l'ho mai fatto e non credo sia opportuno farlo in questo momento; credo molto nella responsabilità e cerco di coltivarla sia nella mia professione forense , nello studio e nella ricerca, nella passione per la bioetica, nella vita di tutti i giorni, come padre, come marito e, più in generale, come uomo che vive in questa collettività globale.

Credo che il Governo italiano abbia dimostrato una certa responsabilità nell'assumersi l'onere di decidere per tutto il Paese, attraverso disposizioni di contenimento gravi e che hanno condizionato l'esistenza di tutti noi e delle nostre famiglie; nello stesso tempo, percepisco il rischio di un indebolimento dello strumento democratico, dietro l'angolo potremmo ritrovare un grave quanto subdolo impoverimento della nostra autonomia e delle nostre libertà.

Ci sarà un giorno in cui parleremo di colpe, qualcuno ha già palesato l'intenzione di chiedere ingenti somme di risarcimento per i danni subiti e subendi; nel frattempo, colpe a parte, dobbiamo proseguire in questa cura, nel rispetto delle relazioni, a tutela della vita nostra e di quella degli altri.

Ripartiamo dagli sbagli, se ci sono stati, ripartiamo dalla conta dei malati e dei diversi lutti che hanno segnato ( in maniera irreparabile) diverse famiglie; ripartiamo dalla superficialità che ha caratterizzato lo stato d'animo ( ma, purtroppo anche le condotte) di tanti cittadini, dalla mancanza di fiducia nelle istituzioni governative e degli scienziati che ­ inizialmente ­ non sono stati creduti o comunque presi seriamente in considerazione ! 4. La bioetica: l'etica a tutela della vita.

La bioetica non è un qualcosa di " aleatorio", uno studio astratto di possibili ambiti interdisciplinari dove diverse materie ( la scienza e la tecnologia in generale, la medicina, la filosofia, la giurisprudenza, la psicologia, la teologia, l'antropologia, etc..) e relativi studiosi possono trovare momenti di confronto e di crescita scientifica e culturale.

Nel 1971 l'oncologo statunitense Van Rensselaer Potter raccoglieva vari articoli su questi argomenti in un libro intitolato Bioethics: Bridge to the future (Bioetica: un ponte verso il futuro) dove scriveva :«Ho scelto la radice bio per rappresentare la conoscenza biologica, la scienza dei sistemi viventi; e ethics per rappresentare la conoscenza del sistema dei valori umani».

Potter spiegava il termine bioetica come la scienza che consentisse all'uomo di sopravvivere, appunto, utilizzando i suoi valori morali di fronte all'evolversi dell'ecosistema; la bioetica doveva essere, secondo Potter, «un'ecologia globale di Vita» .

Oggi più che mai, ritornando ai quesiti iniziali di questo breve approfondimento, credo sia impellente riflettere davvero su "chi siamo e su chi vogliamo essere...con quali modalità, scelte e condotte..."; l'idea del " ponte" non deve valere solo per il futuro ma, soprattutto per il presente che stiamo vivendo.

E cosa sono, del resto, le relazioni se non ponti tra le persone ?

Coltiviamo questi ponti, preserviamoli, con tutto il sostegno e la cultura necessaria; preserviamo e tuteliamo la vita, soprattutto attraverso le nostre decisioni ed i comportamenti quotidiani.

Il distanziamento sociale, limitare gli spostamenti inutili, non rappresentano solo una misura restrittiva ma soprattutto una scelta responsabile ( e quindi massima espressione del nostro essere uomini liberi), atta a tutelare la vita di tutti noi, quindi espressione concreta di un comportamento rispettoso, l'etica della vita appunto, la bioetica che si fa " carne" nel nostro quotidiano, nella nostra stessa persona, facendoci riscoprire più veri e più noi stessi, in relazione con l'altro e con il mondo.

I virus sono soggetti ad evoluzione molto prima di noi esseri umani ma, anche attraverso la drammatica esperienza della pandemia, la nostra stessa evoluzione può migliorarci, rendendoci tutti più consapevoli dei nostri limiti e delle nostre fragilità ma, soprattutto, delle nostre capacità di adattamento e di miglioramento.  5. La dignità umana prima di tutto.

Faccio un passo in avanti in queste mie considerazioni, con tutte le cautele del caso, senza voler intralciare il lavoro di nessuno o, tanto meno, i ruoli e le competenze di qualcuno, soprattutto a livello istituzionale.

Vado direttamente al punto critico della questione, richiamando qui uno degli articoli su cui si basa la nostra Costituzione: " L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" ( Art.1).

La complessa e drammatica realtà che tutti noi abbiamo vissuto ( e stiamo vivendo) in questa tragica primavera del 2020, ci fa pensare a quanto e come il lavoro sia importante certo, ma quando il lavoro viene meno per qualsiasi motivo, cosa rimane a ciascuno di noi ? Eppure cerchiamo di andare avanti, di non mollare il colpo, in una parola, di restare uniti, anche se separati distintamente nelle rispettive case, per delimitare i contagi appunto.

