martedì, 27 ottobre 2020

Tari: dall'imposizione sono escluse le attività produttive di rifiuti speciali

Ministero dell'Economia e delle Fiannze, Risoluzione 2/2014 - Avv. Vincenzo Pappolla - Resp. Ufficio Legale Confesercenti Prov.le B.A.T.

 

TARI: NO PER LE ATTIVITA' PRODUTTIVE DI RIFIUTI SPECIALI

RISOLUZIONE DEL MINISTERO DELLA FINANZE SULLE SUPERFICI DELLE  ATTIVITA' PRODUTTIVE DI RIFIUTI SPECIALI

Con la risoluzione numero 2 del 2014 emessa recentemente dal Ministero dell'economia e delle finanze in risposta ad un quesito posto in merito all'applicazione della TARI, si fa il punto della situazione in riferimento a quelle attività che producono cospicui quantitativi di rifiuti speciali non assimilabili ai rifiuti urbani e come tali non assoggettabili (o almeno non completamente) a TARI. Ai sensi dell'art. 1 comma 639 e ss. della legge 27 dicembre 2013, n. 147, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014)", ed in particolare il comma 649, primo periodo, prevedono che "nella determinazione della superficie assoggettabile alla TARI non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori, a condizione che ne dimostrino l'avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente" Le vecchie norme (art. 62 del D. Lgs. n. 507/93) prevedevano che "nella determinazione della superficie tassabile non si tiene conto di quella parte di essa ove per specifiche caratteristiche strutturali e per destinazione si formano, di regola, rifiuti speciali, tossici o nocivi, allo smaltimento dei quali sono tenuti a provvedere a proprie spese i produttori stessi in base alle norme vigenti". L'interpretazione che finora i Comuni ne avevano dato, nella maggior parte dei casi, era quella secondo cui l'applicazione della TARI alle superfici specificamente destinate alle attività produttive, sulle quali vengono prodotti rifiuti speciali, poteva comportare la sola esclusione di quella parte di esse occupata da macchinari. Ora, la norma permette di considerare intassabili "tout court" le aree sulle quali si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali.  Il Ministero, in sostanza, ritiene che siano da considerare intassabili le aree ove si svolgono le lavorazioni industriali o artigianali, che in genere producono in via prevalente rifiuti speciali, e ciò indipendentemente dalla presenza o meno di macchinari. In definitiva, assoggettando le aree produttive a TARI si darebbe origine ad "una ingiustificata duplicazione di costi, poiché i soggetti produttori di rifiuti speciali, oltre a far fronte al prelievo comunale, dovrebbero sostenere il costo per lo smaltimento in proprio degli stessi rifiuti".  La nuova disposizione - a parere del Ministero ­ "va, invece, nel senso di consentire una tassazione più equilibrata e più rispondente alla reale fruizione del servizio, evitando l'applicazione della TARI nelle situazioni in cui il presupposto del tributo non sorge, come nel caso delle superfici utilizzate per le lavorazioni industriali o artigianali, ove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali. Ovviamente, nel rispetto della norma, l'esclusione dalla tassa avviene a condizione che i produttori di rifiuti speciali ne dimostrino l'avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente". Inoltre, l'art. 1 comma 649 afferma che: << con regolamento, il Comune individua le aree di produzione dei rifiuti speciali non assimilabili ai magazzini di materie prime e di merci funzionalmente ed esclusivamente collegati all'esercizio di dette attività produttive ai quali si estende il divieto di assimilazione >>. Pertanto, periodo il Comune può esercitare un potere, anche se nel solo ambito in cui gli è consentito, e cioè nei casi in cui si può procedere all'assimilazione dei rifiuti.  In tali casi, spetterebbe al Comune individuare "ulteriori superfici da sottrarre all'assimilazione e, dunque, alla tassazione, e attuare per tale via una vera e propria limitazione del potere di imposizione". Pertanto, nel regolamento comunale, il Comune determinerebbe quali sono le superfici a cui si applica il divieto di assimilazione che hanno la particolare caratteristica di essere funzionalmente ed esclusivamente collegate all'esercizio delle attività produttive.  Tutto ciò premesso, lo scrivente Ufficio Legale ritiene di poter evincere, desumendo dai princìpi espressi nella esaminata Risoluzione, che la situazione relativa ad alcune categorie imprenditoriali rappresentate sia la seguente:  - Ai sensi del comma 684 dell'art. 1 della legge n. 147/2013 i soggetti passivi dei tributi  presentano la dichiarazione relativa alla IUC (imposta Unica Comunale), di cui è una  componente la TARI, entro il termine del 30 giugno dell'anno successivo alla data di inizio  del possesso o della detenzione dei locali e delle aree assoggettabili al tributo.  - Pertanto, stante il principio espresso nella Risoluzione ministeriale in oggetto, i titolari  delle attività avviate per la prima volta dovrebbero riportare in tale dichiarazione,  rispetto alla superficie totale dell'esercizio, la sola parte di superficie assoggettabile  alla TARI, esclusa quella non assoggettabile perché produttiva di rifiuti speciali (per le  macellerie, ad esempio, l'eventuale locale di sezionamento delle carni e la parte del locale  di vendita - quella dietro il bancone, per intendersi - destinata al frazionamento dei tagli di  carne). Ciò varrebbe anche per i magazzini intermedi di produzione (nel caso delle  macellerie i locali ove avvengono le lavorazioni di disossamento, sezionamento,  preparazioni) e per quelli adibiti allo stoccaggio dei prodotti finiti, in quanto produttivi  di rifiuti speciali, nonché (ad esempio per i distributori di carburanti) per le aree  scoperte che danno luogo, in via continuativa e prevalente, alla produzione di rifiuti  speciali non assimilabili, ove siano asservite al ciclo produttivo (per i distributori di  carburanti, nello specifico e ad esempio, gli autolavaggi e le aree ove avviene il cambio  dell'olio o quelle relative ad eventuali officine annesse).  - in applicazione del medesimo principio che esclude dalle aree assoggettabili a TARI quelle  produttive di rifiuti speciali, considerato che, ai sensi del comma 686, per le attività già in  essere, i titolari delle attività già operative dovrebbero presentare una dichiarazione di  variazione delle superfici assoggettabili a TARI, escludendo le superfici produttive di  rifiuti speciali. Concludendo applicando la Risoluzione in modo stringente, i titolari di esercizi quali macellerie, distributori di carburanti, produttori di rifiuti speciali, potrebbero dichiarare ai Comuni che determinate superfici non sono da assoggettare a TARI e quindi "auto- decurtare" dette superfici dal computo della tassa. E' ovvio che il principio, se applicato pedissequamente, può comportare conseguenze "pericolose" in caso di dissenso da parte dei Comuni. Ciò perché molte di queste attività vengono formalmente classificate, mediante un criterio di prevalenza dell'attività esercitata, quali imprese appartenenti al settore ATECO "commercio", sebbene svolgano una parte di attività di tipo indubbiamente artigianale su specifiche superfici. In relazione a detta considerazione di tipo formale, i Comuni potrebbero porsi in contrasto con l'interpretazione oggetto della Risoluzione ministeriale, basata sull'aspetto sostanziale. L'ufficio legale Confesercenti Prov.le Barletta Andria Trani è a disposizione per ogni chiarimento in merito a tale delicata questione. 

Avv. Vincenzo Pappolla 

Resp. Ufficio Legale Confesercenti Prov.le B.A.T. 
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LaPrevidenza.it, 27/02/2015

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