Ed allora, con tutto il rispetto per i nostri padri costituenti, pur riconoscendo l'inequivocabile valore e fondamento del lavoro, propongo di rifondare il nostro essere uniti in questa repubblica democratica e liberale, sul concetto di dignità umana.



6. La tutela della dignità umana passa dalla tutela della democrazia.

Tutelare la vita, la salute, la dignità umana: credo che sia proprio l'emergenza pandemica che tutti stiamo vivendo ( purtroppo anche con grande sacrificio e dolore, per la perdita dei nostri familiari, parenti, amici e colleghi di lavoro), a farci riflettere seriamente sui valori in cui davvero crediamo e vogliamo investire e qualificare la nostra esistenza.

Ed allora ecco il nuovo articolo 1 della carta costituzionale che propongo: " L'Italia è una Repubblica democratica fondata sulla dignità umana, dal concepimento alla morte della persona ".

Non voglio qui entrare in sterili polemiche sul concetto di concepimento e di morte; la scienza ha da dire molto attorno alla qualificazione di questi momenti peculiari che caratterizzano la vita di ognuno di noi.

Vorrei solo sottolineare il fatto che la scienza non ha ( e non deve avere in alcun modo) il monopolio del confronto e delle decisioni che riguardano la vita di tutti noi e, quindi, dell'apparato democratico e liberale di una collettività.

E vado all'emergenza pandemica che ormai scadenza le nostre giornate: la nostra democrazia è a rischio ? Forse no, forse si, il Governo italiano si sta muovendo a colpi di decreti legge, calibrati in modo adeguato e proporzionale a fronte della gravità e della straordinarietà della contingenza che stiamo vivendo a causa della pandemia.

Ma chi ( e soprattutto che cosa) sta consigliando e supportando il Governo nelle decisioni, di volta in volta, intraprese ? Non sono forse alcuni esponenti del mondo scientifico ad essere di ausilio alle disposizioni che stanno alla base dei decreti legge emergenziali ?

In questo susseguirsi di decreti legge, le forze politiche ( ed il Parlamento in particolare) dove sono ? Con quali modalità stanno intervenendo e si stanno confrontando con il Governo italiano ? Scienza, Governo e Politica si devono confrontare, in una dialettica reale e quotidiana, altrimenti rischiamo di spegnere l'interruttore generale della democrazia e, in sostanza, la voce, il pensiero e la dignità di ognuno di noi.

Anche in questa emergenza ( e forse ancor di più), la democrazia ( anche in ambito scientifico !) deve essere tutelata e garantita, nelle sue diverse e molteplici espressioni.



7. La bioetica nella politica: la biopolitica.

Se davvero la nostra Italia è una Repubblica democratica, lo deve essere a maggior ragione in un momento complesso e drammatico come quello che stiamo vivendo.

Le forze politiche, che rappresentano tutti noi, non possono e non debbono lasciare "da solo" il Governo nella guida del nostro Paese ed in particolare nelle decisioni da porre in essere per la tutela di ogni singolo individuo; adesso più che mai, è necessario tutelare la vita, la dignità umana attraverso una reale quotidiana tutela della democrazia, attraverso gli apparati istituzionali all'uopo pensati e costruiti per presidiare la libertà di ognuno di noi.

La politica deve confrontarsi con la scienza e quindi con tutti quegli uomini e quelle donne che ogni giorno lavorano e studiano nell'ambito della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica: questo confronto deve essere serio, costante e, appunto, democratico, nel senso sostanziale del significato e quindi dando effettivamente voce a tutti i molteplici orientamenti, per addivenire, così, ad una decisione compiuta ed il più possibile suffragata dal plurimo pensiero scientifico.

Non può esserci una seria ed efficace tutela della vita ­ e quindi della dignità umana ­ in una emergenza pandemica come quella che stiamo vivendo, se le forze politiche decidono di non interagire e di non confrontarsi nelle scelte di indirizzo e di esecuzione delle attività poste in essere dal Governo.

Un bene primario e fondamentale come quello della salute ( previsto e tutelato dall'articolo 32 della Costituzione), nella pandemia contingente deve essere ripensato e salvaguardato con tutte le cautele e gli accorgimenti del caso, ma non attraverso le riflessioni e le decisioni di pochi bensì mediante il confronto e la condivisione di tutte le forze politiche e democratiche esistenti in una società civile come quella italiana.

Ancora una volta, la bioetica dimostra la sua natura di materia interdisciplinare che, proprio sotto il profilo epistemologico ( cioè della teoria e del metodo della conoscenza), abbisogna di un confronto ed un dialogo continuo tra la scienza, l'in novazione tecnologica, la filosofia, la sociologia, l'antropologia, la teologia, il diritto e la politica, appunto.

Alcuni principi cardine che stanno alla base della bioetica, anche a salvaguardia e a tutela della democrazia liberale e della dignità della persona umana, non possono essere ignorati e/o disapplicati dalla politica e da chi governa una società democratica.



8. I principi della bioetica, a tutela della vita e della salute: la politica non può e non deve ignorarli.

La bioetica, come tutte le discipline, si basa su alcuni principi fondamentali.

Anzitutto, in linea generale, possiamo affermare che le diverse proposte bioetiche si differenziano, a livello meta-bioetico, nel sistema dei valori e nelle antropologie presupposte; pensiamo, ad esempio, alla bioetica cattolica che ­ elaborata e sistematizzata dalla teologia ­ si riferisce ad una antropologia rivelata.

Il modello bioetico laico, invece, espliciterebbe una mentalità diffusa, una sorta di attitudine antropologica che caratterizza l'uomo nel tempo della post -modernità.

Possiamo quindi affermare che, cambiando il contesto antropologico, cambia il sistema dei simboli, cambia l'interpretazione del proprio vissuto e quindi, ancora, cambia l'etica ed il comportamento.

Il punto di partenza comune, per qualsiasi modello bioetico, credo che si possa rappresentare in questi tre " semplici " interrogativi: chi è l'uomo ? Cosa è la vita ? Chi è la persona umana ?

I problemi bioetici hanno una natura etica ed i suoi dubbi e dilemmi hanno un carattere esistenziale: la bioetica ha a che fare con l'esistenza umana, pertanto la politica ha il dovere di confrontarsi e di dialogare sugli interrogativi fondamentali che caratterizzano la vita dell'uomo.

Ed allora, viene da chiedersi se l'uomo possa davvero disporre arbitrariamente della propria e dell'altrui vita; ed ancora, quale sia il fondamento della dignità morale e della titolarità dei diritti dell'uomo, anche in contesti emergenziali come quello di oggi.

Da quanto appena osservato, si arriva così ad un possibile senso di fondare la nostra Repubblica democratica sul carattere esistenziale e cioè sulla vita dell'uomo e, pertanto, sulla dignità umana: quale collettività sociale, quale Repubblica può esserci se non fondata, appunto, sulla sua essenza più intima e peculiare e cioè l'uomo stesso ?

La chiave di lettura, attenzione, non è filosofica ( o comunque non solo) e tanto meno teologica: il grimaldello culturale per dare un possibile senso a questo ragionamento ( se così vogliamo chiamarlo) è di tipo antropologico e sociologico. E' la storia sociale, l'antropologia contingente che ­ proprio nei focolai di questa pandemia ­ ci fanno comprendere in profondità il valore ed il senso della vita e della dignità umana.



9. Conclusioni

Chi governa la nostra Italia, ogni giorno giustifica disposizioni e misure restrittive sulla base di alcuni principi più volte richiamati, come quello dell'adeguatezza e della proporzionalità.

Ma chi stabilisce i parametri ed i limiti di questa adeguatezza e proporzionalità delle misure messe in atto dal Governo ? C'è dibattito e confronto istituzionale e politico ( quindi democratico) attorno a questi "principi guida" ?

La bioetica presenta diversi modelli applicativi: dal paradigma dei casi pratici ( Jonsen e Toulmin) a quello delle virtù ( Pellegrino) sino ad arrivare all'etica cd della cura ( Gilligan).

L'età moderna, sembrerebbe esser caratterizzata da una sorta di superamento dei modelli sopra indicati in quanto il rilievo del diritto nelle liberal-democrazie sta concentrando l'attenzione sul cd biodiritto che verrebbe prodotto all'insegna della tutela dell'autonomia dell'individuo, spesso a discapito di buona parte della collettività sociale spesso caratterizzata da soggetti fragili e vulnerabili ( anziani, bambini, disabili, malati cronici...).

Ecco allora che lo strumento del confronto e del dialogo democratico, ancora una volta, non deve perdere di vista l'obiettivo primario: la difesa e la tutela della vita, della salute e della dignità umana, soprattutto nei contesti in cui questa dignità risulta maggiormente a rischio.

Vengono in mente diversi esempi che, per la brevità di questo intervento, non possono di certo considerarsi esaustivi; quale effettiva tutela della dignità umana c'è stata ( e tuttora c'è) per quei lavoratori e professionisti della sanità che si trovano a dover far fronte ad una emergenza pandemica senza il corretto ausilio di mezzi di protezione ?

E quale tutela è stata posta in essere per tutti quei lavoratori costretti a lavorare in fabbrica ( o in qualsiasi altro ambiente lavorativo-professionale) a stretto contatto tra loro, senza protezione alcuna ?

Sotto il profilo pratico ( oserei dire quasi strategico) dell'accoglienza dei malati, quali misure efficaci e preventive sono state messe in campo dal Governo (e dalla Politica in generale) per "separare" gli eventuali contagiati dagli altri pazienti ospedalieri ? Quanti reparti ( se non addirittura plessi ospedalieri) dedicati all'infettivologia e alle malattie virali sono stati smantellati negli ultimi decenni ? Tutto ciò corrisponde ai principi di adeguatezza e proporzionalità ?

Noi restiamo a casa, i nostri figli pure, così come gli anziani ! Rispettiamo le disposizioni e le misure restrittive del Governo, in attesa che qualcuno possa rispondere a questi interrogativi ma, soprattutto, in attesa di una Repubblica italiana davvero fondata sulla dignità umana della persona !


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LaPrevidenza.it, 24/05/2020

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